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Laura Prescott
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'Il mio cuore e i pensieri
cambiati grazie alle parole'
ROSELINA SALEMI


a prima volta che ha letto Il dottor Zivago di Boris Pasternak era al liceo, ma da allora la bionda Lara Prescott, 37 anni, un passato a Washington D.C. come autrice di discorsi, ora sposata e sistemata a Austin, Texas, con un marito femminista, l’ha riletto ogni due anni. "Ed era sempre un’esperienza diversa. Mi ha accompagnato tutta la vita - racconta al Caffè -. Avevo già un destino nel nome, scelto da mia madre, da sempre una fan del romanzo e del film del ‘65 con Omar Sharif e Julie Christie. Sono cresciuta in mezzo ai libri… Ma la scintilla che mi ha spinto a scrivere Non siamo mai stati qui (DeA Planeta ndr.) è scattata quando mio padre mi ha parlato dei 29 documenti, tra circolari e rapporti sulla missione segreta Zivago, de-secretati dalla Cia nel 2014".
Da lì si capisce come il romanzo di Pasternak sia stato considerato uno strumento di propaganda e quanta paura facesse quella che apparentemente era soltanto una storia di un amore capace di resistere alla rivoluzione, alla malattia, alla morte. Giangiacomo Feltrinelli è stato coraggioso a pubblicarlo in Italia in anteprima mondiale nel 1957. Non ha ceduto alle pressioni dell’Unione Sovietica che voleva fermare la stampa".
Nel libro, che ha infastidito Anna, pronipote di Pasternak e ha fruttato alla Prescott un anticipo di due milioni di dollari, c’è tutto: passione, poesia, spionaggio, politica, ipocrisie, invidie (Pasternak venne obbligato a rifiutare il Nobel) e un pizzico di giallo. "Ho cercato i segreti, ho scavato per quattro anni nelle pieghe di un capolavoro che è stato più forte della censura, in tempi in cui la letteratura era considerata un’arma, un modo per cambiare il mondo  (ma io lo credo ancora)". In corso di traduzione in trenta nazioni, Noi non siamo stati qui è un "romanzo nel romanzo", un best-seller che ha già la sua bella opzione cinematografica, se non arriva prima le serie televisiva. La parte più nuova delle 440 pagine in bilico tra Est e Ovest riguarda proprio il ruolo dei servizi segreti: "Se non avessi letto i documenti riservati non avrei potuto raccontare la vita delle dattilografe che lavoravano alla sede centrale della Cia, a Washington. Alcune, come Irina, promosse spie, si muovevano in un mondo tutto maschile. Hanno avuto un ruolo e sono state cancellate dalla storia. Erano colte, sveglie. C’erano quelle che parlavano il cinese. Altre sapevano pilotare un aeroplano. Altre ancora, maneggiavano la pistola meglio di John Wayne. Ma l’unica domanda ai colloqui di assunzione era ‘sai battere a macchina?’ È stato uno spasso inventare i dialoghi delle dattilografe-spie".
Il racconto comincia nel 1949 a Mosca, quando l’affascinante Olga Ivinskaja, scrittrice e poetessa che ha ispirato il personaggio di Lara, amante dello sposatissimo Pasternak, viene arrestata (la sua autobiografia Prigionieri del tempo è la fonte principale delle notizie). La polizia segreta vuole sapere se lo scrittore sta lavorando, come si dice, a un’opera sovversiva, scomoda, anti sovietica. "A Stalin, Pasternak piace, "lui abita sulle nuvole, ma altri nel partito non la pensano così - ricorda Prescott. Toccherà a Irina aggirare divieto di pubblicare Zivago. Una copia, contrabbandata con la stessa cautela di un ordigno nucleare, arriva in Italia".
E l’arma più sottovalutata del mondo, la parola, esplode. Sì, le parole possono cambiare il cuore e il pensiero della gente. Per me è stato così quando ho letto Toni Morrison. Vorrei che il mio libro facesse lo stesso effetto. Quanto al film, non vedo l’ora! Per Olga vorrei Nicole Kidman, per Boris l’attore svedese Alexander Skarsgård e per Irina, Emily Watson. Ma non deciderò io…".
27.06.2020


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