function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};

Amani Ballour
Immagini articolo
"Non ho mai smesso
di credere in Dio"
FEDERICO BASTIANI


Amani Ballour a soli 34 anni è diventata forse il personaggio siriano più importante degli ultimi anni. È una pediatra che ha vissuto una storia personale incredibile raccontata magistralmente nel documentario candidato all’Oscar, The Cave. Fra il 2012 ed il 2018, quando aveva solo venticinque anni, Amani dirigeva l’ospedale sotterraneo nel Ghouta orientale durante la guerra civile in Siria. Mentre su tutti i giornali del mondo venivano riportate le notizie dei profughi siriani, Amani svolgeva il suo difficile lavoro nell’ospedale sotto i bombardamenti del regime di Assad. Quando Feras Fayyad, il regista del documentario, le ha proposto l’idea di documentare il suo lavoro lei ha risposto con un secco no. "Ero molto impegnata ed era pericolosissimo, rischiavamo la vita ogni giorno. Poi ho cambiato idea, ho pensato che il documentario potesse essere un modo per far vedere al mondo quello che stava accadendo in Siria".
Così è stato. Il documentario è stato un successo internazionale, nel gennaio di quest’anno Amani è stata invitata a Strasburgo per ritirare il Premio Roul Wallenberg dal Consiglio D’Europa. Le riprese del documentario sono durate quasi due anni. Difficile guardare The Cave tutto d’un fiato, le immagini sono forti, le situazioni angoscianti. Colpisce la forza e la determinazione di Amani nel fronteggiare situazioni disperate ma anche le difficoltà che ha incontrato nel farsi rispettare come donna. "La mia famiglia non voleva farmi studiare, mio padre voleva che mi sposassi come le mie due sorelle maggiori. Mia sorella si è sposata a tredici anni. Io invece volevo fare l’ingegnere. Quando mio padre si rese conto del mio potenziale a scuola, accettò che diventassi dottoressa anche perché i dottori hanno un buon ruolo nella società, solo per quello mi appoggiò". Essere una donna e medico nelle zone rurali siriane dove è cresciuta Amani, è ancora oggi una rarità. Oltre al danno la beffa. Non solo le condizioni difficili in cui doveva operare ma anche i pazienti che si rifiutavano di farsi curare in un ospedale dove una donna impartiva ordini a personale medico maschile. Parliamo con Amani un pomeriggio di luglio, la sua voce trasmette tristezza, la sua vita rimarrà segnata per sempre da quell’inferno. "Ho un ricordo vivido nella mia mente, era il 2013, quella notte ci fu un attacco del regime con il gas sarin. In una notte furono uccise 1400 persone, la maggior parte donne e bambini, è stato orribile, non posso nemmeno descrivere, ho visto per terra migliaia di corpi morti, non sapevamo dove metterli, ho visto bambini accumulati come macerie, non posso nemmeno descrivere quello che ho visto", sospira. In quei cinque anni vissuti sottoterra, tutti uguali, cercando di sopravvivere, Amani ricorda i pochi momenti di felicità durante il suo compleanno, quel giorno i suoi colleghi cercavano di strapparle un sorriso. Oggi l’attenzione mediatica è sul Covid e meno sulla politica estera. Assad ha ripreso il controllo della Siria eccetto la zona liberata di Aleppo, dove vivono milioni di profughi. "Sono molto preoccupata. In quei campi è arrivato il Covid-19 e lì non c’è acqua potabile, cibo, il distanziamento sociale è impossibile. L’Italia ha avuto difficoltà a fronteggiare l’epidemia, immaginatevi cosa potrebbe succedere in Siria."
Quando il regime di Assad ha chiuso l’ospedale, Amani si è rifugiata in Turchia. È stata invitata a parlare a molte conferenze e durante il lockdown è rimasta bloccata in Germania, dove risiede da sei mesi. La Ballour è consapevole di essere diventata il simbolo del cambiamento per molte donne siriane ed anche a distanza, continua ad adoperarsi per il suo Paese. Ha costituito la fondazione Al Amal (che vuol dire speranza in arabo, ndr) per supportare il women empowerment nelle zone di guerra.
"Nonostante quello che ho vissuto continuo a credere in Dio, non ho mai perso la mia fede e so che un giorno arriverà la giustizia divina".
17.04.2021


LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La Cina un Paese-partito
frenato dai suoi leader
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
"Le navi delle ong
attirano i barconi"
Guido Olimpio
Guido Olimpio
La tranquilla città
del killer fantasma
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
I movimenti verdi europei
colorano la sbiadita politica
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Un viaggio tra i popoli
sull'idea del nuovo inizio
Luca Mercalli
Luca Mercalli
La protesta dei giovani
dalla piazza vada nelle urne
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Si pensi anche ai costi
causati da altre limitazioni

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

50 anni fa
moriva
Jim Morrison

Tigre:
allarme Onu
sulla carestia

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00