Le dinamiche di un sorprendente risultato elettorale
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Giovani elettrici ticinesi
dietro la svolta a Berna
NENAD STOJANOVIC, PASCAL SCIARINI *


e elezioni federali del 20 ottobre scorso sono state una sorpresa sotto molti punti di vista. Alla vigilia del voto abbiamo già notato che mai prima c’erano così tante liste, così tanti candidati, e fra questi così tante donne e così tanti giovani (vedi il Caffè del 13 ottobre). Ma anche dopo il 20 ottobre, una volta pubblicati i risultati definitivi, si è subito capito (come spiega lo studio più ampio sulle dinamiche elettorali pubblicato sul sito del caffè) che le elezioni 2019 erano davvero da record: mai prima c’è stata una tale crescita dei partiti "verdi", mai prima tre dei quattro partiti di governo (Ps, Plr e Ppd) avevano ottenuto una così bassa percentuale di consensi (da quando si vota con il sistema proporzionale, ossia dal 1919). E mai prima si è verificata una tale progressione delle donne elette in Consiglio nazionale (più 10 punti percentuali rispetto al 2015, dal 32 al 42%).
Ma un altro dato ha sorpreso molti osservatori, e in negativo: il calo della partecipazione. L’affluenza è infatti scesa di 3,4 punti percentuali, attestandosi al 45,1%. È il terzo tasso più basso della storia. Questo calo si è verificato dappertutto tranne in Appenzello Interno. È stato moderato in alcuni cantoni (come Berna, Neuchâtel, Vaud, Zugo), ma abbastanza forte in altri (come Friburgo, Ginevra, San Gallo, Vallese, Ticino) e fortissimo in Uri e nel Giura (meno 11 punti percentuali rispetto al 2015). Tuttavia bisogna sottolineare che rispetto alla media nazionale il Ticino non ne esce così male.
Con un tasso del 49,8%, gli aventi diritto di voto ticinesi hanno risposto assai meglio alla chiamata alle urne rispetto alle concittadine e i concittadini ginevrini (38,2%), neocastellani (40,2%), sangallesi (41,9%), grigionesi (42,9%) o zurighesi (44,4%). Solo in Obvaldo, Nidvaldo, Vallese e Zugo i tassi di partecipazione erano maggiori, superando la soglia del 50%.
Un altro dato interessante riguarda la partecipazione dei giovani e delle donne. Purtroppo solo pochi cantoni rilevano i dati precisi per sesso e età: Neuchâtel, Ginevra, San Gallo (solo alcuni comuni), Zurigo (solo la città di Zurigo). Anche il Ticino, tramite l’Ufficio di statistica (Ustat), raccoglie tali dati per una cinquantina di comuni. Per le elezioni federali 2019 si tratta di dati provenienti da 53 comuni, fra cui Bellinzona, Biasca, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio.
Ebbene, analizzando questi dati nonché quelli delle due elezioni precedenti possiamo constatare che nel 2011 e nel 2015 i giovani ticinesi di sesso maschile hanno partecipato di più rispetto alle giovani donne. A Ginevra e a Neuchâtel invece si osserva una sostanziale parità, sempre nell’elettorato giovanile, nel 2011 ma non più a partire dal 2015. Per quanto riguarda le elezioni federali di quest’anno, per la prima volta osserviamo anche in Ticino una differenza sostanziale dei tassi di partecipazione nella fascia di età di 18-19 anni: 42,8% dalle donne e 39,3% dagli uomini. Per le classi di età superiori (dai 20 ai 46 anni), invece, i maschi ticinesi hanno partecipato più o meno nelle stesse percentuali come le giovani donne (vedi grafico). Qui si nota una differenza rispetto a Ginevra e Neuchâtel. A Ginevra, nel 2019, il tasso di partecipazione delle donne, se messo in relazione a quello degli uomini, era superiore di 5,5 punti tra i 18-19enni, di 3,6 punti tra i 20 e i 24 anni e di 2,4 punti tra i 25 e i 29 anni. Un’evoluzione simile si osserva nel cantone di Neuchâtel: più 6,9 punti fra i 18-19enni e più 3,6 punti nella fascia tra i 20 e i 24 anni.
Ma queste cifre vanno contestualizzate. Se ci focalizziamo solo sulle giovani donne e se facciamo il paragone fra i cantoni, constatiamo che le giovani ticinesi hanno partecipato molto di più rispetto alle loro coetanee degli altri cantoni. In effetti, nella fascia di età fra i 18 e i 24 anni l’affluenza delle donne era del 27,6% a Ginevra, del 31,0% a Neuchâtel, del 31,8% nella città di San Gallo e del 36,3% in Ticino. (In Ticino questo dato comprende anche le 25enni, ma il quadro globale non cambia.)
Le manifestazioni in favore del clima e lo sciopero delle donne del 14 giugno hanno probabilmente contribuito alla mobilitazione delle giovani elettrici. Tuttavia, il fatto che una differenza di genere era già osservabile nel 2015 a Ginevra e Neuchâtel, per la fascia di età di 18-19 anni, suggerisce che la maggiore affluenza delle giovani donne fa parte di un’evoluzione più ampia e probabilmente più duratura. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è data dalle differenze nei livelli di formazione. Le statistiche mostrano infatti che ci sono ormai più donne che maschi in possesso di un diploma di scuola superiore o di una laurea universitaria. E sappiamo che, in generale, le persone con questo tipo di formazione si interessano maggiormente alla politica e di conseguenza partecipano con maggiore frequenza nelle elezioni e le votazioni.
E come spiegare invece il divario di partecipazione fra i giovani ticinesi (sia donne che uomini) rispetto ai giovani degli altri cantoni? Una chiave di lettura riguarda certamente la socializzazione politica e in particolare il fatto che in Ticino, più che negli altri cantoni, nelle famiglie tradizionalmente legate ai partiti storici (Plr, Ppd, Ps) la "fede politica" si trasmette da una generazione all’altra. Oggi sempre di meno, è vero, ma il fenomeno è tuttora presente. I giovani di queste famiglie sono spesso sotto pressione per votare come i genitori e, soprattutto, per votare invece di astenersi! Questo tipo di pressione è meno presente negli altri cantoni che abbiamo analizzato.
Ci sono però anche altre ipotesi possibili. Un’analisi di Mauro Stanga dell’Ustat pubblicata nel 2017 e relativa alle elezioni cantonali del 2015, avanza diverse ipotesi che potrebbero spiegare le differenze circa il tasso di partecipazione (la sua analisi si limita ai comuni ticinesi, ma a nostro avviso le relative ipotesi possono essere estese ad altri cantoni). Fra queste Stanga sottolinea il numero e l’ubicazione dei seggi elettorali, la gratuità del voto per corrispondenza ammessa in alcuni comuni ma non in altri, ma anche l’adozione di progetti e iniziative volti a incentivare la partecipazione politica.
Per esempio, la sua analisi dimostra che il progetto "easyvote" – destinato soprattutto ai giovani fra i 18 e i 25 anni –, nei comuni ticinesi nei quali è stato adottato, è riuscito a diminuire il divario di partecipazione che tradizionalmente separa i giovani (che partecipano di meno) dai meno giovani (che partecipano di più).
* Docenti di scienze politiche,  Università di Ginevra
17.11.2019


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