I conti della domenica
La corruzione va trattata
come rischio di gestione
ANGELO ROSSI


E così il Ticino si arricchisce di un nuovo scandalo. Nell’Ufficio cantonale delle migrazioni sono stati concessi, da funzionari corrotti, permessi di soggiorno a persone che non ne avevano diritto. Anche se la Svizzera figura tra i primi posti nelle classifiche per mancanza di corruzione, scandali di questo tipo non sono purtroppo rari nelle nostre amministrazioni pubbliche.
Di solito la corruzione si annida nel settore degli appalti. Ma anche gli uffici che concedono permessi o privative sono già stati colpiti da questo morbo. Per il momento si sa poco di preciso sul nuovo caso di corruzione nella nostra amministrazione cantonale; di conseguenza si tende a ricamare. Dapprima si è rilevato che questo caso di corruzione somigliava molto a quello che si era manifestato una decina di anni fa. Come dire: in materia di concessione di permessi di soggiorno i controlli non funzionano da sempre. Poi si è attaccato il direttore del dipartimento responsabile di quell’Ufficio e il suo partito che, in materia di politica migratoria, sembrerebbero essere rei di predicare bene e razzolare male. Infine si è cercato di allargare lo scandalo denunciando sempre nuovi responsabili, dentro e fuori dell’amministrazione. Secondo me, quando si manifestano casi del genere, è necessario non perdere la testa. Che in un determinato ufficio o sezione dell’amministrazione si ripeta un caso di corruzione è deplorabile e indica che su quell’unità amministrativa, più che su altre, pende il rischio della corruttibilità. Per evitare che il caso si ripeta non c’è bisogno di assumere dei Robespierre nell’unità in questione, perché non esiste un test dell’incorruttibilità cui sottoppore  un candidato al momento dell’assunzione.
C’è invece bisogno che il dipartimento cerchi di gestire il rischio che, di sicuro, non andrà diminuendo in futuro, in modo migliore di quanto – suo malgrado – non è stato capace di fare sin qui. Osservo però che quella della gestione del rischio è una questione squisitamente amministrativa, che non ha niente a che fare con l’appartenenza politica dei responsabili del dossier.
Di persone corruttibili ce ne sono in tutti i partiti e per lottare contro la corruzione sono necessarie virtù, come per esempio l’onestà, che non sono monopolio dei membri di uno o dell’altro partito. Bisogna fare posto nella gestione del rischio al parlamento? Secondo me, no. Non vedo perché si debba mettere sotto tutela un consigliere di Stato o l’intero Consiglio di Stato in questo caso. Le inchieste amministrative e quella giudiziaria dovrebbero bastare e per far luce sulla natura e la portata dello scandalo e per pronunciare le condanne che si renderanno necessarie.
26.02.2017


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