Ancora tensioni sulle strategie politiche per la Brexit
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May salva il governo
ma resta lo scoglio Ue


I primi segnali arrivati da Bruxelles non sono affatto incoraggianti. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea attraverso un piano "light", che dovrà concretizzarsi necessariamente entro il termine ultimo del 29 marzo 2019, sembra in salita. Il faticoso compromesso, raggiunto dopo una lunga riunione venerdì notte in casa di Theresa May, ha salvato il governo e il premier, ha allontanato la crisi - come hanno notato alcuni notisti politici sui giornali inglesi - ma ora deve passare al severo esame dell’Europa.
E già il capo negoziatore europeo, Michel Barnier, ha ribadito che non verrà accettata una proposta che metta in pericolo il mercato unico europeo. Un modo per dire che non verranno prese in considerazione soluzioni pasticciate, non in linea con le attuali normative. Dunque, nessuna eccezione. Neppure per Londra. Quello di Barnier secondo diversi giornali inglesi sembra quasi un ultimatum. "Nei negoziati restano aperte ancora troppe domande e ci sono poche risposte", ha spiegato Barnier. Dunque la "mission impossible" di Theresa May continua.
Dopo i colloqui a Chequers, la residenza di campagna della May, il gabinetto dei ministri ha concordato "posizione collettiva per il futuro dei nostri negoziati" sulla Brexit. Secondo la Bbc si tratta appunto di un piano soft, come era nelle intenzioni del primo ministro. In pratica la proposta punta a creare un’area di libero scambio fra Regno Unito e l’Unione europea. Un’area governata da un regolamento comune per i beni industriali e i prodotti agricoli. Un accordo "alla canadese", come è stato definito. May ha detto che il piano "andrà bene per il Regno Unito e fa bene all’Unione europea".
Ma fra i "tories" non tutti sono soddisfatti, anche se il partito sta con May. Jacob Rees-Mogg ha detto alla Bbc che quanto è emerso al summit di Chequers, potrebbe essere ancora peggio che lasciare l’Ue senza un accordo. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha subito sostenuto di non essere convinto dell’accordo raggiunto tra i ministri.
A oltre due anni dal referendum, il governo inglese e i principali partiti sono ancora divisi fra sostenitori di una uscita "soft" e i fautori di una rottura "hard". E così il mondo dell’economia. Giorni fa in una intervista al Financial Times, Ralf Speth, numero uno di Jaguar Land Rover, ha affermato che una eventuale Brexit versione "hard" costringerebbe il più grande produttore di auto del Regno Unito a lasciare il Paese.
08.07.2018


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