Due iniziative per limitare l'uso di topi e ratti in laboratorio
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"Cercate alternative
ai test sugli animali"
PATRIZIA GUENZI


Sarebbe una catastrofe per la ricerca", tuona il mondo accademico. "Basta infliggere sofferenze agli animali in laboratorio", replicano gli oppositori alle sperimentazioni su topi e ratti. Intanto, due iniziative, una nazionale e una ginevrina - per questa si voterà il prossimo 24 novembre - mirano a rendere più facili le opposizioni alle sperimentazioni sugli animali e a trovare delle alternative. Il che ha fatto infuriare ricercatori e scienziati.
In realtà la questione non ha ottenuto grande attenzione, né sostegni, a parte quello dei Verdi liberari e i giovani Verdi. Il che aumenta, in qualche modo, la sfiducia dei cittadini nei confronti di un mondo molto lontano, quello della ricerca, che sì, è fondamentale, ma al quale ora si chiede più trasparenza: le persone non hanno praticamente alcuna informazione chiara da parte delle istituzioni che utilizzano gli animali: quanti sono, come vengono trattati, a che scopo?
Vero è che da sempre le università svizzere danno l’impressione di non parlare volentieri di questo tema. Nelle loro comunicazioni non si accenna al numero di animali utilizzati nella ricerca né alle loro reali condizioni di allevamento. Sicuramente tutto è gestito nel migliore dei modi, i protocolli osservati... ma questa poca trasparenza non aiuta a creare un sentimento di fiducia nella popolazione. Per opporsi all’iniziativa ginevrina - lanciata da Luc Fournier, presidente della Lega svizzera contro gli esperimenti sugli animali e per i diritti degli animali (Lscv) - sono scesi in campo il rettore dell’Università di Ginevra (utilizza ogni anno 40mila animali), Yves Flückiger, e il direttore degli ospedali universitari, Bertrand Levrat. Hanno spiegato che gli esperimenti vengono fatti soltanto come ultima ratio, quando non c’è alternativa. E ogni volta si valutano attentamente i due interessi: i progressi per la scienza e il grado di sofferenza inflitto agli animali.
Scettico e critico nei confronti del mondo accademico Luc Fournier, che in passato ha lavorato nella Commissione sulla sperimentazione animale del canton Ginevra. Mette in discussione i dati forniti dall’Ufficio federale di veterinaria (Usav) secondo i quali nel 2017 sono stati utilizzati meno animali in laboratorio rispetto all’anno prima. "Formalmente è corretto - spiega Fournier -, tuttavia si dimentica di dire che gli esperimenti hanno una validità di tre anni, dunque gli animali che non sono stati utilizzati nel 2017, poco più di 15mila, non si può escludere che finiranno in laboratorio il prossimo anno".  Inoltre, aggiunge, "le statistiche federali non sempre sono di facile interpretazione. I numeri, si sa, spesso possono essere presentati in modi differenti. E chi non è più che informato sulla questione ha l’impressione che l’Ufficio di veterinaria davvero faccia gli interessi degli animali".
p.g.
17.11.2019


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