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Marco Chiesa eletto presidente dell'Udc nazionale
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"Non cambierò linea
per apparire più simpatico"
CLEMENTE MAZZETTA


L’Udc ha giocato il jolly ticinese. E ha vinto. Tutto è andato come previsto. Non c’è stata nessuna sorpresa, nonostante qualche malumore subito rientrato (o ben coperto) di possibili antagonisti. Marco Chiesa, candidato unico, sostenuto dalla direzione dell’Udc, è stato  acclamato ieri, sabato, a Brugg-Windisch (Argovia) presidente del partito nazionale.
La nomina è avvenuta al termine di un’assemblea che si è svolta senza un gran rispetto delle norme anticovid: pochissimi indossavano la mascherina. Tutti i delegati del partito erano assiepati a più non posso attorno a tavoli senza rispettare il distanziamento sociale. Tanto che il presidente uscente Albert Rösti, nel corso del suo discorso, ha commentato: "La cosa peggiore sarebbe se la prossima settimana dovessimo entrare tutti in quarantena". Però ha voluto rivendicare l’azione dell’Udc sul governo per far aprire prima del previsto  i ristoranti e i negozi  e ha ricordato le pressioni del suo partito affinché fosse possibile organizzare  eventi - da ottobre - con più di 1.000 persone.
Molto meno, comunque i delegati - neanche 400 - che hanno acclamato Marco Chiesa  nuovo presidente. "Non cambieremo la nostra linea politica per apparire più simpatici". ha detto il consigliere agli Stati del Ticino in completo blu scuro, cravatta azzurrina, camicia chiara, concludendo con un "Viva la Svizzera", al termine di un breve discorso in tedesco, francese e italiano. Dimostrando da subito semplicità e grande empatia (vedi riquadro). Portando sul palco, dove prima avevano preso posto i due consiglieri federali Guy Parmelin e Ueli Maurer, moglie e figli in quella che per loro si dev’essere rivelata una giornata noiosissima (ma era la festa di papà). Ricevendo, i due ragazzi, alla fine per tutta consolazione un semplice toblerone da parte di Albert Rösti.  
Sul palco assai poco coreografico -  un paio di bandiere svizzere, la sagoma di un fac-simile di Gugliemo Tell e il "brutto" manifesto della campagna dell’Udc contro l’immigrazione di massa (quello dell’uomo seduto sulla Svizzera, con la cintura azzurra e con le stelle che dovrebbe rappresentare l’oppressione europea) - Chiesa è arrivato di corsa  stringendo il vessillo rosso e blu ticinese. Un’entrata allo sprint. La bandiera l’ha poi ceduta al presidente dell’Udc ticinese Pietro Marchesi: lui sì con tanto di mascherina d’ordinanza. Impettito e orgoglioso ha seguito il discorso del suo neo presidente. Il quale, senza troppa emozione, ha dapprima accettato applausi e fiori sorridendo, come se fosse avvezzo da sempre a tutta questa confusione. Quindi, esprimendosi nelle lingue nazionali - e in un buon tedesco a dispetto dei critici -, ha citato i volontari luganesi che nel 1798 si sono ribellati a Napoleone che voleva imporre la repubblica Cisalpina, al grido di "Liberi e svizzeri".
Ha poi rivendicato le idee guida del partito: sui temi storici del partito, dalla lotta all’immigrazione, a quella dei frontalieri, alla politica d'asilo, a quella contro l’Europa, è sulla medesima linea di Christoph Blocher. Più sorridente però. Ed è stato voluto dal partito proprio per questo, per dare  un’immagine simpatica, unificante trasversale, giovanile, rispetto alle regioni linguistiche. Chiesa che ha 45 anni, ha sbaragliato le critiche di quei delegati più scettici sulla sua nomina perché poco noto al grande pubblico d’Oltralpe rispetto ad altri personaggi, come Andreas Garner e Alfred Heer, che fino all’ultimo ha cercato di tenere aperto una porta per la presidenza.
La candidatura di Chiesa non è però stata messa ai voti. All’improvviso è partito un applauso e lui si è ritrovato sul palco. Più facile del previsto. Chiesa ha ovviamente speso precise parole - poche per la verità - per la votazione del 27 settembre invitando a votare sì contro l’immigrazione "origine di tutti i problemi". L’uomo, già definito il "blocheriano sorridente" è chiamato a togliere le castagne da fuoco di un partito uscito malconcio dalle ultime elezioni federali e soprattutto a salvare la faccia dell’Udc in vista della probabile sconfitta del 27 settembre dell’iniziativa "per un’immigrazione moderata". Una votazione dove il Ticino è in controtendenza rispetto agli ultimi sondaggi che danno vincenti il no al 56%.  
Per questo, forse, ha presentato un quadro abbastanza severo del suo Cantone, attribuendo alla libera circolazione la colpa della disoccupazione, della riduzione dei salari dei ticinesi, doppiamente vittime di fronte alla concorrenza straniera. Per la sua nuova funzione, che era una carica onoraria, Chiesa si è dimesso dal suo lavoro, riceverà  un indennizzo forfettario per coprire le spese, ma niente stipendio. Come si dice: Ticines brav soldà.
c.m.
22.08.2020


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