Alain Kaelin
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"Cerco un equilibrio
tra cervello e cuore"
PATRIZIA GUENZI


Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi". Sono le parole del Premio Nobel per la medicina Rita Levi-Montalcini. E chi meglio del professor Alain Kaelin, 55 anni, sposato, tre figli, direttore del Neurocentro della Svizzera Italiana (Nsi) e delle Neuroscienze, può confermare l’importanza di combinare nella nostra vita di tutti i giorni ragione, sentimento, razionalità e emozioni. "L’intelletto soltanto non basta per poter capire, entrare in relazione con gli altri, avere le giuste competenze - spiega -. Tuttavia, quando si parla di emozioni ci si riferisce sempre al cuore; in realtà stanno dentro una parte del nostro cervello. C’è infatti una zona per l’empatia, i sentimenti, l’ascolto, la capacità di essere felici. Chiamiamola cuore, se preferiamo, e il trucco sta nel trovare un buon equilibrio".
Questione di equilibrio, dunque. Tutti partiamo con le stesse potenzialità, gli stessi elementi, poi sta al singolo riuscire a trovare la maniera di dosare bene emotività e raziocinio. "Vale anche per altre parti del nostro corpo, come i muscoli - riprende Kaelin, che è anche responsabile della Clinical Trial Unit dell’Ente ospedaliero cantonale -. Tutti li abbiamo, ma in pochi riescono ad esempio a correre velocemente e a lungo o a scalare le cime delle montagne. E così è anche per molte patologie psichiatriche, quando arrivano significa che abbiamo perso il nostro equilibrio".
La mente, la sua unicità e singolarità affascina il dottor Kaelin sin da quando era adolescente e l’ha spinto a scegliere questa professione, in cui trova spazio anche la ricerca, la pubblicazione di numerosi articoli scientifici su importanti riviste del settore, l’insegnamento all’Università di Berna e l’organizzazione di simposi di rilevanza nazionale e internazionale. L’ultimo, s’è svolto in settimana all’Usi, per sottolineare i dieci anni di attività del Neurocentro. È stato dedicato alle sfide delle neuroscienze nella società. Sfide mediche, economiche e sociali. "Purtroppo nell’ambito della cura delle malattie neurodegenerative siamo molto indietro. In altri casi, e penso in particolare alle malattie neurogenetiche, una cura c’è ma è molto costosa, anche mezzo milione di franchi l’anno. Infine, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione, con queste patologie dovremo fare sempre di più i conti. E chi si occuperà di queste persone? Quali forze dovremo mettere in campo per garantire loro una vita dignitosa?".
Già, occorrerà trovare il giusto equilibrio. Capacità che non può mancare in chi ha scelto di dedicarsi alla cura degli altri. "Un buon medico è quello che riesce a conciliare bene mente e cuore, ragionamento e emozioni. Che è in grado di staccarsi dalla sofferenza, senza perdere di vista la persona, il paziente in questo caso. Paziente che si aspetta sì il nostro sapere, la nostra esperienza, ma anche il nostro animo. Ecco, tutto ciò fa di un medico un buon medico". Un’altra sfida, insomma. Perché è con il tempo, con la pratica, la competenza che si affinano queste doti e quotidianamente si riescono ad affrontare dolori e angosce altrui. Tempo che, oltre al lavoro, deve essere impiegato per ricaricarsi, per riprendere le energie. "La nostra è una professione molto impegnativa e staccare, fare altro permette di rimettersi in forze. Appena posso cerco di farlo, ad esempio mi piace camminare nella natura, sento che mi fa bene, mi rilassa, mi rinfranca". E il movimento, il dottor Kaelin lo consiglia a tutti, perché aiuta a scongiurare molte malattie neurologiche. Così come coltivare degli hobby. "Io amo cucinare, mentre preparo da mangiare mi rilasso, penso solo a ciò che sto facendo". Ancora una volta, mente e cuore in equilibrio dunque.
pguenzi@caffe.ch
10.11.2019


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