Il diario degli incontri sul Cammino di Santiago
Lungo i luoghi storici
raccontati da Goethe
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO


La colonnina dei 100 chilometri da Santiago è lì, circondata da decine di persone in fila per uno scatto o per una sosta solo per convincersi di avercela fatta, quasi fosse già arrivato il traguardo, la meta attesa da chilometri in cammino. Perché l’antitesi del Cammino di Santiago è anche questo, un arrivo per alcuni, un inizio per altri. Nel 2018 su 327.378 pellegrini arrivati a Santiago di Compostela, ben 88.509 hanno intrapreso il cammino da Sarria, comune spagnolo situato nella comunità autonoma della Galizia diventato famoso per essere il primo centro importante a distare poco più di cento chilometri da Santiago.
Centododici per essere precisi, un buon compromesso per quasi un terzo dei pellegrini "giacobei" che per tempo e necessità non possono fare l’intero percorso di 800 chilometri - 32.899 sono quelli partiti da St. Jean Pied de Port, tappa iniziale del Cammino Francese - ma abbastanza per ottenere la Compostela, il documento religioso redatto in latino rilasciato dall’autorità ecclesiastica di Santiago de Compostela. Se nel medioevo il suo valore era molto importante - il pellegrinaggio era una forma legata allo scioglimento di voti o alla penitenza di peccati molto gravi - oggi certifica solamente l’arrivo alla tomba dell’Apostolo San Giacomo. A non essere cambiata è però la prerogativa per ricevere la Compostela: l’autentica pergamena, rilasciata dall’ufficio del pellegrino della città omonima, può infatti essere ritirata solo da chi abbia intrapreso il percorso del Cammino per motivi religiosi e spirituali.
Diverso il certificato di coloro che hanno raggiunto Santiago per soli scopi culturali, sportivi o turistici, che attesta, per iscritto e in lingua spagnola, solo la percorrenza. Affascinante ammirare come ogni pellegrino custodisca la propria Credenziale, equivalente ad un passaporto, rilasciato ed ottenibile nei punti di partenza più frequentati e popolari, dove apporre i timbri e dimostrare di aver camminato almeno 100 chilometri - 200 se si è in bicicletta.
Chiese, negozi, ostelli, locali e luoghi storici incontrati durante il cammino, il sello, così si chiama in spagnolo, diventa parte della quotidianità di un pellegrino, al quale ne vengono richiesti almeno due al giorno proprio per attestare di aver solo camminato. Seppur facile - da Sarria si può arrivare a Santiago dai 5 ai 7 giorni - è come se la magia del cammino sparisse appena superata quella colonnina tanto desiderata: nonostante gli ultimi 100 chilometri si possano iniziare da tutti i Cammini, da quello Portoghese a quello Inglese e del Nord, Sarria continua ad essere da anni il tratto più frequentato, soprattutto da gruppi, costretti a dover prenotare un posto letto in anticipo e abbandonare l’idea di poter camminare da soli per interi chilometri.
C’è persino chi per non rinunciare a fare anche solo l’ultimo tratto, arriva alla città santa di Santiago in aereo per poi raggiungere Sarria in bus e tornare indietro, questa volta a piedi. Maria è una di queste, partita da Roma a Santiago in una fresca sera di luglio e catapultata nell’unico ostello a 10 chilometri da Santiago, proprio dietro l’aeroporto. "È una vita che voglio fare il cammino e tra il lavoro ed altri impegni non sono mai riuscita ad organizzarmi", dice con un sorriso a metà tra la paura e la curiosità di chi di lì a poco inizierà a camminare. "Il Cammino non lo puoi spiegare se non lo fai, se non lo vivi, se non lo soffri e se non lo apprezzi", dice Giuseppe con sicurezza all’ombra della cattedrale.
Sarà che il mantra di Santiago sia diventato "il cammino è la meta", sarà che l’incertezza e la frenesia odierne spingono sempre più persone a ricercare nella natura e nella solitudine la soluzione, a volte di una perdita, di una fine di un’amore o di un licenziamento, altre solo ad alcune domande. "L’Europa è stata fatta andando in pellegrinaggio a Compostela", diceva Goethe più di due secoli fa magari già immaginando che un semplice pellegrinaggio sarebbe diventato un fenomeno di risposta alla globalizzazione o forse solo un modo per essere più felici. Per esserne sicuri bisognerà aspettare la fine dell’estate quando verranno pubblicati i risultati di uno studio dell’Università di Saragozza che per la prima volta sta provando a studiare i benefici del Cammino di Santiago sui pellegrini. Attraverso un questionario online, lo studio del Proyecto Ultreya ha l’obiettivo di svelare se percorrere il Cammino di Santiago renda più felici.
In particolare, quello che la ricerca vuole approfondire è il cambiamento psicologico, sociale e spirituale che scaturisce dalla fatica e dal dolore; questo perché secondo uno dei ricercatori dell’Università spagnola, il cammino è caratterizzato da tre fattori, la solitudine, la solidarietà e il dolore fisico, tre componenti essenziali che sfociano nell’immensa felicità una volta raggiunto il traguardo, persino quello dei 100 chilometri.
18.08.2019


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