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Da Les Verts a Die Grüne, un arcipelago politico
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La sfumatura di verde
dalla Germania all'Europa
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Qualcuno lo ha chiamato il paradosso verde. Perché il movimento ambientalista, organizzato in partiti sempre più diffusi, ormai governa ovunque. O quasi. I suoi rappresentanti sono in posti chiave in città e Paesi grazie ad alleanze "flessibili", ora a destra e ora a sinistra. Ma solo in maniera frammentaria sono riusciti ad imporre il proprio programma. Hanno sicuramente contaminato la politica, come è accaduto in Svizzera, dove persino il Plr ha effettuato una brusca svolta ambientalista. E nonostante l’onda verde che sulla spinta di tanti giovani elettori in Europa ha travolto i vecchi apparati e mischiato le carte della politica, la strada da percorrere è ancora lunga. Seppure sia iniziata 40 anni fa.

All’inizio, 40 anni fa, quando sono comparsi in Germania con le loro barbe e i capelli lunghi, erano un gruppetto eterogeneo, e piuttosto litigioso, di pacifisti radicali ed ex rivoluzionari 68ttini, uniti dal tema dell’ambiente, del "Nein, Danke!" al nucleare e da una forte dose di idealismo. Oggi invece i "Verdi", nel frattempo molto più pragmatici, sono una delle forze politiche più diffuse nei Parlamenti e amministrazioni di mezza Europa. In Austria siedono al potere in un governo "turchese-verde" con i conservatori della Övp del premier Sebastian Kurz. Anche in Irlanda i Verdi sono ora al potere in una alleanza di centro-destra con Fianna Fail e Fine Gael.
Mentre in Svezia e Finlandia sostengono delle coalizioni miste di liberali e partiti di centro-sinistra. È vero, in Italia, Spagna o in Grecia, come all’est d’Europa, i Verdi sono poco influenti. Ma alle recenti Municipali in Francia, Les Verts hanno conquistato al volo Marsiglia e Lione, Bordeaux e Grenoble. Una inarrestabile "onda verde" dunque sta attraversando il Vecchio Continente. E i partiti ambientalisti si preparano oggi ad affrontare, oltre ai temi della sostenibilità, anche le sfide economiche dell’era globale, le emergenze del lavoro, delle migrazioni e del coronavirus. Come vediamo nei Grünen tedeschi. "Siamo pronti ad andare al governo - dice fiera Annalena Baerbock - il nostro è un programma che parla a tutta la società". Un po’ quanto aveva detto Regula Rytz dopo le elezioni federali in Svizzera.
Anche Robert Habeck, presidente dei Grünen insieme alla Baerbock, sottolinea come i Verdi, oltre al clima, "siano responsabili per i temi della famiglia e salute, sicurezza e cultura". I tradizionali partiti popolari sono ovunque in tilt, ma con questa offerta a 360 gradi i Grünen sono gli unici in Germania a registrare nuovi iscritti (saliti da 60 agli attuali 100 mila). E soprattutto a viaggiare costanti nei sondaggi sul 20 per cento dei consensi. Al confronto la Spd, dopo anni di "Grosse Koalition" con la Cdu della Merkel, si ritrova sul 16 per cento. Accanto a una Cdu che, per la gestione-Merkel nella crisi del coronavirus, vola ora sul 37 per cento. I Verdi quindi sono ormai il secondo partito in Germania. E il vero quesito delle prossime politiche 2021 sarà solo chi, accanto al vice-cancelliere Habeck o alla combattiva Bearbock, sarà il nuovo cancelliere della Cdu del primo governo ‘nero-verde’ a Berlino.
Nell’era post-Merkel chi sarà il Kanzler migliore in una coalizione "schwarz-grün": il liberale Armin Laschet, il conservatore Friedrich Merz o l’altro candidato della Cdu Norbert Röttgen? Che i Verdi sappiano governare in tutte le costellazioni lo dimostrano - oltre i 7 anni ‘rosso-verdi’ di Joschka Fischer con Gerhard Schröder - gli 11 governi regionali in cui loro oggi siedono in Germania. Il Baden-Württemberg, la regione più ricca ed High-tech del Paese, la controllano dal 2011 con Winfried Kretschmann, riconfermato premier nel 2016 con il 30% dei voti. Nell’Assia, il premier della Cdu Volker Bouffier governa la regione delle banche di Francoforte insieme al verde Tarek Al-Wazir, vice-premier e ministro dell’Economia.
Metropoli poi rette da una giunta "nero-verde" non sono più novità in Germania: Francoforte e Bonn, Colonia o Kiel sono passate più volte per giunte "schwarz-grün". Quale che sia il futuro Kanzler della Cdu, un fatto è sicuro: la Germania del futuro vedrà "il passaggio al 100% a energie rinnovabili", così almeno si legge nel programma dei Verdi. E, dopo la pandemia, "la fine della logica del profitto nei sistemi sanitari". Più sicurezza anche per i disoccupati e per i precari; e più coraggio civile, in Germania ed Europa, contro i rigurgiti del razzismo e le discriminazioni. "Noi Verdi copriamo oggi tutti i temi sociali - sintetizza Habeck- e siamo in grado di pensare insieme l’economia e l’ecologia". Le sfide decisive appunto del 21° secolo.
22.08.2020


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