Kim Bollag
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'Nessun compromesso
con me stessa..., mai'
NATASHA FIORETTI


adies, Ladies, uniamoci, scioperiamo l’una per l’altra, scioperiamo per una società solidale… Siamo sorelle, è forse peccato rivendicare ciò che ci spetta di diritto?" cantava Kim Bollag, in arte KimBo, con le sue colleghe Sasa, Mer e Sascha Rijkeboer durante lo sciopero femminista del 14 giugno. La canzone femminista che in pieno stile rap denuncia le discriminazioni quotidiane, il sessismo, chiama alla mobilitazione e alla resistenza in Svizzera tedesca è diventata una vera e propria hit dentro e fuori la manifestazione. KimBo, classe 1990, cresciuta in Ticino e oggi di casa a Basilea, non è nuova a questo tipo di esperienze. Si definisce un’artista attivista "nelle mie canzoni tematizzo le questioni sociali. Non sono interessata a fare dei pezzi commerciali, il mio scopo è fare arte e, anche, far riflettere. Sono considerata una voce autentica, una femminista convinta, mi chiamano a cantare alle manifestazioni e a festival alternativi come ad esempio l’Ifest di Roma".
La sua è una musica urbana nella quale confluiscono il Rap, il Reggaeton, le melodie Rhythm and Blues e il Trap. Il suo ultimo Ep Trip Infinito che prende il nome dall’omonima canzone è già girato parecchio grazie anche al video che, come si dice in gergo, spacca. "Lo abbiamo girato in Ticino con il regista Omar Beltraminelli di Giubiasco ma non è l’unica mia collaborazione ticinese. Attualmente lavoro a un pezzo insieme a Sisma, un rapper bellinzonese con il quale ho subito trovato un’intesa. Il tema è quello della partenza dei giovani ticinesi, della necessità di uscire dai propri confini per ragioni di lavoro e studi e poi fare ritorno a casa. Uscirà ad ottobre".
Per chi fa musica l’apparenza e l’abbigliamento contano. "La mia dj Sasa ed io facciamo molta attenzione al nostro abbigliamento sul palco ma non facciamo compromessi con il nostro animo attivista. Ricicliamo gli stessi abiti, spesso di seconda mano, abbinandoli in modo diverso". Non è facile nemmeno essere donna e essere femminista in un mondo notoriamente impregnato di una cultura maschilista e machista come quello del Rap. "La cosa che a volte mi manca è il rispetto. Essere una giovane donna di bell’aspetto porta molti a non considerarmi per il mio talento musicale e non è giusto. Se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi senza scendere a compromessi sei costretto a lottare più dei colleghi maschi".
Non solo l’animo femminista, nelle sue canzoni convivono anche l’animo tollerante e inclusivo, che canta contro il razzismo, quello che lotta per una società più giusta e paritaria e quello ecologista "tra i giovani si fa largo una nuova onda di coscienza ambientale e ne sono contenta". KimBo è grata a Basilea, questa città che l’ha accolta a braccia aperte sin dall’inizio. "Sono entrata a far parte di un collettivo di donne rapper, ho trovato un grande sostegno e ho potuto accedere a dei fondi per continuare a fare musica". L’anno scorso ha vinto il premio principale,  5mila: franchi, del Rockförderverein di Basilea. Ancora quattro mesi e avrà terminato i suoi studi di sociologia e di genere ma sul futuro ha le idee chiare: "Ho iniziato a lavorare per un’organizzazione che si occupa di donne e salute con la quale organizzerò un film festival al femminile. Collaboro anche con Helvetiarockt, un’organizzazione che sostiene le ragazze nella musica". E posto per il Rap ci sarà? "Creare musica è una fonte di passione insaziabile, mi sento socialmente attiva. Ma  in un contesto di piccole dimensioni come quello svizzero in cui le differenze linguistiche giocano un ruolo importante è difficile poter pensare di vivere di solo rap".
13.10.2019



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