Gli scenari possibili per il voto del Consiglio federale
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La rielezione di Cassis
non è in pericolo
CHANTAL TAUXE


risultati delle elezioni federali di ottobre sono stati i più sorprendenti dall’introduzione del sistema proporzionale da un secolo a questa parte: c’è stata l’onda verde, l’aumento della presenza femminile, il ripiegamento dell’area nazional-populista. Non si può dunque escludere che questo terremoto della politica svizzera, non si replichi l’11 dicembre per l’elezione del Consiglio federale.
È pur vero che l’Udc ha dovuto aspettare a lungo per ottenere il suo secondo seggio in governo. Ma la teoria secondo cui "bisogna confermare la tendenza vincente" ben poco si applica ai Verdi. Perché l’Udc che disponeva da tempo di un seggio, aveva uno strumento d’influenza. La rivendicazione dei Verdi è legittima. Lo scenario più scontato riguarda in prima battuta il Ticino: ed è che il consigliere federale Ignazio Cassis potrebbe non essere rieletto perché un Verde potrebbe prendere il suo posto.
Ma analizziamo in profondità questo scenario per comprendere meglio se davvero può realizzarsi.

Ppd ago della bilancia
Quando un partito parte all’attacco di un seggio in Consiglio federale, deve fare i conti con l’ordine di rielezione. Insomma, è più facile prendersela con l’ultimo eletto. Arrivato nel 2017, il capo del Dipartimento degli affari esteri non è l’ultimo. Se non dovesse essere rieletto dalle Camere federali, i suoi sostenitori potrebbero provare a contrapporlo a Viola Amherd, arrivata l’anno scorso insieme a Karin Keller-Sutter; è difficile immaginare che i liberali radicali se la prendano con la propria consigliera federale. Ciò significa che, per essere sicuro di non essere la vittima della situazione, il partito popolare democratico chiederà garanzie per la rielezione della sua ministra. Prima di partecipare ad un "attacco" contro il Plr, vorrà probabilmente essere rassicurato sul fatto che quando ci sarà la ripartizione dei dipartimenti, Viola Amherd non sarà penalizzata, ossia condannata a restare suo malgrado al Dipartimento della difesa.
Ma ammettiamo pure che il Ppd possa dettare le sue condizioni, ciò significherebbe che l’eletto dei Verdi al posto di Ignazio Cassis si ritroverà a capo degli affari esteri o alla testa dell’esercito. Per influenzare la politica climatica, c’è di meglio come dipartimenti. Meglio sarebbe il Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione, dove regna da più di un anno Simonetta Sommaruga. Ma difficilmente la socialista e il suo partito si faranno da parte per lasciare spazio a un Verde.

Un’alleanza difficile
Affinché il nuovo eletto, o la nuova eletta, possa tradurre in pratica, nelle scelte del Consiglio federale l’onda verde, bisognerebbe piuttosto attribuirgli il Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca. Dunque spostare Guy Parmelin, che certo non brilla, ma che è tuttavia un ministro dell’Udc, il primo partito della Svizzera. Al colpo contro il Plr, si aggiungerebbe quindi anche una crisi più grande con l’Udc, dello stesso genere, rivendicativo e litigioso, che questo partito ha condotto dopo la non rielezione di Christoph Blocher nel 2007.
Questo scenario esplosivo presuppone una sfacciata alleanza tra Verdi, socialisti, Verdi liberali e i Popolari democratici. Tuttavia, i nuovi equilibri scaturiti dalle urne non significano automaticamente che una coalizione possa installarsi e durare.

Un tango melodrammatico
Uscito rinvigorito dalla urne, malgrado qualche battuta d’arresto, il Ppd vorrà giocare il suo ruolo d’arbitro e non farsi mettere in un angolo. La non rielezione di un Plr o il declassamento di un Udc segnerebbero una rottura profonda, con effetti sistemici a livello cantonale e comunale. In breve, per reggere, una coalizione anti-Cassis deve poggiare su componente programmatica e su un certo numero di impegni precisi da prendere nel corso della legislatura. Ciò presuppone, prima dell’11 dicembre, un intenso lavoro di tutti i presidenti di partito e dei relativi capigruppo. Tutto questa bella gente vorrà legarsi le mani per quattro anni? Non che sia impossibile, ma sarebbe davvero insolito. La politica svizzera conoscerebbe un salto "quantico". Ignazio Cassis può allora dormire sonni tranquilli? No, ci sono ancora altri rischi per la sua rielezione. In primo luogo, se si parte dal principio che si deve sempre "tradurre" a dicembre i risultati delle elezioni di ottobre e novembre, allora bisognerebbe farlo ogni volta: la stabilità del governo, che passa per una virtù, subirebbe un sacro colpo.
I candidati alla funzione suprema potrebbero farsi più rari: chi si prenderebbe il rischio di farsi buttar fuori dal governo dopo uno o due anni? Alla fine, le elezioni in Consiglio federale nel corso della legislatura, a poco a poco sparirebbero . Da un valzer lento un po’ ripetitivo, la politica svizzera si trasformerebbe in un tango melodrammatico.

La parentesi ticinese
In secondo luogo, se si vuole davvero tenere conto del peso elettorale dei partiti, allora dovrebbe essere il seggio di Karin Keller-Sutter a essere messo in discussione. Il Plr è in effetti più forte nelle regioni latine che nella Svizzera tedesca. Ma sembra impensabile detronizzare la donna che sembra la più capace di assumersi la leadership all’interno del governo. In terzo luogo, lo sviluppo sostenibile, nel nome del quale si interromperebbe il mandato del Ticinese, comprende il principio di una società inclusiva che non maltratta le minoranze in nome della diversità culturale. La questione latina, così importante nel 2017, non può essere cancellata. Certo, sotto la cupola federale, Ignazio Cassis delude: la sua politica estera è in contrasto con la tradizione umanitaria della Svizzera, la ripartenza della politica europea è finita in un nulla di fatto. Ma la sua esclusione dopo due anni invierebbe ai ticinesi un messaggio scandaloso: non contate niente, la vostra presenza al più alto livello politico è stata solo una parentesi.
Chi vorrà prendersi davvero questo rischio?
17.11.2019


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