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Luca Maria Gambardella
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"Amo l'informatica
ma anche l'amore"
ANDREA BERTAGNI


Un po’ dottor Jekyll, un po’ mister Hyde. Luca Maria Gambardella di giorno studia l’intelligenza artificiale, di notte scrive romanzi d’amore. Un controsenso? Affatto. Perché nella testa e nel cuore del direttore dell’Istituto dalle Molle "amore e psiche" convivono benissimo. "L’amore non si spiega, non è un algoritmo - dice -. Eppure anche fare scienza significa mettersi in gioco, fare i conti con il fallimento". Vero è che, di solito, l’anima scientifica e l’anima artistica non sono ritenute complementari. Forse oggi più che in passato, quando uno scienziato poteva benissimo essere anche un pittore. Come nel caso di Leonardo Da Vinci. "Sì, ma non scomodiamo paragoni così importanti - sorride Gambardella -, io sono un romantico, mi piace la natura, ma vado anche a vedere le partite di calcio, sono un passionale e forse questo temperamento si traduce anche nel mio lavoro".
Il direttore 57enne dell’istituto che in Ticino è celebre per la ricerca nell’intelligenza artificiale, racconta: "Nella scienza c’è metodo, mentre l’amore non può essere spiegato con un algoritmo. Quando penso agli sguardi, ai momenti e ai profumi percepiti in amore faccio davvero fatica a pensare a un algoritmo che è molto più lungo di un singolo istante di passione". Sarà anche per questo che Gambardella ha racchiuso in un libro intitolato Il suono dell’alba (La Feluca Edizioni, Messina) il percorso esistenziale di Max, il protagonista. "Che per capire la sua vita deve ripartire dal suo cuore, anche se non è capace e gli costa fatica".
Un artificio letterario che per Gambardella non è autobiografico. Ma ha solo un obiettivo. "Indagare me stesso, scrivo per me, per raccontare cosa ho dentro, come vedo il mondo". Una ricerca che parte da lontano. Forse dai geni. "Ho una formazione scientifica, anche mio papà è ingegnere, mia mamma è invece più legata alla letteratura, mio nonno era pittore. Forse questa impronta è rimasta per tanto tempo dentro qualche cassetto ma poi è uscita fuori". Non a 20 anni. Ma con l’arrivo della maturità. "Dovevo trovare la consapevolezza per mettermi in gioco, per misurare i miei limiti, anche perché in fondo potrei chiedermi chi me l’ha fatto fare". Una domanda legittima. Che ha però anche una risposta. "Non sono fatto solo di intelligenza artificiale", assicura.
In fondo a emergere è la necessità di comprendere, e mettere su carta, che nella vita scienza ed emozione possono andare anche d’accordo. "Se penso ai giovani che studiano informatica la mia speranza è che comprendano anche l’importanza della cultura, altrimenti il rischio è di diventare aridi e non comprendere il mondo nella sua completezza", sottolinea Gambardella. Un auspicio che vale soprattutto per il futuro. "Sì, se uno specialista o un tecnico non saranno capaci nel 2030, in un mondo che sarà sempre più ibrido, di dialogare con i manager, che magari hanno tutta un’altra formazione, avranno difficoltà a stare al passo, a confrontarsi con persone che hanno tempi e conoscenze diverse".
Gambardella il suo equilibrio l’ha trovato, non solo nei libri d’amore, ma ritirandosi ad Alicudi, un’isola siciliana senza auto e con poche comodità che il direttore dell’Istituto Dalle Molle ha scelto come rifugio. "Ho scoperto Alicudi quando avevo 18 anni - racconta - e mi è rimasta impressa. Così, ci sono tornato anche per finire il romanzo. Mi sono isolato dal resto del mondo". Un isolamento che ha trovato anche in una casa editrice siciliana il suo approdo. "È stato un caso o forse no. Chi lo sa. Però è vero. È andata proprio così".
abertagni@caffe.ch
03.11.2019


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