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Viaggio negli Usa al tempo delle convention presidenzali
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Il "duo" Biden-Harris
nella campagna "virtuale"
LORETTA NAPOLEONI


Iniziano le Convention dei partiti americani, che tradizionalmente si svolgono ad agosto. Ma quest’anno queste grandi feste elettorali dove si canta e balla sotto una pioggia di palloncini colorati saranno virtuali, i candidati scivolano via davanti ad un video dove chiedono il mandato per realizzarla. Tutti sanno che Joe Biden - che ha appena ottenuto l’investitura dal partito - rende il meglio di se davanti alla folla, che ha bisogno di un comizio vero per esprimersi e quindi è probabile che in futuro appaia meno sicuro, meno presidenziale. In questo contesto il messaggio elettorale, il programma di cui sino a pochi giorni fa non si è quasi sentito parlare, diventa fondamentale. Ed ecco i punti salienti, quelli intorno a quali si giocherà la partita finale.
In campo fiscale Biden vuole abolire le riforme di Trump che de facto hanno abbassato le aliquote per i ricchi, l’idea è di introdurre un tetto del 39,6 per cento (36 per cento al momento) per i redditi più alti e le rendite da capitale per chi guadagna più di 1 milione di dollari l’anno. Vuole anche aumentare le aliquote delle tasse delle imprese dal 21 al 28 per cento (ai tempi di Barak Obama erano il 35 per cento). I proventi fiscali aggiuntivi andrebbero a finanziarie infrastrutture verdi, proposta che però avrà bisogno dell’approvazione del Congresso.
Altro punto di rottura con il presente è la politica economica internazionale. Biden ha sostenuto di voler tornare alle alleanze storiche con la vecchia Europa, e quindi riattivare gli accordi di Parigi sul clima; di rafforzare l’impegno all’interno della Nato; gestire i rapporti con la Cina non singolarmente ma con i tradizionali partner commerciali e resuscitare le relazioni con l’Iran.
La linea è dunque soft, meno abrasiva di quella di Trump, ma non è detto che nel 2020 questa sia la strategia vincente. Molto è cambiato negli ultimi 4 anni, specialmente riguardo ai benefici dell’internazionalismo. Gli americani potrebbero non voler più tornare a far parte di organizzazioni ed iniziative che devono sostenere finanziariamente e di cui non si fidano più. Questo discorso potrebbe valere anche per il ritorno all’interno dell’Ormondiale per la sanità (Oms).
La sfida maggiore che il candidato presidente Joe Biden dovrà affrontare è di certo la pandemia - di cui ha parlato nel suo recente discorso d’investitura - e l’idea di riprendere a cooperare con l’Oms dopo gli insuccessi di quest’anno potrebbe non piacere ad un elettorato fiaccato da un anno di notizie contrastanti riguardo al Covid.
Dulcis in fundo la finanza, sebbene Wall Street sia felice che il candidato democratico non è Elizabeth Warren, sua arci nemica, Biden rappresenta sempre una minaccia. Il programma di "riforme verdi" colpirà duramente il settore energetico tradizionale, già danneggiato dal crollo della domanda; l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie continua ad aleggiare nei circoli democratici. C’è poi il possibile cambio di guardia alla Riserva Federale, la rete di sicurezza dell’intero sistema finanziario.
22.08.2020


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