Da Bagdad a Hong Kong insurrezioni contro i governi
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La dura protesta
infiamma le piazze
R.C.


A Bagdad
Più di cento morti in Iraq, Moqtada Sadr chiede le dimissioni del governo

Si aggrava il bilancio delle vittime in Iraq, dove sono in corso manifestazioni di protesta per le pessime condizioni di vita: almeno 100 i morti. Una situazione esplosiva che ha portato Moqtada Sadr, leader politico religioso sciita, a chiedere le dimissioni del governo presieduto da Adel Abdel Mahdi: "Per evitare ulteriori spargimenti di sangue iracheno, il governo deve dimettersi e le elezioni anticipate devono essere tenute sotto la supervisione delle Nazioni Unite".
Disordini e violenze sono scoppiate in tutto il centro e il sud del Paese, abitato in prevalenza da sciiti. Dall’inizio delle dimostrazioni, dal primo ottobre a Baghdad e nelle province meridionali, più di 2.500 persone sono rimaste ferite.
La più importante autorità religiosa sciita, il Grand Ayatollah Ali Sistani, ha sostenuto le richieste dei manifestanti e ha  a invitato il governo a scegliere la strada delle riforme politiche e non la repressione violenta. Il governo ha cercato di fermare la rivolta che si sta propagando rapidamente, promettendo una serie di riforme economiche. Il primo ministro sciita Adel Abdul Mahdi, originario di Nassirya, ha detto in tv di "non avere la bacchetta magica".
Il parlamento intende riunirsi al più presto per discutere le "misure urgenti", fra cui il taglio del 5% dei salari dei funzionari statali  a favore dei disoccupati. Promessi anche  "25mila posti di lavoro a chi ha un diploma universitario". Le proteste di piazza che hanno portato a un numero impressionante di morti e feriti sono state causate dalla povertà e dall’indignazione per la corruzione della leadership politica.  Le cause delle rivolte sarebbero sostanziamente economiche e sociali.
A due anni dalla sconfitta dell’Isis, l’iraq è in pessime condizioni sotto ogni punto di vista. Secondo il responsabile della preghiera del venerdì, l’ayatollah Mohammad Emami Kashani, però dietro ai recenti scontri, "ci sarebbero gli Stati Uniti e Israele".


A Hong Kong
Ancora violenze e scontri per le strade della città, Carrie Lam ora ha paura

Dopo aver devastato venerdì notte le stazioni della metropolitana e sfasciato le vetrine di negozi filo cinesi in diversi punti della città, il 5 ottobre un migliaio di persone ha occupato le strade di Hong Kong, pacificamente, ma fuorilegge. Tutti  dotati di mascherine sul volto che la governatrice Carrie Lam ha dichiarato illegali. Ferma, dunque, anche la condanna verso i manifestanti. "La popolazione ha paura - ha dichiarato Lam -, le azioni estreme dei rivoltosi hanno dato vita a  una notte molto buia per Hong Kong e semi-paralizzato la società. Tutti sono molto preoccupati e anche spaventati. Ci sono state violenze estremamente dure in tutti i distretti di Hong Kong. Le azioni estreme compiute dai rivoltosi mascherati sono state scioccanti".
Al grido "combattere per la libertà! Hong Kong resiste!" migliaia di cittadini hanno invaso, venerdì scorso, i punti strategici della City: colletti bianchi, studenti, insegnanti, lavoratori comuni, professionisti in camicia e cravatta. È stata tutta la popolazione a scendere in piazza per chiedere più diritti democratici e meno vincoli dalla Cina.
Al tramonto, sono iniziate le azioni violente vere e proprie. I più agguerriti hanno montato e incendiato barricate per battersi con gli agenti, lasciandosi dietro una scia di vandalismi mentre gli agenti lanciavano lacrimogeni. Verso mezzanotte un poliziotto in borghese è stato identificato dai alcuni ragazzi mentre passava in auto. È stato bloccato, trascinato fuori e picchiato. Poi, gli hanno lanciato contro una bottiglia molotov. Poco dopo si è saputo di un ragazzo di 14 anni colpito a una gamba dal proiettile di un poliziotto. Per tutta la notte i ribelli hanno colpito i simboli del potere economico cinese in città, dalle agenzie della Bank of China ai negozi di catene commerciali riconducibili a Pechino. E ancora roghi alle fermate della metropolitana, orgoglio della città.


A Parigi
Ecologisti e gilet gialli francesi bloccano centro commerciale

Centinaia di manifestanti ecologisti, ai quali si sono aggiunti alcuni gilet gialli, hanno invaso pacificamente il 5 ottobre il centro commerciale Italie2, a Parigi, impedendo l’ingresso dei clienti. L’operazione aveva l’obiettivo, secondo i manifestanti, di bloccare un simbolo del capitalismo. Con gli ecologisti, ad occupare boutique e ristoranti, 130 in tutto i locali colpiti, diversi gilet gialli, fra i quali uno dei leader del movimento, Jerome Rodrigues.
Gli attivisti parigini hanno anche sventolato un cartello. "Distruggiamo insieme ciò che ci distrugge" e hanno usato aragoste gonfiabili per bloccare le porte. Non è la prima volta che gilet gialli e attivisti per il clima si uniscono. Era già successo per la marcia del clima del 20 settembre.
06.10.2019


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