Le elezioni presidenziali ridisegnano i rapporti con gli Usa
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Dietro il muro di Trump
il Messico va a sinistra


Non è soltanto una semplice elezione presidenziale, è molto di più. Perché il risultato delle urne, dove contestualmente si eleggerà anche il parlamento, ridisegnerà non soltanto il Messico, ma il suo modello economico e i suoi rapporti con un vicino ingombrante come gli Stati Uniti, con i suoi dazi firmati da Donald Trump e l’idea di costruire un muro lungo il confine. Comunque andrà a finire un pezzetto dell’ordine mondiale cambierà.
Ed ecco perché gli occhi degli osservatori internazionali oggi, domenica, sono puntati sul Paese latinoamericano, 127 milioni di abitanti, dove si sfidano il leader della sinistra Andres Manuel Lopez Obrador, noto come Amlo, 64 anni, e il più giovane Ricardo Anaya Cortés, 39 anni, di centrodestra. Obrador, a capo del partito di sinistra Morena (il movimento di rigenerazione nazionale)  ha già tentato due volte la scalata ai vertici del Paese, inutilmente.
Stavolta, secondo i sondaggi pubblicati dai quotidiani, avrebbe venti punti percentuali di vantaggio. Sarà probabilmente lui a doversela vedere con Trump e i suoi dazi che potrebbero costare, secondo i primi calcoli, oltre 45 miliardi di dollari. Il Messico, chiunque vincerà, dovrà tuttavia rivedere la sua posizione, abbandonando la sinergia con gli Usa, e probabilmente dire addio alle filiere, alle collaborazioni bilaterali. Quelle collaborazioni costruite da una parte da aziende americane, compresi i fabbricanti di automobili, che possiedono capitali e tecnologia, e dall’altra da società piccole e medie che invece forniscono logistica e manodopera a basso costo per assemblare i prodotti. È l’economia cresciuta attorno alle maquiladoras, oltre 6.000 piccole fabbriche che impiegano 2,3 milioni di persone, e che sono state l’ossatura del successo messicano. Il nuovo presidente dovrà poi tenere conto di un altro problema delicato: la riscrittura del Nafta, l’accordo di libero scambio commerciale tra il Paese latinoamericano, l’America e il Canada.
In questo scenario dovrà srotolarsi la politica di Amlo, se verrà eletto. Il leader della sinistra messicana ha promesso politiche sociali più spinte, sistemi per redistribuire la ricchezza del Paese dove l’1% della popolazione possiede un terzo dei capitali totali e dove il 40% vive in condizioni di povertà. Nessuno ha ancora capito come potrà essere implementato nelle attuali condizioni del Messico questo programma. Inoltre, il pessimo stato di salute della democrazia messicana è dimostrato anche dai 112 morti ammazzati tra i candidati al Congresso federale  durante la campagna elettorale.
Poi c’è il problema dei migranti. Di quei centinaia, migliaia di messicani che fuggono verso l’America alla ricerca di un futuro. Ma Trump, come detto, ha più volte minacciato di bloccare i flussi costruendo un muro.
01.07.2018


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