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Il capo della Casa Bianca convince metà degli americani
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I primi 100 giorni di Biden
da presidente degli Usa
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Si fa dai tempi di Franklin D. Roosevelt, il cui ritratto Joe Biden ha fatto appendere al posto d’onore, sopra il caminetto dell’Ufficio Ovale: da quando nel 1933 il presidente del New Deal si impegnò nel vasto piano di misure contro la Grande Depressione, i primi 100 giorni servono a capire la direzione che il neo-capo della Casa Bianca vuole imprimere al suo mandato. Biden, che ha ereditato da Donald Trump un Paese a pezzi, ha puntato fin dall’inizio in tre direzioni: lotta senza quartiere al Covid, rilancio dell’economia attraverso le infrastrutture e un ritorno al multilateralismo dopo le politiche dell’ "America First" di Trump a partire dal rientro degli Stati Uniti, deciso con un colpo di penna, nell’accordo di Parigi sul clima e nel Who.
I primi cento giorni di un presidente iperattivo: Biden si presenta venerdì all’appuntamento con il 52% degli americani che approvano le sue politiche ma un indice di gradimento inferiore ai predecessori tranne Trump: un potenziale campanello d’allarme. Se le scelte di governo sono state finora, almeno nelle ambizioni, bipartisan, Biden, eletto come uomo del centro, si è rivelato meno moderato e piu’ interventista del previsto e l’opposizione rema contro di lui a priori in un Paese in cui la stragrande maggioranza dei repubblicani crede ancora nella "bufala" dell’elezione "rubata". Un esempio per tutti: Biden allenta l’uso delle mascherine all’aperto per le persone completamente immunizzate, ma negli States (con 230 milioni di dosi già somministrate) l’offerta batte ormai domanda per la resistenza del popolo trumpiano tra cui il rifiuto dell’iniezione salvavita, condito da campagne di disinformazione sul web, prende il sapore di una sfida al nuovo corso.
Contrastate anche le azioni su armi e polizia: diminuite durante il lockdown, le stragi sono aumentate nuovamente con 163 casi da gennaio a al 26 aprile, ma le misure di controllo proposte da Biden per contenerle non sono decollate a Capitol Hill, mentre continuano le tensioni razziali e il presidente ha cominciato a usare i poteri del Dipartimento di Giustizia per indagare i commissariati su sistematiche violazioni dei diritti civili.
L’immigrazione era un’altro nodo all’inizio della presidenza: Biden ha revocato subito le misure più severe di Trump fermando la costruzione del muro al confine con Messico e revocando il bando all’ingresso dei visitatori dai paesi musulmani, ma è entrato in crisi nel gestire l’aumento degli immigrati dal Centro America che vede coinvolte decine di migliaia di famiglie e minori non accompagnati. La politica estera, infine: Biden si è dimostrato inaspettatamente duro verso Russia, Cina e Iran. Ha imposto sanzioni a Mosca definendo Vladimir Putin un "assassino" e mantenuto le misure contro l’Iran rifiutando di revocarle per indurre Teheran a rientrare nel negoziato nucleare. Ha mantenuto anche i dazi imposti da Trump contro la Cina, aumentando la pressione sul trattamento degli uiguri e gli attivisti democratici a Hong Kong.
Tanta carne al fuoco, dunque, per un trimestre che i politologi americani amano definire la "luna di miele" tra il presidente e l’elettorato e che vede dalla parte di Biden il controllo sul Senato grazie al voto decisivo della sua numero due Kamala Harris. Biden è tornato così a premere sull’acceleratore con un nuovo ambizioso piano da 1.800 miliardi di dollari, l’American Families Plan che fa seguito all’American Families Rescue anti-Covid, da investire in istruzione, asilo nido, sanità e welfare.
A sostenere la spesa attraverso una stretta fiscale sarà l’1% degli americani nelle cui mani è concentrata la maggior parte della ricchezza. La scure dunque potrebbe abbattersi su super-manager, investitori e multinazionali, e la battaglia sulle tasse sarà dura anche in vista delle elezioni di midterm del 2022: sono praticamente alle porte e il Gop sta affilando i coltelli per riprendere il controllo a Capitol Hill.
01.05.2021


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