La strategia per consolidare e mantenere il Film festival
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Locarno guarda al 2025
per evitare nuovi tagli
LIBERO D'AGOSTINO


A sentire il presidente Marco Solari i prossimi sei anni saranno decisivi per fare di Locarno un Film Festival "too big to fail", troppo grande per fallire, per mantenerlo ai vertici delle rassegne mondiali e liberarsi definitivamente dall’incubo di retrocederlo "ad un appuntamento di nicchia o a semplice open air con finalità turistiche". La deadline è per il 2025. Ossia, un quarto di secolo dopo la grave crisi finanziaria e operativa che nel 2000 aveva portato il Festival sull’orlo della chiusura.
Allora a salvarlo erano stati il governo e il parlamento con un credito quinquennale di 2,5 milioni di franchi. Ma in questi anni il Festival è cresciuto e irrobustito, si è proiettato oltre il cinema con iniziative come "L’immagine e la parola, gli "Eventi letterari" e da ultimo il "Festivallibro". Si è articolato sul territorio cantonale attraverso la collaborazione col Lac di Lugano e l’Università , si è sviluppato meglio su quello locale riorganizzando gli spazi d’intrattenimento per il grande pubblico e proponendone di nuovi per i giovani col Campus creativo di Losone.
Ha rafforzato le sue strutture con la riapertura del vecchio Rex e col nuovo PalaCinema, che ospita anche la Ticino Film Commission e il Conservatorio internazionale di scienze audiovisive, con la sua scuola di specializzazione, che dovrebbe essere il fulcro di quel polo svizzero dell’audiovisivo a cui aspira la Città.  
Anche la sua vocazione originaria, la sua tradizione di Festival di "scoperta" per far conoscere nuovi artisti e allo stesso tempo rivalorizzare le grandi opere del cinema -  nel segno di una "mobilità di spirito e di pensiero", come sottolinea la nuova direttrice Lili Hinstin -, vanta ormai un solido accredito internazionale, che nessuna altra rassegna può almeno per adesso insidiargli. Infine, ha pure i conti in ordine con un bilancio di 13,4 milioni per far girare una macchina che richiede ogni anno una meticolosa messa a punto.
Insomma, il Film Festival è una realtà forse non tanto grande da non poter fallire, ma indubbiamente di tale importanza culturale per il Ticino e per la Svizzera da non poter andare a fondo miseramente. Neanche i suoi critici più malevoli osano pensare ad un Festival ridotto a recinto per cinefili cronici o a cinema all’aperto per turisti in sandali e pinocchietto. E allora? Allora c’è che la rassegna locarnese ha un ulteriore e promettente potenziale di crescita. "Ma ha bisogno d’investire nelle infrastrutture, nel marketing, nella digitalizzazione e nelle attività artistiche", ha ricordato Solari.
Per questo è stato chiesto al Cantone di aumentare di circa mezzo milione il credito annuo. Il parlamento ne discuterà, probabilmente, nella sessione autunnale. Un sì da parte del Gran Consiglio significherebbe anche un segnale d’incoraggiamento per gli sponsor privati, assicurando così alla macchina del Festival quella marcia in più per arrivare senza patemi d’animo al traguardo del 2025.
ldagostino@caffe.ch
11.08.2019


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