Le notizie false in medicina sono presenti da oltre 100 anni
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Sono sempre esistite
le fake news sanitarie
ROBERTA VILLA


Persone con tumori che avrebbero buone od ottime chance di guarire che rinunciano alla chemioterapia e perdono la vita per seguire le teorie del dottor Hamer, curarsi con il bicarbonato o con la dieta vegana; genitori che espongono i figli al rischio di morire di tetano, pertosse o meningite, o alle gravi complicazioni del morbillo, perché credono alla presenza di sostanze pericolose nei vaccini o al fatto che questi possano provocare l’autismo; pazienti colpiti da malattie neurologiche che si mettono nelle mani di ciarlatani sedicenti esperti di cellule staminali, e affrontano costosi, inutili, e talvolta pericolosi, viaggi della speranza per ricevere infusioni di natura non ben determinata.
Le cosiddette "fake news" sono diventate di moda quando se ne è accorta la politica, ma è la salute che rischia di risentirne di più. L’argomento è infatti salito alla ribalta col sospetto che la diffusione di notizie false, soprattutto sui social network, avesse condizionato il referendum per Brexit in Gran Bretagna e le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Dopo questi eventi, l’Oxford Dictionary decise di eleggere "post-truth", "post-verità", come parola dell’anno per il 2016. Ma è davvero un fenomeno nuovo? La diffusione di notizie false a scopo di propaganda politica è antica come il mondo, così come lo sono terapie farlocche spacciate per vere in buona fede o a chiaro scopo di lucro. Fu il successo di ciarlatani che cercavano di arricchirsi vendendo olio di serpente per la cura di tutte le malattie girando con il loro carretto per gli Stati Uniti, per esempio, a indurre il governo americano a fondare nel 1906 quella che sarebbe diventata la Food and Drug Administration, l’agenzia che controlla la sicurezza di farmaci e alimenti.
Dopo più di un secolo ci troviamo ancora a credere al carisma di un singolo medico, che anzi ci sembra più affidabile proprio perché "perseguitato" dalla cosiddetta "medicina ufficiale", oppure ci affidiamo al racconto di un singolo episodio, in cui un miglioramento inatteso o un evento drammatico sono seguiti a un trattamento, per convincerci che tra i due fatti esista un rapporto di causa ed effetto. In Italia, un paio di anni fa, per esempio è scattato l’allarme perché alcuni anziani e malati sono deceduti nei giorni successivi alla vaccinazione antinfluenzale. Ci sono voluti giorni prima che ci si rendesse conto del fatto che, dal punto di vista statistico, si trattava di eventi assolutamente attesi, che potevano essere ugualmente associati all’aver guardato il telegiornale o aver mangiato la pastina, e del tutto indipendenti dalla vaccinazione.
Confondere un’associazione temporale con una causale è solo uno dei possibili errori in cui la nostra mente ci può indurre, quando valutiamo una notizia. Un altro è il bias di conferma: siamo naturalmente programmati a dare maggior credito a qualunque notizia ci rassicuri nelle nostre scelte, abitudini o convinzioni precedenti: le notizie sui possibili rischi di tumore legati al consumo di carni rosse e lavorate sono amplificate dai vegetariani, mentre quelle legate all’alcol saranno sottostimate dai produttori di vino. "Siamo fatti così", come titolava una famosa serie di cartoni animati sul corpo umano. Nemmeno l’informazione e l’alfabetizzazione scientifica della popolazione, la diffusione di conoscenze scientifiche e gli innegabili successi della medicina, enormemente cresciuti negli ultimi decenni, bastano a contrastare teorie false e spesso pericolose che continuano ad arricchire personaggi senza scrupoli e a mettere in pericolo la salute, e talvolta la vita, delle persone. Per proteggersi, bisogna che ognuno impari a capire le trappole mentali in cui rischia di cadere, fidandosi anche un po’ di più del consenso della comunità scientifica, soprattutto quando questo è unanime nel condannare una pratica o una terapia.
11.03.2018


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