Ecco cosa cambierà se la cancelliera non fosse rieletta
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Europa senza Merkel?
Meno rigidità sulla crisi
STEFANO VASTANO, DA BERLINO


Quel che la cancelleria Angela Merkel vorrebbe fare, dal 24 settembre 2017 sino al 2021, per gli 82 milioni di tedeschi e per l’Europa in crisi, sta scritto in 72 pagine intitolate "Per una Germania in cui viviamo bene e volentieri". Entro al 2025, leggiamo nel programma della Cdu, in Germania vi sarà "Vollbeschäftigung", la piena occupazione. Già nei prossimi quattro anni aumenterà intanto il "Kindergeld", le sovvenzioni familiari e le famiglie verseranno meno tasse. Per la sicurezza interna lo Stato assumerà altri 15mila poliziotti incrementando, sino al 2 per cento del Pil, le spese per la difesa. Per Martin Schulz, presidente della Spd e rivale della Merkel, questo della Kanzlerin "è un programma poco serio, ingiusto, senza idee per il futuro". Sarà.
Di fatto, a una settimana dal voto, i sondaggi vedono la Spd stagnare tra il 20 e il 23 per cento dei consensi. La Cdu della Merkel stabile attorno al 36%; i liberali della Fdp al 10 e i Verdi sull‘8 per cento. Mentre la destra radicale di AfD veleggia al 10 per cento, sino a diventare il terzo partito in Germania. Tutte previsioni però sono basate su quel 60 per cento dell’elettorato che già sa per chi votare; mentre un buon 15 per cento si dichiara ancora ’indeciso‘, e il 25 non sa neanche se alla fine andrà a votare.
E se le politiche in Germania, già date dagli analisti per scontate o noiose, rivelassero una grande sorpresa e, per ipotesi, finissero in un tete-à-tete fra Merkel e Schulz o, grazie al popolo degli indecisi, in un’incredibile vittoria di Martin Schulz? "È tempo di più giustizia": questo il titolo del programma con cui il 62enne socialdemocratico promette, in 88 pagine, di cambiare nei prossimi quattro anni sia il volto (sociale ed economico) della Germania che i suoi rapporti con l’Europa. Scatenando un’offensiva di investimenti - nell’ordine dei 30 miliardi di euro - in infrastrutture, in particolare scuole ed università, ma anche in ospedali e nella rete di comunicazioni.
Sul mercato del lavoro poi lotta senza frontiere ai "rapporti di lavoro precari e ai jobs sottopagati", sostituiti da più contratti a tempo indeterminato e da tariffe più eque come Schulz ripete ad ogni comizio. Dopo Willy Brandt, Helmut Schmidt e Gerhard Schröder lui sarebbe il quarto Kanzler della Spd. Ma il primo che giura di rinnovare - "e nei miei primi 50 giorni in cancelleria", dice - l’aggrovigliata struttura federale delle scuole e, dagli asili alle università, di investire di più nelle scuole che in Germania non richiederanno più alcuna tassa di iscrizione. Anche nei rapporti con la struttura schricchiolante della Ue l’ex-presidente del Parlamento europeo delinea nuovi impulsi rispetto alla Merkel. Per prima cosa "la Germania deve dimostrarsi più solidale con l’Europa", e quindi disposta, insiste Schulz, a investire di più in Europa. D’altra parte, un Kanzler Schulz minaccia anche sanzioni per quei Paesi che fanno muro sui migranti e non accolgono le loro quote di profughi.
Con un nuovo governo della Spd a Berlino poi è sicuro "che la crescita economica non porterà", leggiamo nel programma di Schulz, a spese maggiori in armamenti, come vogliono Merkel e Trump". O meglio: per ogni singolo euro speso in armi e in Difesa, una Germania governata da Martin Schulz aumenterà parallelamente di 1,50 euro i suoi investimenti in aiuti e progetti umanitari (che già quest’anno fanno 8,5 miliardi nel budget della Repubblica Federale). Idee balzane queste che Schulz vuole realizzare nei prossimi 4 anni? "Dato il calo demografico - risponde l’economista Henrik Enderlein - l’offensiva-investimenti di Schulz promette un nuovo inizio per la Germania e per le ricadute burocratiche del federalismo ".
Innovazioni che Schulz potrebbe realizzare anche se, il 24 settembre, non sarà lui il nuovo Kanzler. Sulla scorta di una prestazione elettorale accettabile della Spd infatti, Schulz potrebbe puntare in una riedizione della ’Grosse Koalition’ al ministero più ambito di Berlino, alle Finanze. E, almeno in parte, rendere da qui al 2021 più giusto il Paese della Kanzlerin Merkel.
17.09.2017


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