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Replica degli esperti a chi vuol limitare i test sugli animali
"Non sempre esistono
alternative ai topi"
PATRIZIA GUENZI


Certo, la sofferenza degli animali è importante e va evitata a tutti i costi. Ma non bisogna neanche limitare troppo la ricerca. Che resta fondamentale. Così rispondono scienziati e ricercatori di fronte alle richieste di chi chiede di abolire gli animali in laboratorio. E dagli ospedali universitari ginevrini (Hug), sottolineano: "Sempre più spesso oggi nella ricerca si fa appello a meccanismi alternativi - spiega al Caffè Nicolas de Saussure, responsabile delle relazioni pubbliche -. Quindi si lavora sulle cellule o in vitro. Ma in molti casi, come ad esempio nei vaccini non si possono evitare i test su altri organismi animali perché il rischio per la salute dell’uomo sarebbe troppo alto".
In Svizzera nel 2018 sono state registrate 3.481 autorizzazione attive. L’autorizzazione può essere data al massimo per tre anni e annualmente deve essere presentato all’Ufficio federale di veterinaria un rapporto sugli animali impiegati nell’esperimento che nel 2018 ha riguardato 586.643 animali. Nel 2010 l’Ue ha emanato una direttiva sul trattamento degli animali per questioni scientifiche. L’attuazione negli Stati membri dell’Ue varia, così come è diversa anche la definizione di esperimento sugli animali. Nelle statistiche di molti Paesi si considerano solo gli esperimenti sugli animali che infliggono loro dolori, sofferenze o lesioni, li pongono in stato di ansietà o compromettono notevolmente il benessere dell’animale. In Svizzera questi esperimenti sono classificati a un livello di gravità da 1 a 3.
17.11.2019


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