Anna Oliverio Ferraris
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"La dignità inizia
quando c'è rispetto"
GIUSEPPE ZOIS


omincia con un concetto molto chiaro e che fa da filo rosso per tutto il percorso: è la "necessità di opporsi a un tipo di cultura in cui non conta la dignità ma solo la sensazione o la smaccata voglia di fare colpo". Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all’università La Sapienza di Roma si presenta così, lanciando domande provocatorie a partire proprio dalle donne: "Perché  truccarsi così pesantemente? Perché gonfiarsi le labbra e i seni? Perché sfoggiare orecchini enormi? Questo, come donna, a me dà molto fastidio. Non si può equivocare chiamando parità simili eccessi". Ha ragione, c’è anche una libertà impagabile dalla moda di sentirsi seduttive ad ogni costo.
Psicologa, psicoterapeuta, solida e feconda divulgatrice, ha scritto una cinquantina di libri di successo per case editrici dalla Rizzoli alla Giunti, alla Cortina. Il suo barometro segna l’andamento meteo del vivere d’oggi: scrutandolo, sa indicare con anticipo che tempo farà. Le va riconosciuto il merito di non limitarsi alla grammatica, ma ama la pratica, immergendosi nella quotidianità con incontri, dibattiti, convegni, seminari. Nel Ticino, ad esempio, è stata alla Bibliomedia di Biasca e al liceo di Mendrisio. Da studiosa esigente con se stessa, si tiene aggiornata per... aggiornare il suo pubblico. Dieci anni fa mandò in stampa per Rizzoli "Piccoli bulli crescono": ora ci ha aggiunto i nuovi protagonisti e in questo mese esce con "Piccoli bulli e cyberbulli crescono" (Bur), un manuale su come impedire che la violenza rovini la vita dei figli. Puntiamo il monitor sui ragazzi e su certe manifestazioni di aggressività. La studiosa fa la sua diagnosi: "Inevitabile. Crescono in un mondo in cui vedono scene di violenza da mattino a notte, dappertutto, tv, internet, videogiochi. Una violenza sempre più cruenta, con scene orribili. In sovrappiù al virtuale ci sono anche gli sgozzatori e i truculenti tagliatori di teste dell’Isis, mostrati con insistenza nei telegiornali. Di base in molti comportamenti devianti c’è anche la debolezza mentale di non pensare alle conseguenze". Dai prepotenti del branco alle donne, vittime troppo spesso silenziose nel chiuso di molte pareti domestiche, per non parlare di stalking e mobbing, il passo è breve. "Sono ancora troppe quelle che sopportano maltrattamenti e percosse, ma le donne di oggi vogliono essere - e per fortuna si sentono - più libere, anche di chiudere una storia". Fino alla civiltà contadina il copione voleva la donna confinata a gestire la casa, con l’uomo che portava a casa lo stipendio. Riprende Anna: "Adesso nella coppia i ruoli sono intercambiabili. Lavorando entrambi, si è eliminato lo spartiacque tra lei e lui. Questa parità, ancora incompiuta, esige una maggiore maturità, altrimenti è facile entrare in rotta di collisione. La coppia deve imparare a gestire emozioni e conflitti".
Nonostante botte e umiliazioni incredibili, come emerge anche da certe cronache giudiziarie, molte donne vanno avanti e anzi sono talora esse stesse a scagionare e perdonare i loro ex. La psicoterapeuta si rammarica per questo atteggiamento remissivo: "Quando un rapporto di coppia è violento, la donna soffre, piange, fa la pace, riprende il cammino. A volte si è anche in presenza di episodi di sessualità sadomasochista. Molte ricadute si ripetono perché non si risolvono i problemi di fondo nella relazione. Conosco mogli che subiscono da anni. Ogni volta, dopo le sfuriate, i loro infantili mariti si mettono a piangere e torna la bonaccia. Altre sono soggiogate da un’errata concezione di fascino, forza e virilità. Proprio non ci siamo: la sudditanza è sempre inaccettabile".
Specialista in ricerca di identità, presto in libreria con due altri libri rivisti e ampliati - "Chi manipola la tua mente" (Giunti) e "Il terzo genitore" (Cortina) - Anna Oliverio propone un’uscita di sicurezza utile a tutti: "Vedere chiaro in se stessi per la crescita della propria coerenza interiore, coltivando l’ansia e lo stupore per la conoscenza. La costruzione dell’identità e della libertà personale è come la costruzione della memoria, un lavoro che dura tutta la vita ma in cui è possibile identificare sempre un nucleo fondatore, un nocciolo individuale". Insomma, non si diventa marinai restando in un porto a sognare gli oceani. Occorre partire per il viaggio più difficile e affascinante: quello dentro noi stessi.
23.04.2017


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