Valentina Lodovini
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"A parte la dignità
il resto è superfluo"
GIUSEPPE ZOIS


Benvenuti al Sud, Benvenuti al Nord e, ora, benvenuta al Caffè, Valentina Lodovini, protagonista dei due film di alto gradimento con Claudio Bisio. L’attrice ha solo 38 anni, ma può già vantare un bel palmarès: in questi ultimi anni è stata sul set di pellicole come La verità sta in cielo, La linea gialla, Ma che bella sorpresa e l’anno scorso a Venezia ha ricevuto il David di Donatello come migliore attrice non protagonista. Donna più matura di quel che l’anagrafe normalmente accredita sotto gli "anta", la Lodovini si dichiara soddisfatta di quello che fa: "A volte mi sento salda e determinata, altre volte tremante, credo come tutti nella vita. Mi piace, però, guardare in avanti, al futuro. Non sono tipo da bilanci".
Fare l’attrice è sicuramente affascinante, ma è anche un carico di stress non indifferente, una fatica e una tensione senza fine, "ma amo quello che ho fatto e rifarei tutto allo stesso modo. Se ti butti in questo mestiere, lo respiri in tutti gli anfratti. Il cinema è sempre un sogno, nel bene e nel male". Fin da piccola, lei, ha avuto questa certezza, "non si è trattato però di un interruttore che è scattato all’improvviso. La passione è innata, poi la carriera la costruisci con lo studio assiduo e con la selezione accurata delle scelte che fai". Uno che se ne intendeva al riguardo, Vittorio Gassman, sosteneva che essere attore comporta l’accettazione di una sorta di patto: la vendita di una parte dell’anima. Valentina è monosillabica: "Sottoscrivo". Al bivio di scelte impegnative, la Lodovini non si lascia lacerare troppo dal dubbio: "Prendo la strada che mi indicano la storia e il personaggio. Poi, ovvio, è importante anche il regista, ma già sai con chi avrai a che fare. Normale che capiti, e non di rado, di dover scartare qualche parte. Alla base della narrazione ci deve essere il conflitto, se non c’è il conflitto non c’è film. Io mi sono un po’ rotta delle sceneggiature senza spessore. Il cinema italiano ha bisogno di una rinascita, soprattutto dei personaggi femminili".
E allora alziamo un po’ il sipario oltre i confini della Penisola, cercando di curiosare nei gusti e nelle preferenze di Valentina. La sua musa di riferimento è straniera: Kate Winslet; per i film più amati, gioca in casa: Paisà, Casinò e Dramma della gelosia. I suoi miti: Mick Jagger, Barbra Streisand e Bansky con la sua street art. Nel mini-questionario non possono mancare i famosi tre titoli da portare sulla biblica arca di Noè. Che sono: L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Kundera; L’arte della gioia, un romanzo di Goliarda Sapienza e Un divorzio tardivo, di Abraham Yehoshua. Quando si dice Lodovini, qui sì scatta l’interruttore della luce, che si chiama Andrea Camilleri, sinonimo del Commissario Montalbano, interpretato dall’ottimo Luca Zingaretti. E lei spiega: "Sono una fan di Camilleri e come attrice sono stata davvero felice di portare in tv uno dei personaggi e delle storie più interessanti dello scrittore siciliano". Tentiamo di andare un po’ oltre la soglia del lavoro, con qualche incursione nel privato. Per Valentina "il lato più bello dell’essere al mondo è il futuro, che è un’avventura da scoprire ogni giorno" ed è pronta a scommettere sulla spinta del progresso: "La scienza e la tecnologia ci hanno dato molto, sta all’uomo farne buon uso. Io sono una fautrice della ricerca". Nonostante la coltre di confusione che spesso ci avvolge l’attrice si impone l’ottimismo: "Non perdo mai la fiducia nel cambiamento, che è sempre positivo, e nella possibilità di miglioramento. Dalla vita ho imparato una cosa soprattutto: ad andare avanti".
Se da una parte Valentina mal sopporta la mancanza di rispetto, dall’altra è tenace in un convincimento, che è anche la sua bussola: "Importante per me è non perdere mai la dignità, il resto posso considerarlo superfluo".
10.12.2017


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