Nomi e schieramenti pronti dopo la partenza del premier
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Tutte le incertezze
per il dopo "Therexit"
ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA


È una poltrona che scotta quella che attende il prossimo leader dei conservatori britannici. Anzi, per certi versi "maledetta", visto che è già costata negli ultimi tre anni, sempre per colpa della Brexit, la carriera a due premier, David Cameron prima, e poi ora Theresa May, che ha annunciato la sua uscita di scena per favorire un divorzio consensuale dall’Ue anche se la situazione è ancora in alto mare e rischia di naufragare nell'inquietante scenario finale del ‘no deal’. In un clima di incertezza massima per il Regno Unito si fa un gran parlare dei possibili successori della signora May sebbene nessuno brilli particolarmente per carisma e doti politiche. Secondo i bookmakers il favorito sarebbe Michael Gove, attuale ministro dell’Ambiente. Un tempo considerato il politico delle buone maniere ha però pagato in termini di credibilità la sua ultima performance in una sfida interna al partito di governo.
Nel 2016 fu accusato di "tradimento", quando decise a sorpresa di candidarsi alla leadership Tory, affondando il compagno di Brexit, Boris Johnson, altro grande pretendente al "trono" della May. Nato a Edimburgo 51 anni fa, Gove è stato adottato e cresciuto da una famiglia di ferventi laburisti ad Aberdeen dove ha trascorso la sua adolescenza. La laurea in letteratura inglese all'università di Oxford gli ha fatto guadagnare una qualche fama di intellettuale. Tante le cose in comune con Boris, oltre al sostegno indefesso per i Brexiters, anche gli studi a Oxford e la carriera giornalistica: Gove ha lavorato all'Aberdeen Press & Journal e al Times, poi, appena 25enne, è arrivato alla Bbc cominciando a occuparsi di politica e del partito conservatore. Nel 2016 per lui andò male e non venne scelto come leader dei Tories, ora ci potrebbe riprovare. Ma questa volta Johnson non sembra disposto a cedere il passo. L'ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra, che di recente ha anche dato un taglio alla sua celebre zazzera bionda, è in cima alle classifiche di popolarità da tempo, ma la sua eventuale candidatura sarebbe penalizzata dalle troppo frequenti gaffe e uscite "politically incorrect". Sogna di ripercorrere le gesta del suo idolo, Winston Churchill. Per anni ha "studiato" da premier, con i suoi libri, articoli, e interventi. A 54 anni è giunto per lui il tempo di provare se ha le capacità di un vero leader. Fra i possibili contendenti c'è anche l'ex ministro per la Brexit, Dominic Raab (45 anni). Si è già dato da fare per avviare una sorta di organizzazione elettorale. In corsa ci sarebbe il successore di Johnson al ministero degli Esteri, Jeremy Hunt (52 anni), dagli osservatori inquadrato come il candidato dell'establishment conservatore. Ex remainer, dopo il referendum si è avvicinato all'ala brexiter del partito perdendo però i consensi di quella moderata. Fra i più favorevoli all’Ue c’è invece il vicepremier di fatto, David Lidington (62 anni), che potrebbe sfruttare la sua esperienza passata di ministro per gli Affari Europei nel difficile dialogo con Bruxelles. Tra gli altri outsider spiccano poi il ministro degli Interni Sajid Javid (49 anni), figlio di immigrati diventato prima banchiere e poi politico di successo, e il ministro della Sanità, il giovane Matt Hancock (40 anni). Difficile rivedere nuovamente una donna al n.10 di Downing Street subito dopo la May, come Andrea Leadsom (55 anni), ministra dei Rapporti con il Parlamento o Amber Rudd (55 anni), ministra del Lavoro. Nomi a parte, è molto probabile che alla fine venga scelto un euroscettico di ferro.
31.03.2019


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