Jaron Lanier, un pioniere dell'informatica contro i robot
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"Macchine intelligenti?
In realtà rubano i dati"
ROSELINA SALEMI


L’intelligenza artificiale di cui tanto si parla esiste davvero? Forse no. Jaron Lanier, 59 anni, guru della Silicon Valley, lunghi dreadlock da rasta, suonatore di strani flauti, inventore del termine "realtà virtuale" e del riconoscimento facciale, taglia corto: vi stanno ingannando con algoritmi capaci di processare una gran quantità di dati, ma l’intelligenza è un’altra cosa. "Le società tecnologiche - spiega - raccontano che i robot ci renderanno obsoleti e trasmettono la sensazione che l’essere umano non abbia più valore. Ma l’intelligenza artificiale non è che un modo di raccogliere informazioni e applicarle a un programma. Dati che, appunto, provengono dalle persone. Un esempio? Le traduzioni".
Quanti usano le traduzioni istantanee? Tanti. Tutto è cominciato con l’archivio dell’Onu al quale è stato applicato un algoritmo che trovava frasi e le mescolava per ottenere una nuova traduzione. All’inizio si dava per scontato che sarebbe stato facile: crei un programma, gli dai un dizionario, una grammatica e vai. Invece no. Le lingue sono vive, ogni santo giorno nascono espressioni nuove, cultura popolare, attualità, politica, sport, e non c’è un programma che valga una volta per tutte. Da dove prendiamo i nuovi dati? Le aziende che forniscono traduzioni istantanee on line li devono rubare a decine di milioni di persone ignare del "furto" perché hanno fatto un clic su "acconsento".
Gente che produce sottotitoli, famiglie allargate che parlano lingue diverse. Quello che è successo ai traduttori sta succedendo a musicisti, fotografi, giornalisti. A loro diciamo: non sarai più pagato, il nostro cervello elettronico farà gratis il tuo lavoro. Ma è una bugia! Jaron Lanier individua il peccato uno e trino dell’iper-tecnologia: la menzogna; 1) stiamo mentendo quando sosteniamo che il cervello elettronico sta in piedi per i fatti suoi, e non è vero; 2) stiamo dicendo a certe persone che non valgono niente per esaltare il potere di un’intelligenza che non esiste; 3) pensiamo di avere molte cose gratis invece le stiamo pagando con i nostri dati.  "I nostri dati sono soldi", assicura Lanier, hanno un valore per la politica, per il marketing… "La mia idea, forse scioccante, è che ciascuno debba essere pagato per i dati che fornisce. Se accadesse, guadagneremmo di più nel mondo dei robot. Robot totale uguale occupazione totale…".
Con un ragionamento spiazzante Lanier rovescia il Touring Test, alla base del nostro modo di computer.  "Alan Touring, salutato come uno dei massimi eroi per avere decifrato il codice segreto dei nazisti è stato poi condannato perché gay a una cura farmacologica che l’ha portato al suicidio. In quel periodo ha scritto il test "The Imitation Game". Uomo e macchina rispondevano alle stesse domande. Se non riuscivi a distinguere le risposte del computer da quelle dell’uomo, la tecnologia poteva sostituirlo.
"Quando l’ho letto, ho sentito il grido di dolore di uno che chiedeva: è davvero impossibile riconoscere l‘umanità? Nelle note a piè di pagina il senso è: accetteresti il computer come persona? E allora perché non puoi accettare me? I nazisti hanno fondato la loro ideologia sull’affermazione che gli ebrei fossero non-persone, e voi state decidendo che io non sono una persona". Il computer disumanizza qualcuno che è un vero essere umano... Ecco il Touring test.
"Perciò - aggiunge Jaron Lanier - vi dico: amate le tecnologie, ma evitate di credere che l’intelligenza artificiale esista. Se qualche informatico vuole contraddirmi, mi dimostri che ho torto. Tanto so che vincerò."
18.08.2019


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