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Polemiche dopo la strage di migranti nel Mediterraneo
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"Hanno supplicato un aiuto
prima di morire tra le onde"
R. C.


Chi è arrivato in quello specchio di mare, al largo delle coste della Libia, ha detto d’aver navigato tra i cadaveri. L’ultima strage di migranti nel Mediterraneo, oltre cento morti, ha riacceso polemiche, rimpalli di responsabilità e accuse. Chi doveva soccorrere quelle persone? Secondo le organizzazioni umanitarie e Sea-Watch International le autorità europee "hanno negato il soccorso". Per l’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’Onu, gli Stati si sono "rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone che hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero del Mediterraneo". Diversa la versione della Guardia costiera italiana, che invece ha sostenuto - come riporta l’agenzia Ansa - i mercantili più vicini all’area dove navigavano alcuni gommoni con 130 persone a bordo (tra cui sette donne, una incinta) e di aver inoltre avvertito le autorità libiche, che dovevano per convenzione internazionale intervenire.
L’allarme è stato lanciato mercoledì mattina dall’associazione di assistenza ai migranti Alarm Phone, che ha spiegato che quanto accaduto "non è stato affatto un incidente". Un grande gommone partito dal porto di Al-Khoms, nella Libia settentrionale, era in forte difficoltà a causa delle condizioni meteo. L’Sos è stato rilanciato all’Italia, alla Libia, alle autorità marittime di Malta e alle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo.
Sette ore dopo il primo disperato appello dal barcone è stato lanciato un nuovo messaggio di aiuto ed è stato comunicato di aver visto un aereo di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Dunque si sapeva dove fosse il gommone. Ma le autorità libiche, pur sollecitate, avrebbero detto di non poter intervenire per le cattive condizioni del mare. Le operazioni di ricerca sono proseguite, tre mercantili sono arrivati vicino alla zona dove era scattato l’allarme. Infine la nave Oceaon Viking ha individuato il gommone, completamente distrutto e alcuni cadaveri che ancora galleggiavano perché avevano un salvagente. Il portavoce della marina libica, Massoud Abdelsamad, ha negato che la Guardia Costiera non abbia fatto tutto il possibile per salvare le vite dei migranti. "È falso", ha detto.
L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ieri, sabato, hanno ribadito "il loro appello alla comunità internazionale affinché vengano prese misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare. Queste misure includono la riattivazione delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, uno stop al ritorno in porti non sicuri e la creazione di un meccanismo di sbarco che sia sicuro e prevedibile".
Intanto mentre avveniva la tragedia il ministro dell’Interno italiano Luciana Lamorgese e la ministra degli Esteri della Libia Najla Al Mangoush discutevano sulle strategie per contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.
24.04.2021


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