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Reportage 40 anni dopo l'apertura del San Gottardo
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"La galleria autostradale?
Fu un momento di euforia"
ANDREA BERTAGNI


Da una parte chi non era neanche nato, dall’altra chi all’inaugurazione della galleria autostradale non solo c’era. Ma era in prima fila. È un Airolo divisa anche dall’età quella che ricorda la prima auto passata sotto il tunnel, esattamente 40 anni fa. Sì, perché chi ha vissuto gli anni prima del 1980 non si dimentica gli inverni in cui le auto era caricate sul treno al di là del massiccio e scaricate al di qua, dopo il viaggio al buio della galleria. Perché chi era costretto a fermarsi, poi dormiva in paese. "Mentre oggi non c’è più niente - dice Claudio Ardia, 77 anni e nessuna paura di affermare che prima si stava meglio - è aumentato solo il traffico". Ma non solo. "Siamo rimasti tagliati fuori - continua Ardia - per i giovani non c’è più niente, manca lavoro".
Margherita Pedretti nel 1980 non c’era. È nata solo 26 anni fa. E per lei Airolo è un piccolo paradiso. Tagliati in due da una data, il 5 settembre 1980, ma anche da un tunnel gli abitanti di questo paese. Come ha dimostrato anche la votazione sul raddoppio. Che ha spaccato in due la popolazione. "Non abbiamo tanto, ma ci difendiamo", esclama Pedretti, fiera. E come lei Nina Altoni, che di anni ne ha 18. E non si sente emarginata, solo perché abita in alta Leventina. "Però dobbiamo diventare più aperti - precisa - e la gente comincerà a ritornare. Crescere ad Airolo è bello". Anche Elisa Righetti, trentenne che è arrivata da poco dalla valle Vigezzo e fa la farmacista a Faido si trova bene. "I giovani ci sono, ora ha aperto anche una discoteca, l’atmosferma si anima soprattutto il fine settimana".
Alfredo Galeppi, 72enne di Dalpe, quel 5 settembre 1980 se lo ricorda bene. "Ricordo ancora l’odore di cemento fresco di quando sono entrato nella galleria per l’inaugurazione - sottolinea con nostalgia - 40 anni fa abbiamo vissuto un momento di euforia generale, perché il nuovo traforo rappresentava per tutti un’emancipazione". Emancipazione e speranza "perché finalmente il Ticino era collegato alla Svizzera tedesca", esclama Mario Lama, 85enne di Faido, comune capoluogo della Leventina.
Oggi però il traffico e le code che si formano d’estate fanno arrabbiare gli airolesi. "Ma le auto non si possono fermare - afferma Lama - anche noi, qui a Faido, nel nostro piccolo siamo confrontati con i turisti che salgono a Carì". Un via vai non equiparabile a quello che c’è prima dell’autostrada portata a termine sempre negli anni ‘80 in Leventina. Che oggi taglia fuori Faido, risparmiandolo dalle vetture. "Prima invece non si poteva neppure attraversare la strada del paese", annota Ingrid Joray, 68 anni e un negozio affacciato sulla via principale. Tolte le quattroruote anche l’indotto turistico ha subito però una frenata. "Oggi non si ferma più nessuno, soltanto quando ci sono code sull’autostrada", spiega Curzio Fogliani, 58 anni, che come Giona Pedrini, ha un bar in centro paese."Per me è comunque un bene che il tunnel ci sia", precisa Pedrini, 28 anni. Poi, però un turista che cerca il gabinetto senza neppure consumare lo fa arrabbiare. Succede anche ad Airolo. "Ora vogliono solo la toilette", rincara Leila Bossi, 47 anni. Lei, nel 1980 era piccola. Ma in cima alla valle sembrano saperlo tutti, che prima l’economia andava meglio. "La galleria ha portato via il lavoro - è il commento di Gabriella Bonoli - ma anche le ex regie federali ci hanno messo del loro". Forse però non tutto è perduto. "Bisognerebbe che il paese diventasse più attrattivo", indica Mihaela Baiceanu, che di anni ne ha 32. Sì, ma come? Baiceanu scuote la testa. Non lo sa. Ma lo spera. Come chi ha ancora davanti tutta la vita. E non vuole vivere di soli ricordi.
abertagni@caffe.ch
29.08.2020


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