function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};

Golshifteh Farahani
Immagini articolo
"Amo quel tipo di cinema
che segna la mia anima"
ROSELINA SALEMI


Golshifteh Farahani, "la Liz Taylor iraniana", 38 anni e 36 film, è un mix di meravigliose contraddizioni. Il suo nome, in farsi, significa "fiore pazzo in amore" e, assicura, "mi corrisponde perfettamente". Adora Marlene Dietrich "per il suo mistero" e Marilyn "per la sua leggerezza". Crede nell’amore assoluto ma ha già due ex mariti: il produttore Amin Mahdavi e l’australiano Christos Dorje Walker, maestro di meditazione. Non è supersocial ma ha nove milioni e mezzo di follower su Instagram. Ha accettato una serie televisiva "ma forse nemmeno la guardo". Netflix l’ha voluta nel cast di Tyler Rake (Extraction), film d’azione girato tra India e Nepal con Chris Hemsworth. Così può dire di aver lavorato con tutti i sex symbol hollywoodiani, da Leonardo Di Caprio, in Nessuna verità, a Johnny Depp, in Pirati dei caraibi - La vendetta di Salazar. Però le piacciono le produzioni indipendenti "fatte con passione, sudore, sforzo e meno soldi". Come Un divano a Tunisi, di Manele Labadi, commedia dolceamara ambientata nella Tunisia post-primavera araba (premio del pubblico alle Giornate degli Autori al Festival di Venezia 2019, uscito da poco). Colonna sonora: "Io sono quel che sono" di Mina.
Bellissima, qualche filo bianco tra i capelli portato con noncuranza, completamente struccata, in pace con Louis Garrel (si sono amati, lasciati e rimasti amici), Golshifteh Farahani continua a ricordare le famose foto a seno nudo (una campagna contro gli abusi sulle donne) che nel 2012 l’hanno resa "non gradita" in patria. Continua a vivere da nomade. "La mia casa non è da nessuna parte. La mia casa sono io. La Francia è il mio paese di adozione, ma vivo tra Spagna e Portogallo. È stata dura integrarmi in questa cultura immensa, imparare i nomi dei formaggi, dei vini, delle regioni, ma ho un passaporto francese e lo considero una fortuna. Sono ripartita da zero. L’esilio è stato la cosa peggiore e la migliore che mi sia capitata. Il dolore della partenza, terribile, mi ha permesso di volare, di essere libera. Talvolta da qualcosa di brutto viene fuori qualcosa di buono: nell’esistenza ci sono yin e yang. La mia casa non sta nemmeno nella valigia che mi porto dietro. Sta dentro di me, ha radici sotto il mio ombelico, nel mio petto".
È fiera delle sue origini: "Le donne in Iran e dintorni, sono le più forti di tutte, capaci di vivere il presente, Allegre, indipendenti, fuori dagli schemi. Se potessi, tornerei nel mio paese per rivedere i paesaggi straordinari e le piccole cose, per sentire ancora l’odore delle stagioni, i sapori, addirittura l’inquinamento di Teheran. La mia forza sta tutta nella capacità di sopravvivere lontano. È difficile spiegare la sensazione di non appartenere più a nessuno e a niente". Lei però appartiene al cinema... "Sì, a quello che mi lascia qualcosa nell’anima. Piattaforme digitali, film indipendenti, o ad alto budget, non importa. Quanto a Hollywood, beh, mi interessano più i super umani dei super eroi. A Los Angeles (ci ho vissuto tre anni) mi sentivo soffocare, l’American Dream è soffocante" (e fa il gesto di chi non riesce a respirare). Preferisco l’Europa, amo la cultura, il cibo, la gente".
Per girare il film di Manele Labadi (lei è Selma, una psicoterapeuta che si trasferisce da Parigi a Tunisi, ecco il perché del divano) è andata davvero lì, dove sono cominciate tutte le primavere arabe. "La gente ora dice che si stava meglio prima. Soffre sul piano materiale, ma a livello spirituale, forse, è più sana...".
10.04.2021


LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La Cina un Paese-partito
frenato dai suoi leader
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
"Le navi delle ong
attirano i barconi"
Guido Olimpio
Guido Olimpio
La tranquilla città
del killer fantasma
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
I movimenti verdi europei
colorano la sbiadita politica
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Un viaggio tra i popoli
sull'idea del nuovo inizio
Luca Mercalli
Luca Mercalli
La protesta dei giovani
dalla piazza vada nelle urne
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Si pensi anche ai costi
causati da altre limitazioni

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

50 anni fa
moriva
Jim Morrison

Tigre:
allarme Onu
sulla carestia

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00