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La Germania trascina i Paesi che hanno bisogno di soldi
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Il segno della Merkel
sul piano anticrisi europeo
LORENZO ROBUSTELLI DA BRUXELLES


La Commissione europea punta in alto, pensa al futuro dell’Unione. Altri Paesi no, sono sulla difensiva di posizioni nazionali, guardano all’oggi più che al domani. In estrema sintesi è questo il dibattito in corso nell’Unione europea in queste settimane, concentrato sul piano NextGenerationEu che potrebbe valere 750 miliardi da spendere per far fronte alla crisi economica, ma anche sociale, causata dalla pandemia di Covid-19.
Dal punto di vista dei conti si tratta sulla proposta della Commissione von der Leyen di stanziare 500 miliardi in aiuti a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti da dividere tra gli Stati Membri con condizioni molto leggere, da garantire con un debito comune garantito dalla tripla A della stessa Commissione e, ancor di più, dalla richiesta dell’esecutivo dell’Ue di avere maggiori "risorse proprie" cioè una fiscalità pagata direttamente all’Unione europea, con la quale ripagare il prestiti trovati sul mercato.
Le novità per i Ventisette sono due: lo sforzo comune per salvare un’economia integrata come poche, più di quanto molti governi pensassero all’inizio della crisi, e l’idea che l’Unione inizi ad avere dei soldi davvero "suoi", che non debba, ogni sette anni (tale è la durata del bilancio comune) andare dagli Stati a chiedere i contributi dai quali dipende per il suo funzionamento.
I fronti principali sono due: quello degli "ambiziosi" e quello dei "frugali", più altre articolazioni, in particolare quelle dell’Europa dell’Est. Nel primo gruppo ci sono Italia, Francia, Spagna, Portogallo e altri, nel secondo Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria. La Germania non si dichiara ufficialmente ma è in questa fase sostanzialmente schierata con gli "ambiziosi" (di Berlino e Parigi è la proposta base sulla quale la Commissione ha costruito la sua), anche se preferisce non dichiararsi troppo perché ha qualche interesse condiviso son i "frugali" e perché dal primo luglio avrà la presidenza di turno semestrale dell’Unione, posizione nella quale dovrà essere in grado di mediare per portare a termine questo difficile negoziato.
Venerdì 19 si è svolto un primo Consiglio europeo su questo tema e, come ampiamente previsto, non si è arrivati a nulla, anche perché era un incontro virtuale, e, spiegano a Bruxelles, "senza potersi incontrare nei corridoi non si possono stipulare accordi così delicati".  E dunque è stato deciso di convocare una nuova riunione a metà luglio, perché, come ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel "dobbiamo chiudere prima della pausa estiva". Nel frattempo "continueremo a discutere, ora inizia il negoziato", ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, anche lui teso a "decidere il prima possibile".
I "frugali" vorrebbero che i fondi fossero più contenuti, e che, forse soprattutto, si impongano regole strette per potervi accedere, in particolare con impegni forti per le riforme strutturali nei Paesi che, come ha detto von der Leyen, "hanno vissuto peggio la crisi perché poco resilienti". Gli ambiziosi dicono invece che l’Unione è una situazione integrata, che la solidarietà non è solo una necessità morale ma anche economica nella difesa del Mercato unico, e che le riforme certo le faranno, ne hanno bisogno anche loro, ma non vogliono che qualcuno le scelga per loro.
Sarà una battaglia intensa e difficile, nella quale le scelte che farà la Germania potranno essere decisive.
20.06.2020


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