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Le nuove produzioni librarie secondo gli editori ticinesi
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L'"onda apocalittica"
resisterà nei romanzi
ANDREA BERTAGNI


La tendenza letteraria dei prossimi mesi sarà all’insegna della pandemia da coronavirus". Armando Dadò, fondatore delle edizioni di Locarno, che portano il suo nome, spiega: "Il Covid-19 fornirà talmente tanti spunti a romanzieri e saggisti, che non c’è dubbio che leggeremo del virus ancora per parecchi mesi". Anche perché, aggiunge, "non si sa ancora se il nemico è stato sconfitto o se rialzerà la testa".
In un mercato difficile, visto il calo dei lettori, ma anche piccolo e "condizionato" dalle scelte editoriali delle grandi case editrici italiane, è dunque immaginabile, secondo gli editori ticinesi, che l’onda pandemica proseguirà tra le pagine di romanzi e saggi. Così come del resto sta già avvenendo oggi, dove in libreria vanno forte i libri che parlano di virus (vedi articolo a lato).
Fabio Casangrande, titolare delle edizioni omonime di Bellinzona, ha del resto puntato proprio su un romanzo ambientato a Milano durante la pandemia. Pubblicato di recente. "Chiuso nella sua casa di Milano durante l’epidemia, Francesco Cataluccio osserva l’Italia nei mesi di quarantena. Ne nasce un racconto ironico, in cui si mescolano memorie biografiche, cronaca e aneddoti", racconta Casagrande. Anche Dadò ha previsto un libro sulla malattia in Ticino. "Lo stiamo preparando in questi mesi, uscirà in autunno, sarà un saggio. Per i romanzi stiamo invece concludendo la traduzione di un libro di uno scrittore bernese, Lukas Hartmann, che tra l’altro è il marito della presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, La pestilenza. Narra della peste arrivata nella regione di Berna nel 1300". Un romanzo storico, dunque. "Ma che ha molti collegamenti con la pandemia di oggi e quindi propone molte riflessioni, che sembrano d’attualità".
Quasi una letteratura di servizio, quindi. Utile per alleviare e a volte aiutare a superare il dolore della perdita e della malattia. Parole per leggere se stessi. Condividendo l’esperienza di altri. È anche quello che stanno sperimentando sempre le edizioni Casagrande con la forma delle testimonianze, del racconto personale. "Una nicchia che potrebbe prendere sempre più piede - afferma il titolare -. Le storie devono però essere forti e avere un contenuto importante". Storie come quelle pubblicate da Casagrande, con i titoli Felici basta esserlo del municipale di Bellinzona Christian Paglia, "un racconto toccante, non a caso è il best-sellers del momento", e Infanzia rubata, di Sergio Devecchi, la storia di un bambino sottratto alla famiglia.
Gabriele Capelli, editore di Mendrisio, non si fa illusioni. "Catturare i gusti del pubblico non è facile e ci vuole anche fortuna. Tante volte si pubblica e si incrociano le dita". Vero è che i gusti vanno a momenti. "Spillover di David Quammen era per esempio un romanzo sconosciuto - continua Capelli -, mentre oggi grazie al virus è diventato un best-seller". E Capelli osserva: "Noi case editrici ticinesi ci affidiamo alla qualità di un testo e ai nostri gusti personali, non siamo in grado imporre una tendenza al grande pubblico. Lo possono semmai fare i grandi gruppi editoriali".
Gruppi che attraverso potenti strumenti di marketing, secondo Capelli, agiscono come le aziende di abbigliamento. "Che impongono al pubblico come vestirsi, dettano quali devono essere le nuove mode -. Noi siamo come un piccolo negozietto di prodotti bio, mentre loro sono i mega store".
Anche perché i numeri dei titoli pubblicati ogni anno non sono paragonabili. Di fronte alle centinaia di opere pubblicate in Italia da una singola casa editrice, le quantità in Ticino sono decisamente molto più piccole. Perché, spiega Capelli, "io posso scegliere solo tra sei-sette titoli ogni anno".  
an.b.
27.06.2020


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