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Al cinema negli Usa per Joker , senza alcun controllo
Immagini articolo
Il clown psicopatico
in sala a Washington
MARIA MICHELA D’ALESSANDRO DA WASHINGTON



C’è un confine sottile tra finzione e realtà, fin troppo facile da oltrepassare persino seduti in una sala cinematografica mangiando pop corn e bevendo Coca Cola, lontano da quell’idea di cinema come evasione dalla vita di tutti i giorni. E lo si capisce subito che quel confine non esiste più quando si è faccia a faccia con Joker, clown psicopatico da sempre nemico del supereroe Batman. Ne è passato di tempo da quando negli anni Quaranta la casa editrice di fumetti DC Comics esordì con il primo numero della serie Batman creando quel personaggio immaginario diventato uno dei più celebri cattivi di sempre. Oggi Joker inquieta ancora di più, a tal punto da tenere qualsiasi spettatore con il fiato sospeso per centoventi minuti, quasi a sospettare che il macabro, inquietante e imprevedibile personaggio di Gotham City possa essere il vicino di poltrona.
Tre sale e una riproduzione all’ora nel giorno del debutto in uno dei cinema più frequentati di Washington, DC. Rilassate le espressioni degli spettatori, per lo più giovani, prima di sedersi sulla poltrona reclinabile, quasi ignari delle scene di violenza che mettono a dura prova anche i fan più accaniti. Meno disteso il clima tra i dipendenti del cinema, attenti a controllare ogni documento di identità ma nessuna borsa o zaino, persino i più voluminosi. "Non vedo l’ora di vederlo", si sente tra la fila, "mi sono sentita a disagio", commenta invece Rachel, 23 anni, mentre esita ad uscire dalla sala. Visibilmente irritata, lascia esprimere un parere anche all’amica Lian, "l’ho trovato tremendo, non pensavo fosse così tanto ansioso". Ed è forse per questo che Joker, vincitore del Leone d’oro all’ultima Mostra internazionale del cinema di Venezia, ha iniziato a far parlare di sé anche fuori dalle sale cinematografiche, allarmando persino l’esercito per possibili assassini di massa durante le proiezioni del film.
Finto allarmismo, inutili paranoie o giuste precauzioni? Nell’America spaventata dalle oltre trecento sparatorie di quest’anno, la storia recente fa ricordare che si può avere terrore anche dell’effetto che un personaggio di fantasia può scaturire. Tornare al 2012 non è poi così insensato davanti alla magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix, più di un clown, non un comune killer e neanche solo uno psicopatico. Chissà a cosa avrà pensato James Holmes, ex dottorando di neuroscienze di San Diego, che nel 2012 fece irruzione in un cinema di Aurora in Colorado, uccidendo dodici spettatori del capitolo conclusivo della trilogia ispirata a Batman. La notizia, mai veramente verificata, che il giovane omicida avesse agito in nome di Joker, fece il giro del mondo marchiando negativamente la reputazione del nuovo film prodotto da Warner Bros.
Nonostante la società americana abbia sottolineato che né il personaggio immaginario Joker, né il film istighino in alcun modo alla violenza nel mondo reale, nel cinema dove avvenne la strage di Aurora, Joker non verrà proiettato, mentre nessuna maschera, trucco o vestito verranno ammessi da una catena di multisale del paese.
06.10.2019


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