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Le manovre per spartirsi i delegati per il nuovo vertice
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Ecco chi favorirà chi
nella corsa del Plrt
CLEMENTE MAZZETTA


Tre candidati in corsa per una poltrona che scotta. Fra suddivisioni geografiche, aree di pensiero, interessi economici e "truppe cammellate" sono iniziate le grandi manovre per spartirsi i delegati per l’elezione del nuovo presidente del Plrt. Il quarto nell’arco di dieci anni.
Dopo averne bruciato tre - Walter Gianora (2010/11), Rocco Cattaneo (2011/17), Bixio Caprara (2017/20) - il Plrt cambia strategia e cerca un presidente "possibilmente" di lungo corso. In grado di resistere ad almeno due legislature. Il tempo necessario per risalire la corrente. E - come dice Fulvio Pelli – "ritornare ad essere il partito di riferimento, chiaro nel suo modello e forte nelle sue personalità guida". Riprendendosi ovviamente il seggio agli Stati, perso nel 2019.
C’è il rappresentante dell’economia e della finanza, Emilio Martinenghi, luganese, espressione dei liberali luganesi. Serio, misurato, competente: politicamente sconosciuto. C’è l’esponente  del settore bancario (area sindacale), come Natalia Ferrara, ex magistrata, determinata, polemista. Forse troppo. Ha il vantaggio d’esser donna, e avere le idee chiare: "Non voglio essere favorita in quanto donna,  voglio che le donne smettano di essere sfavorite", ha detto citando Ruth Baden Gisnburg, giudice della corte suprema americana.
E c’è il rappresentate di un Ticino più politico, come Alessandro Speziali, che guarda al futuro: "I prossimi 20 anni sono un mondo nuovo rispetto al Novecento al quale alcuni continuano a guardare con nostalgia. Ma il mercato del lavoro, la formazione, l’ambiente e la mobilità del XXI secolo sono acque sconosciute". Giovane, eppur legato alla tradizione. Equilibrato, con un aplomb quasi d’altri tempi. Forse per via del cognome non facile da portare in un Plrt che non è più quello dei notabili. Finiti i tempi di Peo Barchi, Pelli, Giovanni Merlini: oggi il Plrt è interclassista più che mai. Pochi  gli avvocati (sei su 24) fra i suoi deputati. Nessuno a livello nazionale: Cattaneo è un imprenditore, Alex Farinelli un economista.
I tre candidati hanno quattro settimane per "convincere" i delegati (850) che a Bellinzona, Covid permettendo, il 22 di novembre eleggeranno il nuovo presidente. Che sarà l’espressione di un Plrt che non vive più grandi tensioni fra liberali e radicali. E che non ha neppure grandi punti di riferimento, se non Pelli e Masoni a Lugano e Gendotti e Merlini nel Sopraceneri. Quattro aree d’influenza che potrebbero indirizzare i consensi. Con il risultato possibile però di annullasi a vicenda. Anche perché i tre candidati, da un punto ideologico sembrano più o meno sulla stessa linea di pensiero. Forse solo un po’ più "puntuta" Ferrara, autrice di un pamphlet sul  "Liberalismo". Donna che non le manda a dire alla Lega e, recentemente, anche a Norman Gobbi e a Fiorenzo Dadò.  
A dividerli la collocazione geografica: quel Sopra e Sotto Ceneri che da dicembre sarà annullato dal tunnel di Alptransit. Ma che oggi fa ancora la differenza. Anche la rappresentanza di "interessi economici", porta a dire che nel Luganese i candidati dovrebbero sostanzialmente suddividersi fra Ferrara e Martinenghi. Cosa che favorirebbe certamente Speziali, se l’elezione avvenisse in una sola tornata. Invece si procederà con due votazioni, escludendo in seconda battuta chi otterrà meno voti. Nel ballottaggio potrà succedere di tutto. Ed è già successo che il nuovo presidente fosse eletto per una manciata di voti. Meno di 10.
cmazzetta@caffe.ch
24.10.2020


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