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L'Mps e le pensioni d'oro dei consiglieri di Stato
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"Macché fine dei privilegi!
I ministri avranno di più"
LIBERO D'AGOSTINO


Altro che fine dei privilegi! Ma quale storico passaggio? Per l’Mps nel rapporto della Commissione della gestione sulla retribuzione e la previdenza professionale dei ministri, ci si è mossi col passo dei gamberi: un passo avanti nella forma, assoggettando finalmente i consiglieri di Stato all’Ipct, l’Istituto di previdenza del  Cantone, e due indietro confermando sostanzialmente onorari e pensioni d’oro. Anzi, a conti fatti, i ministri, attuali e futuri, precisa il Movimento per il socialismo, beneficeranno di un aumento di stipendio di circa 30mila franchi annui.
Con una quindicina di pagine di osservazioni assai critiche, una dozzina di emendamenti (vedi articolo in basso) e  la richiesta di modifica di alcune leggi, il gruppo Mps-Pop-Indipendenti è pronto a dare battaglia in parlamento sul rapporto della Gestione. Un rapporto con cui si vorrebbe chiudere una storia che si trascina dal 1989 e sottoscritto da tutti i partiti, ad eccezione dell’Mps che minaccia anche un referendum contro quella "logica gattopardesca che vuole cambiare tutto per non cambiare niente".
"I consiglieri di Stato eletti nel 2015 e nel 2019, pur consapevoli che avrebbero dovuto passare alla cassa, non solo continueranno a non pagare un centesimo, ma si vedranno addirittura aumentare lo stipendio di 33’252 franchi - sottolinea il gruppo della sinistra radicale -. Contemporaneamente si vedranno pure restituita, con gli interessi, la trattenuta del 9% per un totale di 126’303 franchi" (ndr. si tratta del contributo del 9% sullo stipendio introdotto nel 2015 che i ministri hanno versato in un fondo provvisorio in attesa che il parlamento definisse il nuovo regime previdenziale).  
Inoltre, stando ai  calcoli dell’Mps, nel momento in cui i consiglieri di Stato lasceranno la carica il loro vitalizio aumenterà di 19’951 franchi e continueranno ad incassare "illegalmente" il contributo sostitutivo Avs, che equivale ad una somma annuale di 22’464 franchi. Come se non bastasse, il rapporto della Gestione, si rimprovera nelle osservazioni, fa orecchie da mercante sui famosi riscatti degli anni di pensione, così come sui 700mila franchi versati per l’acquisto della sua abitazione primaria al direttore del dipartimento del Territorio, Claudio Zali, che sino al 2013 da magistrato era affiliato all’Ipct. Un versamento su cui, dietro segnalazione del deputato mps Matteo Pronzini, si è pronunciato anche il Procuratore generale, decidendo un non luogo a procedere. Annotando, tuttavia, delle evidenti lacune nella procedura che regola i prelievi dal fondo previdenziale.
Non se la passeranno certo peggio i futuri ministri. "Potranno infatti contare su uno stipendio lordo lievitato da 244’062  a 277’314 franchi - si legge nelle osservazioni - e su rendite pensionistiche al momento dell’uscita uguali o superiori a quelle attuali".
È dal 2018 che il Movimento per il socialismo con atti parlamentari e segnalazioni alla magistratura, denuncia quelli che ritiene i privilegi pensionistici e i benefit ingiustificati dei ministri. In particolare: il supplemento sostitutivo Avs/Ai di 22’464 in aggiunta al vitalizio, quando lasciano il governo e al raggiungimento dei 65/64 anni, e il riscatto degli anni di contributi al costo di 50mila franchi all’anno, quando sulla base dei reali parametri attuariali dovrebbero costare, sostiene l’Mps, almeno tre volte tanto. Concessioni che, secondo tre autorevoli perizie, non avrebbero nessuna base legale.
17.10.2020


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