Valentina Peleggi
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"Prima di dirigere
cucino lo spartito"
FEDERICO BASTIANI


Nella nostra società è "normale" che certi mestieri siano considerati prettamente maschili o femminili. Il direttore d’orchestra è uno di questi. Vedere una donna è una rarità, una donna di fama internazionale ancora più. "La direzione d’orchestra è un ruolo di leadership, è quel personaggio mitico che controlla il tempo ma che dà il tempo agitando una bacchetta. Ci si immagina un uomo, magari con i capelli bianchi - dice al Caffè Valentina Peleggi, 35 anni, salita alla ribalta delle cronache per essere diventata la prima italiana nel programma di direzione d’orchestra della Royal Academy of Music di Londra -. La nostra cultura ci ha abituati fin da piccoli ad associare a Dio le fattezze di uomo maschio anziano e saggio, come segno di massima autorità e rispetto. La maggior difficoltà credo sia da un lato quella di creare, dall’altro quella di accettare un nuovo modello di leadership: femminile, giovane, autorevole ma non autoritario, sicuro ed autentico".
Nata a Firenze, non proviene da una famiglia di musicisti se non per la storia curiosa legata alla sua bisnonna Clori che aveva una voce meravigliosa. Erano gli Anni ‘20 e nonostante gli ostacoli partecipò di nascosto ad un’audizione e fu selezionata da Puccini in persona per la Bohème. Ma si sposò e la sua carriera finì in quel momento.
Destino differente per Valentina. Riusciamo a parlare con lei fra un viaggio e un altro. Si divide fra Londra, dove vive, San Paolo in Brasile, dove è direttrice musicale del teatro dell’Opera, e gli Stati Uniti dove collabora con la Baltimore Simphony Orchestra. Per affermarsi a livello internazionale ha dovuto trasferirsi a Londra. "A proposito di leadership femminile, lì hanno la Regina - dice sorridendo -. In Italia ho fatto tutto il mio percorso formativo, scuola di musica di Fiesole, conservatorio Cherubini, Santa Cecilia, Accademia Chigiana. Avevo un lavoro stabile come direttore del coro universitario di Firenze che amavo molto e che ho guidato per dieci anni interrotti da quando avevo 22 anni. Ma più di questo per me non c’era e a me non è bastato".
Quest’anno è arrivata la consacrazione per Valentina, la direzione della Royal Academy. "Un’esperienza incredibile! Sempre, da italiana, quando sei all’estero dirigere un’opera italiana ti fa sentire subito a casa. Ma questa volta, sapere che sono stata la prima del mio Paese a calcare quel podio, e per di più con un toscano come Puccini, mi ha fatto sentire un grande senso di felicità".
A differenza di qualsiasi altro musicista, il direttore non suona direttamente nessuno strumento, ma deve convincere altri artisti a suonare esattamente come ha in mente. "Facciamo un paragone: in un ristorante invitiamo tre diversi chef e chiediamo di fare lo stesso piatto, dovendo usare la stessa ricetta e gli stessi ingredienti. Ecco, come la cucina è una questione di equilibri, quantità, sensibilità, immaginazione, ispirazione. Ogni artista è unico. La scelta di un tempo influenza il carattere di un passaggio, la scelta di un’articolazione, il colore, il significato".
La direzione d’orchestra è un lavoro che richiede moltissima dedizione. Per preparare un’opera occorrono mesi. "Inizio a leggere al pianoforte cantando tutte le parti vocali e chiarendo le armonie, poi quando le ho memorizzate passo a studiare l’orchestrazione". Il suo calendario è organizzato con due anni di anticipo. "È incredibile a volte pensare che il direttore d’orchestra passa la maggior parte del tempo di preparazione da solo, in silenzio. Le prove sono solo l’ultimo passaggio, la punta di un iceberg iniziato mesi prima".
25.08.2019


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