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La capigliatura come espressione sociale di un'epoca
Immagini articolo
I capelli sono lo specchio
della nostra personalità
ROSELINA SALEMI


Religioni, potere, magia, rivoluzioni: non manca niente. Dalla moda rasta alle treccine afro, dal punk agli skinhead, dagli hippy al grunge, i capelli sono un segno distintivo, uno specchio della personalità. Basta guardare le acconciature delle popstar, le teste colorate e ribelli, i segni grafici sulle teste dei calciatori. Lo conferma Louise Vercors, riccia naturale che vorrebbe essere liscia, eclettica interprete di usi e costumi in Fuori di Testa! Storia spettinata dell’umanità (Donzelli).
Potremmo partire dalle bibliche trecce di Sansone e il taglio astuto di Dalila. Dallo chignon dei samurai. Dalle assurde parrucche di Maria Antonietta. Le dame del Settecento dormivano sedute, con la testa avvolta in un velo di filo d’argento per evitare che i topi ci passeggiassero sopra… Poi ci sono le discutibili ricette per avere bei capelli:  "Rosolate in un po’ d’olio un piede di levriero, dei noccioli di datteri e uno zoccolo d’asino. Strofinate regolarmente il cuoio capelluto con il composto…".
E non parliamo del pregiudizio per cui il biondo dominava sul castano e sul nero e il rosso era considerato malefico, da strega. Persino Leonardo da Vinci si era esercitato nell’inventare tinture che "imbiondivano" le dame delle corti rinascimentali. Arriveremmo comunque alle creste, al caschetto dei Beatles, alle teste rasate che umiliavano le donne infedeli, i nemici, i prigionieri. "Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli", scriveva Primo Levi deportato ad Auschwitz nel 1944. Eppure sono diventate, in vari momenti della storia, un segno di ribellione. Fu il re d’Inghilterra Carlo I durante la guerra civile (1642-1651) a battezzare con disprezzo i puritani "teste rotonde" perché portavano i capelli corti sopra le orecchie (gli andò male: finì decapitato).
La capigliatura folta è legata da sempre alla posizione sociale, al potere. Al posto delle alte parrucche oggi ci sono extension e trapianti. In politica e nella vita pubblica i calvi piacciono poco... Ovvio che Donald Trump tenga molto al suo elaborato ciuffo. Le pettinature sono inconsciamente simboliche nello star system. La bruna sexy Emily Ratajkowski si è trasformata in dea bionda: ha trovato una nuova se stessa. La popstar Dua Lipa è tornata da poco al suo castano dark, riconciliata con il passato. Charlize Theron, che ha un’immagine da combattente, ha scelto un bob stile Giovanna d’Arco. Coerente con il desiderio di non enfatizzare la sua carica seduttiva, e tutto sommato con la storia che considerava il taglio "alla maschietta" un atto intollerabile di emancipazione femminile. Demi Moore e Jennifer Lopez esibiscono una lunghissima capigliatura adolescenziale: forever young. Irina Shayk, volitiva e indipendente, ha spostato la riga da destra a sinistra dopo l’addio a Bradley Cooper. Messaggio: "Io volto pagina". Le poche donne arrivate al potere spesso scelgono la scriminatura a sinistra (vedi Margaret Thatcher e Hillary Clinton) come fa la maggior parte degli uomini (guardate una foto di Jfk). Quelle che affrontano le sfide con rigore e precisione optano per il center parting. Tre esempi: la dem Alexandra Ocasio Cortez, la possibile vicepresidente Usa, Kamala Harris, e l’irrequieta Meghan Markle che tiene sulle spine Elisabetta, The Queen. Anche lei, con un’acconciatura che sembra scolpita nella pietra, ogni tanto ha un diavolo per capello.
17.10.2020


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