3/L'economia dei partiti - il Plrt ipnotizzato dal populismo
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Scivoloni primanostristi
dei liberali radicali
LIBERO D'AGOSTINO


Sui banchi parlamentari del Plrt è nato l’Albo degli artigiani, che il ministro leghista Claudio Zali ha, poi, imbullonato in un regolamento iperprotezionista. Dai deputati liberali radicali sono arrivati anche "l’appoggio sofferto", nelle parole del presidente Bixio Caprara, alla tassa sui posteggi che ha fatto insorgere a furor di ricorsi le imprese, e il sì alla nuova legge per l’innovazione economica che, in una visione primanostrista, limita addirittura l’aiuto del Cantone solo alle aziende che impiegano quote di manodopera residente. Scivoloni che danno poco lustro ad un partito che si richiama ai valori del liberalismo e da cui il mondo economico si aspettava ben altro.
Se non un’opposizione dura, dal Plrt si aspettava quanto meno una doverosa resistenza alle chiusure identitarie, al "clima di ostilità" verso le imprese e alla sventagliata di misure che hanno manomesso la libertà imprenditoriale.
Certo, il ministro plrt delle Finanze Christian Vitta ce l’ha messa tutta per tenere aperto il dialogo con con gli imprenditori. Girando come una madonna pellegrina le imprese del cantone e costruendo con tenacia una strategia attenta a sostenere la crescita economica e, allo stesso tempo, a correggere talune distorsioni del mercato del lavoro. Un impegno che il suo partito non è però riuscito a capitalizzare. Così come non è riuscito a valorizzare politicamente il dinamismo di un sistema produttivo che in pochi anni, e tra mille difficoltà, ha creato decine di migliaia di nuovi impieghi, riportato i principali indicatori congiunturali nella media nazionale e alimentato un poderoso gettito fiscale, indispensabile per finanziare quel 60% di spesa pubblica destinata alla formazione, alla sanità e agli aiuti sociali.
C’era quanto basta e avanza per ridare fiducia ad un Paese fiaccato e intimidito dal demone del primanostrismo. Il Plrt è rimasto, invece, per troppo tempo ipnotizzato dalla narrazione populista, di destra e di sinistra, di un mercato del lavoro selvaggio, di un’economia e di un territorio sfregiati dai "capannanoni" e da un capitalismo da rapina. Ma la disillusione elettorale del 7 aprile è, forse, servita a qualcosa. Oggi a preoccupare Il presidente Caprara sono "il conservatorismo e l’ostruzionismo di alcuni gruppi politici che pensano di poter affrontare le sfide del futuro guardando nello specchietto retrovisore, negando quello spirito riformatore e innovatore che ha fatto grande la Svizzera".
Spirito più che mai necessario in una legislatura cruciale per la crescita del Ticino. In gioco ci sono: gli sgravi fiscali per consentire alle aziende di lavorare, come ha ricordato Vitta," in condizioni comparabili e concorrenziali con quelle degli altri cantoni"; la sburocratizzazione delle procedure per i permessi di lavoro e di costruzione che penalizzano le imprese; l’implementazione della nuova rete di telefonia mobile 5G che farà da volano alla digitalizzazione dell’economia; una gestione innovativa e più efficace del traffico con l’analisi dei dati e non con tasse e divieti; la revisione della legge  sulla pianificazione del territorio e la definizione dei poli di sviluppo che, secondo le associazioni imprenditoriali, "rischia di sconfinare in un’economia pianificata".

ldagostino@caffe.ch
(3 - continua)
30.06.2019


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