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Viaggio del Caffè su treni e bus tra turisti e pendolari
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Da Chiasso a Locarno
l'anarchia della mascherina
ANDREA BERTAGNI


Sembra un valzer svizzero quello della mascherina. Un ballo in quattro tempi che risuona da Locarno a Chiasso, detta il ritmo da Bellinzona a Lugano. Su, giù e di nuovo su. Chi viaggia sui mezzi pubblici, dove è obbligatoria, e chi entra nei negozi, dove da giovedì è consigliata, è come un direttore d’orchestra nel teatro della pandemia. Un artista nell’uso della maschera di protezione. Altro che il Rinascimento! È nel 2020 che la creatività sfoggia i suoi lati migliori...
Sul treno regionale da Locarno a Bellinzona delle 16.03, una coppia di donne sale senza proteggersi il volto. Solo quando il convoglio si mette in marcia decidono di alzare la barriera chirurgica contro il Covid. Nella Svizzera della responsabilità individuale, ognuno fa come gli pare. La ragazza svizzero tedesca che insieme a tre amiche lancia un’occhiata furtiva ogni volta che si abbassa la mascherina, ha lo stesso sguardo dell’uomo che sul treno eurocity Lugano-Chiasso delle 9.30 afferra la Ffp2 da sua moglie. "Guarda che devi metterla", gli dice calma. Lui sta facendo il cruciverba. Non gradisce ma ubbidisce, almeno a lei. "Dovrebbero mettere dei distributori automatici nelle stazioni", dice un ragazzo metallaro al suo amico. Che annuisce.
"Porca vacca!". La donna anziana che cade per salire sul bus delle autolinee mendrisiensi da Chiasso a Mendrisio impreca da terra. La voce metallica che ogni due minuti risuona sull’autobus per richiamare alle regole non è ancora iniziata. "Non ho visto il gradino, porca miseria!". Come darle torto? Imbardati come appestati, è anche la vista, non solo l’olfatto, a subire modificazioni. I conducenti non hanno questi problemi. "Non siamo obbligati a portarla - precisa Morena, autista delle Fart - abbiamo il nastro". Il nastro è quello che nei film della polizia scientifica delimita il perimetro di un omicidio. Sui bus, separa dal virus. "Nelle ore di punta, però la indosso".
Neppure Luca che guida gli Autopostali nel Bellinzonese la mette. Anche se il bus dal quale smonta davanti alla stazione di Bellinzona è di quelli minuscoli che si arrampicano sulle stradine di montagna. "Non siamo noi a far rispettare l’obbligo - chiarisce - ma la polizia". Infatti il controllore del treno Eurocity da Bellinzona a Zurigo non sta guardando il ragazzo senza mascherina che sta salendo proprio davanti a lui, ma il capotreno in attesa del segnale che sono saliti tutti. Sul bus delle Fart una ragazza da far voltare la testa sale in fondo e percorre tutto il veicolo fino in cima mostrando la sua bellezza ai passeggeri che la guardano indecisi se essere o meno favorevoli alla mascherina obbligatoria. Di sicuro, qui da noi non sono ancora un accessorio alla moda. Il 99% è del tipo chirurgica. Un altro fatto certo è che senza non si sale sulle funicolare che da Locarno conduce al santuario della Madonna del Sasso. Dove a indossarla, nonostante il caldo asfissiante e il fastidio che si legge negli occhi dei passeggeri, sono proprio tutti, anche il conducente.
Altrove non è sempre così. Come sulla funicolare Sassellina che unisce la stazione con il centro di Lugano. Dove si passano i tornelli tranquillamente a volto scoperto. Ma anche e soprattutto sui bus. Un’educata signora ne ha fatto a meno sulle autolinee mendrisiensi. "Scendo tra due fermate", la sua giustificazione. "Quest’anno è la prima volta che la uso", ammette un ragazzo, zaino in spalla, che sta andando a Zurigo in treno da Bellinzona. "Io la mettevo quando non era ancora obbligatoria - precisa un utente dell’Autopostale a Bellinzona - il virus non è una cazzata". Però se la stava dimenticando.
Sul treno regionale delle 10.04 da Mendrisio a Lugano, due belle ragazze bionde se ne liberano non appena il convoglio entra in stazione. Un altro ragazzo ce l’ha abbassata e si guarda in giro. "Eppure sono proprio i giovani e gli anziani i più rispettosi - afferma Martina che vende stoffe a Bellinzona - vedo invece più menefreghismo tra i 40-50enni". E però sono proprio i turisti i più rispettosi. "Sui nostri battelli - spiega la bigliettaia della Società navigazione lago Ceresio - la tengono tutti, anche all’esterno". Sul trenino turistico l’obbligo non c’è e nessuno si fa tentare. Dove non è di rigore, insomma prevale sempre la responsabilità individuale, che nella Svizzera fiera delle proprie autonomie locali fa rima con "faccio come mi pare e piace".
abertagni@caffe.ch
08.08.2020


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