Le conseguenze e l'eredità della Grande guerra
Vittoria mutilata
con 8 milioni di morti
LUIGI BONANATE


Nessuno sa chi le avesse dato l’epiteto di "grande", ma indubbiamente la Grande guerra - che fa da sfondo ad "Addio alle armi " - fu la prima a essere mondiale e a vedere Paesi combattenti di tre continenti e un numero altrettanto alto (15) di Stati coinvolti (nella seconda guerra mondiale saranno 28 sui 44 allora esistenti). La seconda novità fu di aver causato la morte di 8 milioni di persone; prima di allora, la più cruenta era stata la guerra di secessione americana, con 650.000 morti (nella seconda guerra saranno 50 milioni!). E quando finì, la Grande guerra apparve come l’occasione per la nascita di un mondo nuovo: l’avevano vinta "i nostri"; i grandi imperi, a partire da quello turco, erano o spariti o avevano imboccato la via del declino; nasceva la Società delle Nazioni, prima grande organizzazione universale di pace .
Le grandi guerre hanno grandi conseguenze, sia pure avvolte in mille contraddizioni: nello stesso tempo, la Grande guerra aveva visto sorgere mezzi innovativi e devastanti, dai mezzi semoventi ai gas e all’arma aerea; le industrie avevano raggiunto livelli di produttività (di armi e cannoni) mai visti; la conduzione delle battaglie era cambiata e alla battaglia di movimento era succeduta quella di trincea. Ma d’altra parte, di fronte a tutto ciò, molti pensarono che quella guerra fosse stata troppo odiosa perché qualcuno potesse pensare di farne ancora in futuro e che fosse stata la guerra che avrebbe abolito tutte le guerre...
La Grande guerra non si limitò a lasciare dolore e morte sul campo: prefigurò il momento nascente per la diffusione della democrazia nel mondo (come disse il presidente americano Wilson, si trattava di "rendere il mondo sicuro per la democrazia"), ma nello stesso tempo aprì ampi spazi al revanscismo di chi ritenne essere stata la guerra un vano sforzo e la vittoria conseguita tradita dai troppo scarsi vantaggi ottenuti. Alcuni per aver conseguito soltanto una vittoria "mutilata" o poco remunerativa (come l’Italia), altri per aver dovuto rinunciare ai sogni di dominazione, come la Germania, o una tradizione imperiale, come l’Austria-Ungheria. Si uscì dalla guerra per entrare in quella che fu considerata come "la crisi dei vent’anni" innestata da un’altra importantissima innovazione: l’irruzione delle masse (oceaniche) nella politica, che si spostò dai Parlamenti alle piazze.
Si determinarono così le condizioni di un nuovo insanabile scontro: infatti tra le conseguenze inattese della pace di Versailles, arrivò la rivoluzione sovietica, che modificò la struttura dell’ordine internazionale, dapprima composto esclusivamente da stati borghesi, facendo entrare in campo un’Unione Sovietica rivoluzionaria.
Un’altra novità di immensa portata prese lo spunto dal dopo-guerra: l’apparizione dei movimenti di estrema destra che, a partire dal 1919 e arrivando fino al 1939, conquistano il potere in 17 Paesi europei, che saranno alle origini della seconda guerra mondiale. Quella è anche l’epoca nella quale si paventa l’approssimarsi della "guerra civile mondiale", condotta fra tre parti: democrazie, fascismi, comunismo.
Democrazia e socialismo si schierarono contro il fascismo e affilarono le loro armi: la guerra che le mise alla prova, nel 1939, avrebbe poi detto quali erano le migliori, per fortuna.
11.11.2018


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