Giorgio Ghiringhelli
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"Mi considero libero
e poco omologato"
CLEMENTE MAZZETTA


Giorgio Ghiringhelli, il rompiscatole. Neanche a 65 anni compiuti molla l’osso. Continua imperterrito nelle sue battaglie contro tutto. Dalla contestazioni delle schede elettorali semitrasparenti, vent’anni fa, all’iniziativa contro il burqua, a quella contro i balzelli sull’energia elettrica, alla - recentissima - a favore del patrocinio gratuito per i costi legali in caso di legittima difesa.
Perché lo faccia, forse veramente neanche lui lo sa bene. "Mi considero un cittadino non omologato. Libero pensatore, libero di fare le battaglie contro quelli che reputo errori, soprusi, eccessi, ingiustizie", risponde. Sarebbe sbagliato definirlo un "uomo contro". Ghiringhelli, ex giornalista libero (dopo gli esordi all’Eco di Locarno negli anni ’70, ha collaborato con Gazzetta Ticinese, Corriere del Ticino e con il Dovere) è stato protagonista di iniziative a favore dei cittadini. Una delle più importanti quella sulla liberalizzare delle tariffe notarili ("Verso il basso", precisa), ma anche per l’aggregazione del Locarnese. O ancora la battaglia contro le casse malati sui rimborsi ai parenti degli assicurati defunti per i premi pagati in eccesso.
Un perfetto "cane da guardia" in difesa dei cittadini, della democrazia contro lo strapotere delle istituzioni e dei partiti. Un  mastino che "non molla l’osso", come è appunto il simbolo del suo partito-movimento personale. Quel "Guastafeste" con cui vent’anni fa s’era presentato prima a Losone, poi sulla scena politica candidandosi a più riprese per il Gran Consiglio, Consiglio di Stato  e pure per le Camere federali.
"Mi lancio in battaglia contro quelle che reputo delle ingiustizie. Se sbaglio, sbaglio da solo. Sempre in buonafede. Studio, analizzo i problemi e poi parto". La Sonntagszeitung  di Zurigo lo ha citato fra "Die fleissigsten Kläger der Nation", ovvero fra i maggiori ricorrenti al Tribunale federale in base all’analisi di 75mila sentenze dal 2007 a oggi. Al quarto posto in una sorta di hitparade dei dieci più noti "rompiscatole" della Svizzera (al quinto resiste ancora Giuliano Bignasca, defunto nel 2013). Una graduatoria che ovviamente il nostro "guastafeste" contesta.
"L’articolo è  incompleto e qua e là inesatto.  Probabilmente il giornalista non aveva accesso alle sentenze emesse prima del 2007 (data dalla quale tutte le sentenze del Tribunale federale sono pubblicate su internet).  In altre sentenze il nome dei ricorrenti è stato anonimizzato, per cui qualche mio ricorso gli è certamente sfuggito". Alla Sonntagszeitung che gli attribuisce 5 ricorsi lui ribatte elencandone 11, in "media uno all’anno".  Insomma quel che basta per diventare non solo massimo "rompiscatole" in Ticino, ma di tutta la Svizzera.
Non accetta di essere intruppato né a destra, né a sinistra. "Ho votato per tutti i partiti, tranne che per i comunisti. Sono gli altri che ti appiccicano le etichette. Per i temi che scelgo, vengo classificato di destra. Ma perché mai chi contesta l’islamizzazione strisciante dell’Europa dovrebbe essere di destra? Mi sono interessato alla questione, mi son fatto un’idea, ma non in base ad una ideologia di destra o di sinistra. Non mi sono mai accodato a nessun partito. Se l’avessi voluto avrei accettato la proposta di Attilio Bignasca di entrare nella Lega negli anni ‘90 e ora sarei in Gran Consiglio".  
Eletto due volte in municipio a Losone, per due volte ha lasciato il  posto al primo subentrante: "Ho voluto  dimostrare che non mi interessano le cadreghe. Nel 2010, mi sono dimesso, e sono uscito tutte le battaglie elettorali". Continua però a "rompere" istituzionalmente. Lo scorso 24 marzo ha lanciato una petizione nazionale per chiedere alle autorità  di proibire in Svizzera i movimenti islamisti (salafiti/wahabiti) e chiudere le loro moschee e centri "culturali" di indottrinamento che favoriscono la radicalizzazione dei musulmani "moderati".
09.07.2017


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