Emanuele Carpanzano
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"I lavori più brutti
li faranno i robot"
MASSIMO SCHIRA


i definisce "genericamente ottimista" e non gli dispiacerebbe essere tra i giovani che inizieranno a lavorare fra trent’anni. Perché, spiega, in futuro molte professioni "brutte", usuranti e noiose, le faranno le macchine. Quindi l’essere umano potrà puntare maggiormente sulle sue peculiarità, come la creatività. Parlare di rivoluzione digitale in Svizzera con Emanuele Carpanzano, 46enne direttore del Dipartimento tecnologie innovative alla Supsi, è fin troppo facile. Perché è il "suo mondo". E, lui, fa scorrere le parole come un fiume in piena. "Per definizione questa rivoluzione è un fenomeno globale, che sta ulteriormente evolvendo portando a cambiamenti profondi - spiega -. Ma non è una novità, è un processo di cui si parla da decenni. Temi come gli algoritmi, l’industria digitalizzata o automatizzata, l’intelligenza artificiale non sono nuovi. Il fatto è che i cambiamenti sono più veloci".
A livello globale, un po’ tutti gli Stati si stanno interrogando su quale sia la via giusta da seguire su questa "autostrada digitale". "Bisogna partire dal fatto, che di cambiamenti ne abbiamo già visti e vissuti tanti - aggiunge Carpanzano -. Basti pensare alle tecnologie quotidiane: i telefonini, la tivù, le lavatrici programmabili,… All’orizzonte ce ne sono di nuovi, certo, ma non credo che peggioreranno la qualità della nostra vita. Anzi. Bisogna però essere bravi a reagire. Perché in questo processo in corso ci sono ulteriori cambiamenti in atto. Con opportunità e anche con qualche potenziale problema". Si parla spesso, ad esempio, del profondo cambiamento che attende il mercato del lavoro. Con alcuni settori che potrebbero veder sparire oltre il 50% dei "lavori tradizionali", con tutte le conseguenze socioeconomiche del caso. Carpanzano, però, resta ottimista. "Paesi come la Svizzera partono da una posizione di sicuro vantaggio dal profilo formativo, per il bagaglio culturale, per l’innovazione, per il sistema in generale - osserva -. Certamente bisognerà stare attenti a mantenere alta la guardia dal profilo del sostegno sociale, soprattutto se ci saranno persone alle prese con problemi determinati da questa evoluzione. Ma è necessario prepararsi a cogliere le opportunità, senza inutile fretta, puntando a fare le cose per bene. La sensazione è che qualche equilibrio sarà certamente scombussolato, ma anche che a medio-lungo termine ci saranno benefici dal profilo della ridistribuzione della ricchezza, delle competenze e delle conoscenze". D’altra parte, sottolinea Carpanzano, la storia stessa dell’uomo-lavoratore insegna come i cambiamenti sono stati numerosi. "Già Aristotele nel IV secolo avanti Cristo diceva che le macchine avrebbero rubato il lavoro all’uomo - dice -. Infatti una casalinga per svolgere il volume di lavoro che svolge oggi grazie all’automatizzazione avrebbe bisogno di 33 domestici… Per non parlare dell’agricoltura".
Una delle domande più frequenti su questa rivoluzione concerne la "professione del futuro". Un concetto molto generico, ma che permette a Carpanzano di tracciare un identikit del possibile apprendistato che consiglierebbe a suo figlio. "La prima cosa che gli direi è di fare quello che gli piace - afferma ridendo -. Ma questo è logico. Senza voler essere un indovino, nel futuro già oggi si vedono attività molto belle e molto diverse rispetto a quelle che facciamo oggi. Non bisogna pensare che per dovremo essere tutti ingegneri informatici o programmatori, non è questo il punto. Saranno certamente necessarie competenze tecnologiche, ma ci sarà spazio anche per un connubio con conoscenze di tipo più strettamente umanistico o creativo. Già ora si vedono sviluppi concreti in ambiti come il commercio digitale o la medicina. E questa combinazione di competenze è la sfida futura". A proposito di sfide, la conclusione non può essere che dedicata alla Supsi e alle attività del Dipartimento diretto da Carpanzano. "Sono contento del dinamismo e del potenziale del Dipartimento. Siamo 280 teste e il lavoro è molto interessante. Sogni? Vorrei qualche ticinese in più tra gli studenti, ma…" mschira@caffe.ch
20.08.2017


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