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L'analisi
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L'inarrestabile calo di voti
e la crisi di Ppd e del Plr
NENAD STOJANOVIC


Questa settimana la Neue Zürcher Zeitung ha pubblicato un articolo dal titolo "La discesa del Plr non si è ancora arrestata". La Nzz, tradizionalmente molto vicina al Partito liberale radicale, mette in risalto il fatto che in seguito alle elezioni neocastellane di domenica 18 aprile questo partito ha perso il primato per quanto riguarda i seggi nei parlamenti cantonali. Ne detiene ancora 523, mentre l’Udc ne ha 531. In generale, dalle elezioni federali dell’ottobre 2019 ad oggi, tutti i partiti tranne i Verdi e i Verdi liberali hanno perso seggi nelle elezioni cantonali. Ma il primato lo detiene il Plr. Anche il calo dei due partiti della nuova "Alleanza del centro" – cioè se si sommano le perdite del Partito popolare democratico e del Partito borghese democratico – è analogo a quello del Plr. Seguono il Ps, la sinistra alternativa e l’Udc.

Bilanci in chiaroscuro e negativi per Plr e Ppd
E in Ticino? Dopo la batosta storica che il Plr e il Ppd subirono nelle elezioni federali del 2019 – quando entrambi persero i loro seggi al Consiglio degli Stati – il bilancio delle elezioni comunali è in chiaroscuro per il Plr ed è assai negativo per il Ppd. Nei grandi centri il Plr ha mantenuto le posizioni nei municipi, a Mendrisio ha addirittura guadagnato un seggio. A Bellinzona il miglior votato del Plr, Simone Gianini, arriva vicino al sindaco socialista Mario Branda in termini di voti totali (cioè inclusi i voti di base della propria lista), ma quest’ultimo ha ricevuto oltre 1000 voti personali in più ossia circa il 20% più di Gianini. Tentare di spodestarlo al fine di recuperare il sindacato – che il Plr aveva perso quando l’allora sindaco Plr Brenno Martignoni passò all’Udc – sarà molto difficile. Il Ppd invece ha perso un municipale a Mendrisio e uno a Locarno, dove per la prima volta un Verde è entrato nell’esecutivo di un grande comune ticinese.
Il Ppd ha però ottenuto un risultato di tutto rispetto a Lugano, soprattutto grazie alla locomotiva dal nome Filippo Lombardi che ha attirato da solo ben 2800 voti esterni. Tradotto in schede (14 voti personali "pescati fuori" hanno il valore di una scheda "secca" per il proprio partito), è come se il Ppd solo grazie a Lombardi avesse guadagnato 200 elettori in più. Sembra forse poco, ma è una cifra che a Lugano corrisponde a circa il 10% dell’elettorato Ppd.

Chi ha tenuto e chi è crollato rispetto al passato
Ma per capire davvero la situazione occorre fare un paragone con le elezioni passate osservando i risultati nei consigli comunali, molto più rappresentativi della forza reale di un partito. Rispetto alle elezioni del 2016 il Ppd (insieme ai Verdi liberali) perde pochissimo a Lugano (dal 14,6 al 14,0%) e mantiene i nove seggi (su 60) nel legislativo. A ciò si potrebbe eventualmente aggiungere il risultato del Movimento Ticino& Lavoro, nato da una scissione dal Ppd, che guadagna il 3,5% e due seggi. Il Plr invece ha subito un forte crollo a Lugano, perdendo quasi 6 punti percentuali (dal 30,7 al 25,0%), che corrispondono al 18,6% voti di lista e tre seggi in meno. È tantissimo. Amara consolazione: il Plr rimane il primo partito nel legislativo, visto che la Lega – che nel 2016 aveva ottenuto 18 seggi proprio come il Plr – ha perso quattro seggi. La sinistra invece ha guadagnato un seggio (da 12 a 13), ma con uno spostamento in favore dei Verdi e della sinistra alternativa, a scapito del Ps.
La discesa del Plr nella più grande città del cantone è ancora più significativa se ricordiamo il risultato del 2004, quando nacque la "grande Lugano" post-aggregazione: il Plr aveva il 38%, contro il 19% del Ppd, il 14% della Lega, il 5% dell’Udc, il 19% del Ps e il 3% dei Verdi. Oggi la Lega, pur in perdita di velocità, ha il 24%, l’Udc (con l’Udf) l’8%, mentre il Ps (con il Pc) è al 12%, i Verdi a quasi l’8% e la sinistra alternativa al 3%. Se ragioniamo in termini di grandi blocchi: la sinistra, nel suo insieme, mantiene un elettorato attorno al 22-23%. I consensi in favore della destra nazionalista (Lega-Udc) aumentano di parecchio – in chiara controtendenza rispetto a tutte le altre grandi città svizzere – ossia da circa il 20 al 31%. Crolla invece il centro-destra dei due partiti storici (Ppd-Plr), dal 57% al 39%.

I risultati tra grandi e piccoli centri
È andata meglio negli altri grandi centri? Rispetto alle ultime elezioni comunali, Il Plr guadagna a Mendrisio (dal 29 al 33%), a scapito del Ppd (dal 32 al 27%). A Bellinzona invece il Plr scende dal 37 al 33% e il Ppd dal 20 al 16%. A Locarno, infine, il Plr perde (dal 38 al 34%) di più rispetto al Ppd (dal 21 al 20%). A Bellinzona, Locarno e Mendrisio la forza della Lega-Udc (attorno al 17%) rimane tuttavia assai più moderata rispetto a Lugano.
Certo, per un esame più dettagliato bisogna estendere le analisi anche al resto dei comuni ticinesi. Ma visto che nei quattro grandi centri abita quasi il 40% della popolazione residente, le tendenze in queste città sono importanti per capire la situazione generale.
Per concludere, si nota quindi una significativa perdita dei due partiti storici del centro-destra (Plr-Ppd). Rimane invece piuttosto stabile il blocco della destra nazionalista, mentre avanza di poco la Sinistra nel suo insieme: la cosiddetta "onda verde" perdura ancora, così come la crescita della sinistra alternativa; il Ps perde a Lugano ma rimane stabile a Locarno e a Bellinzona. Più difficile il paragone con Mendrisio, dove il Ps e i Verdi hanno presentato una lista unica per il Cc quest’anno ma non nel 2016.
24.04.2021


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