L'esperienza di Romano Piazzini per sei anni in mare
'Il viaggio rende migliori
si diventa più tolleranti"
CLEMENTE MAZZETTA


C’è chi il giro del mondo l’ha fatto sul serio. Via mare. Romano Piazzini, 58 anni, ex comandate della polizia cantonale, in barca a vela è partito con la moglie Luana, da Genova, via stretto di Gibilterra, per rientrare nel Mediterraneo dal canale di Suez. Era l’agosto del 2011. Un viaggio lunghissimo, durato sei anni. Dopo 60mila chilometri sono approdati in Sicilia, a Poggio Gallo, nel Ragusano, dove  hanno rimesso a posto un vecchio mulino del 1600, circondato da 10mila metri quadri di ulivi, fichi, mandorli, gelsi, arance, limoni e melograni. Oggi è il loro posto delle fragole.
Cosa spinge una persona ad affrontare un cammino così lungo?
"Tante motivazioni. C’è chi viaggia per conoscere Paesi nuovi, per incontrare e conoscere posti e persone di culture diverse, come è stato il nostro caso. Ma c’è anche chi ama navigare in barca, da solo, per miglia e miglia...".
Il sociologo Galinsky sostiene che chi viaggia diventa più intelligente. La pensa così anche lei?
"Mah... Viaggiando certamente si diventa più aperti verso gli altri, più tolleranti. Il viaggio, se è un vero viaggio, se è uno di quelli che ti striglia, che ti mette alla prova, ti fa apprezzare i valori della vita, ti fa vivere in semplicità, ti fa scartare quello che è superfluo".
In viaggio bisogna adattarsi?
"Certo. Viaggiando si seleziona quello che è importante e quello che non lo è. Nel viaggio non puoi portarti dietro tutto. Devi fare delle scelte. Non si può caricare all’inverosimile la barca. Bisogna portare l’essenziale. E poi ci si trova in mezzo al mare, soli con quello che si è capace di fare. Bisogna far fronte ai problemi con le proprie forze. Situazione da cui si apprende molto".
Alla fine, cosa avete capito?
"Abbiamo avuto la conferma di quello che pensavamo alla partenza. Che lo stile di vita che conducevamo in precedenza era troppo inquadrato in una situazione precostituita. Una vita che ci obbligava dentro i  tipici canoni della realtà consumistica".
La morale della storia dunque?
"Il bello del viaggio è che ti fa prendere le distanze dalla quotidianità, ti obbliga ad osservare la tua vita da tutta un’altra prospettiva. Capisci che ci sono delle alternative. Alla fine il viaggio ti cambia. In profondità".
11.08.2019


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