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Nel giorno dell'Indipendenza Trump sceglie di provocare
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Gli Stati Uniti festeggiano
tra pandemia e divisioni
R.C.


Non poteva esserci momento peggiore per commemorare la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 4 luglio 1776. Ieri, sabato, gli americani si sono svegliati con la notizia di un nuovo record di contagi da coronavirus, 57.683 casi in un solo giorno. Buone nuove non sono arrivate nemmeno dall’economia, dove le prospettive restano a tinte fosche. Mentre nelle strade continuano a imperversare le proteste a tratti violente del movimento Black Lives Matter.
Il presidente usa, Donald Trump, avrebbe un altro motivo per il quale preoccuparsi, visto che a quattro mesi dalle elezioni praticamente tutti i sondaggi lo danno per sconfitto nella sfida con il democratico Joe Biden. Ma, come da sua abitudine, anche in occasione della Festa dell’Indipendenza il presidente statunitense ha preferito continuare il suo show autocelebrativo invece di guardare in faccia la realtà.
I festeggiamenti sono iniziati già alla vigilia, venerdì, con un agguerrito discorso dal monte Rushmore. "Stiamo assistendo a una impietosa campagna per cancellare la storia, diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri figli - ha tuonato Trump davanti alla folla -. Vogliono farci tacere, ma noi non staremo in silenzio. Non ci lasceremo intimidire e opprimere da gente cattiva".
Trump ha scelto un luogo altamente simbolico come il monte Rushmore, dove sono scolpite le facce dei presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, nel tentativo di ricreare l’entusiasmo che ha accompagnato la sua campagna presidenziale nel 2016. Per cercare di recuperare il ritardo su Biden vuole sedurre il proprio elettorato con immagini spettacolari e patriottiche. "Usa, Usa!" ha ripetutamente esclamato, senza lesinare critiche al "fascismo dell’ultra sinistra" che vuole "rovesciare la rivoluzione americana". In risposta all’abbattimento delle statue Trump ha inoltre annunciato la creazione di "un giardino nazionale di eroi americani, un parco all’aperto con le statue degli americani più grandi della storia".
Il discorso parrebbe essere stato gradito dalle migliaia di persone che vi hanno assistito, senza mascherina e senza alcun rispetto delle distanze sociali. Più incerto invece è l’effetto della spavalderia di Trump sul grande pubblico, su quei cittadini sempre più inquieti per una pandemia che non sembra affatto voler mollare la presa. Ancora una volta il presidente si è comportato come se l’attuale crisi fosse solo una nuvola di passaggio, come se fosse sufficiente ignorarla per farla sparire. Una tesi sempre più difficile da sostenere.
Non solo. Con il suo show al monte Rushmore il presidente è riuscito a far arrabbiare anche i nativi americani, scesi in strada per protestare contro la scelta di organizzare l’evento su quelle che ritengono essere delle "terre rubate". E infine, ciliegina sulla torta, Trump è stato bersagliato anche dalle critiche degli ambientalisti, allarmati dall’uso di fuochi d’artificio in una zona ad alto rischio di incendi.
Ma questa è la strategia di Trump. Invece di cercare di costruire ponti tra le varie realtà degli Stati Uniti, il presidente preferisce compattare la propria base elettorale attraverso lo spettacolo e la provocazione. Ha già funzionato una volta e non è da escludere che possa funzionare di nuovo.
04.07.2020


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