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I retroscena su quanto accaduto a Sementina
Immagini articolo
Un pesante atto d'accusa
sulla Casa e sui 21 morti
R.C.


Un anno fa. È trascorso un anno dalla “strage di anziani” residenti nelle strutture per la terza età del cantone. Una settantina di istituti in cui nella primavera dell’anno scorso, giusto giusto in questi giorni, si contavano - a due mesi dal “deflagrare” della pandemia - un centinaio di morti. In nemmeno tre mesi. Un centinaio. E i contagiati, cioè gli anziani positivi al virus erano duecento, poco più o poco meno. Un dramma e un fuoco di polemiche.
Un anno fa. Era il 24 di aprile, il Medico cantonale, Giorgio Merlani, in una conferenza stampa con il direttore del Dipartimento della sanità, Raffaele De Rosa, affermò qualcosa che…, insomma, quel giorno fu come soffiare sul fuoco: “Malgrado le misure messe in atto, il virus è comunque entrato. Il perché sia entrato in determinate strutture piuttosto che in altre è da ricondurre semplicemente alla sfortuna”. Disse proprio così. Ma così non era. L’Ufficio del Medico cantonale sapeva. Già sapeva che la sfortuna c’entrava poco o nulla. Ed è stato lui stesso qualche mese dopo, alla fine di luglio, a scriverlo dettagliatamente in un rapporto che oggi pesa come un macigno sulle spalle di molti. Soprattutto su quelle dei vertici della casa per anziani “Circolo del Ticino”. È la struttura di Sementina che appartiene a Bellinzona. Non per nulla - non per un’inchiesta aperta d’ufficio dalla magistratura, ma per la denuncia di un cittadino - da ottobre 2020 nelle maglie della procura sono finiti il direttore amministrativo della Casa, la direttrice sanitaria e la capo struttura. Un’inchiesta che, a ridosso delle elezioni comunali del prossimo 18 aprile, sembra essersi ingessata.

L’inchiesta penale per Omicidio colposo
Il Rapporto dell’Ufficio del Medico cantonale, cioè il Rapporto della scorsa estate (di cui ha accennato a fine gennaio Il Mattino) è un vero atto d’accusa verso i vertici della Casa. E vale la pena, qui e per la prima volta, ripercorrerlo dettagliatamente.
Nella ventina di pagine firmate dal dottor Merlani si intrecciano le storie di ventuno persone morte fra gli ottanta ospiti della struttura. I tre imputati, nell’inchiesta aperta dalla magistratura, sono accusati di omicidio colposo.
Quando un anno fa si ipotizzò la possibilità di un’inchiesta penale per omicidio... molti si girarono dall’altra parte o addirittura stigmatizzarono chi, dalla politica e dalla società civile, chiedeva l’intervento della procura.
All’inizio di maggio il Caffè “aprì” il giornale con un titolo a tutta pagina, quello su una lettera-denuncia del Movimento per il socialismo al procuratore generale. “Chiediamo formalmente che il ministero pubblico avvii un’inchiesta preliminare, ovvero raccolga tutte le informazioni necessarie e atte ad accertare se vi siano stati o meno comportamenti penalmente rilevanti in relazione allo straordinario numero di decessi verificatisi in talune case per anziani”.
In quei giorni il numero dei decessi nelle strutture per la terza età era della metà del totale dei morti per Covid nel cantone. Tanti, sebbene in altre parti del mondo, quasi ovunque, nelle residenze per gli anziani il Covid stava facendo una strage. Ma qualcosa in Ticino, soprattutto nella Casa di Sementina, non sembrava essere andato per il verso giusto. La sfortuna, come detto da Merlani nella conferenza stampa del 24 aprile, non c’entrava un bel niente. E lui lo sapeva.
Il Rapporto di luglio del Medico cantonale è chiaro. Preciso in ogni ricostruzione di ciò che si sarebbe dovuto fare, di ciò che non si fece, di ciò che si raccontò di aver fatto ma che…
La fotografia è quella di una situazione esplosiva iniziata in marzo e a cui si cercò di metter fine qualche settimana dopo, comunque prima che di fronte alla stampa e ai cittadini si parlasse di fato e di sfortuna.
Nella Casa di Sementina si era iniziato con il piede sbagliato. Addirittura anche la registrazione dei dati, rilevò il dottor Merlani, era incongruente.

Tutte le carenze trovate dagli ispettori
Già nella “premessa” del rapporto, il Medico cantonale elenca ciò che a Sementina a partire da marzo non ha funzionato e non è stato rispettato.
Era il 9 di marzo quando in tutte le Case si stopparono le visite dei parenti agli anziani ricoverati. Ciò significa che la situazione era già gravissima.
“Tra il 22 e il 31 di marzo - si legge nel Rapporto - a Sementina risultarono positivi al tampone 14 anziani (i primi due casi erano stati registrati il 21 di marzo).
“Il 25 marzo (vale a dire a quattro giorni dal primo caso) era stato istitutito ciò che i vertici della Casa avevano chiamato ‘reparto Covid’. Era al primo piano. Vi si trovavano 6 anziani positivi. Ma i residenti non malati di questo reparto, di questo piano cioè erano rimasti nelle loro stanze, riducendo così l’efficacia della misura e mettendo tutti a rischio-contagio.
“Tra il primo e il 16 aprile si ammalarono altri 21 residenti. Nonostante il ‘reparto Covid’, la malattia si era diffusa in tutti i piani della Casa”.
Una ‘valanga’. Tanto che il 17 di aprile, vale a dire una settimana prima della conferenza stampa del 25, l’Ufficio del Medico cantonale decide di fare un’ispezione “alla luce dell’evoluzione numerica dei casi - così si legge -, dei dati forniti e delle informazioni discordanti sull’applicazione delle misure di contenimento della pandemia”.
In quell’occasione, sta scritto nel Rapporto, si è riscontrato che le informazioni fornite sino a quel momento dalla direzione amministrativa, sanitaria e infermieristica (sia telefonicamente che per e-mail e quasi sempre su sollecitazione del Medico cantonale) erano, così si afferma, “erano solo parzialmente aderenti ai criteri strutturali e organizzativi che devono definire le azioni e il procedimento per contenere i focolai da malattia infettiva”.
Era il 17 aprile 2020. Quali misure erano state adottate a Sementina? Quali i provvedimenti solo parzialmente messi in atto? La risposta è semplice: “L’incompleta realizzazione di un reparto infettivo oltre a insufficienti controlli gestionali e operativi in relazione all’andamento dell’epidemia all’interno della Casa.
Quel giorno stesso, quel 17 aprile, il Medico cantonale intimò alcuni provvedimenti che definì“urgenti e tesi a realizzare e completare tempestivamente tutte le misure”. Misure che saranno realizzate il 20 aprile.
“Dal 10 maggio, cioè dopo la guarigione clinica e il lungo periodo di isolamento degli ultimi residenti ammalatisi, nella Casa non si sono più registrati altri casi positivi”. Così si rileva nel Rapporto, come a dire che se quelle misure fossero state adottate e rispettate solo qualche settimana prima... Tamnto, molto si sarebbe potuto evitare. E sì, perché...

Contagiati e non contagiati negli stessi reparti
Nonostante le numerose rassicurazioni verbali della direzione della Casa, i cosiddetti “residenti Covid” e quelli “non Covid”, sino al 17 di aprile hanno convissuto negli stessi reparti. Il primo piano fu dichiarato dalla direzione ‘reparto Covid’. Ma non lo era affatto, afferma il dottor Merlani. E le misure di isolamento adottate erano “parziali e frammentate”.
È questa la situazione registrata il 17 aprile quando il Medico cantonale inviò alla Casa di Sementina una raccomandata. Vi erano elencati i provvedimenti da realizzare entro..., sì, immediatamente: entro lunedì 20 aprile. Vietò di ammettere nuovi residenti e impose la consulenza di un’infermiera igienista che il giorno dopo quella raccomandata, il 18, eseguì un sopralluogo.
Fu verificata la situazione piano per piano, dal primo al quinto. Il terzo era vuoto. Come mai? Alcuni operai della Città stavano svolgendo opere di sanificazione e i lavori sarebbero ripresi lunedì 20. Tutto fu bloccato.
Quest’ultimo episodio dimostrò, se ce ne fosse stato bisogno, che ancora ad aprile, ancora a metà aprile, la Casa non era “blindata” così come richiesto oltre un mese prima dal Medico cantonale. Ma le mancanze, gli handicap dell’organizzazione elencati nel Rapporto sono numerosi. Alcuni di dettaglio, altri molto importanti. Messi uno accanto all’altro, tra marzo e aprile hanno contribuito a generare il dramma.
Ora sarà l’inchiesta penale a dover trovare quel che si chiama “nesso di causalità”. E cioè: esiste un nesso tra la situazione fotografata e registrata in quel Rapporto e le morti, alcune delle morti all’interno della Casa?
Il Rapporto del dottor Merlani esamina la situazione epidemiologica piano per piano, camera per camera, tampone per tampone, decesso per decesso. Tabelle e grafici dicono di quanto sia cresciuta e in modo incontrollato la diffusione del virus tra i cinque piani della Casa. Grafici e tabelle prendono in considerazione ogni misura disattesa. Dalle stoviglie utilizzate alle attività di socializzazione non interrotte.

Un capitolo del Rapporto è dedicato al contagio tra gli operatori sanitari della struttura. Così si legge: “Il primo contagio noto è a carico del personale dell’‘economia domestica’. Una collaboratrice della sala da pranzo. È risultata positiva al tampone il 16 marzo.
“Secondo la ricostruzione della stessa Casa, il cosiddetto ‘caso indice’ fra il personale è quello di un’assistente di cura positiva al tampone il 18 marzo. Il contagio di due anziani in due stanze del primo piano e in una del terzo, è avvenuta, secondo la direzione, il 16 di marzo durante la distribuzione delle terapie mediche in sala da pranzo, al piano terreno”.
La categoria professionale più colpita è stata quella degli assistenti di cura (11), seguita da 4 infermieri e 2 persone impiegate nella sezione dell’economia domestica’.
Sì, è un vero e proprio atto d’accusa. Èd è così a leggerlo e senza necessità di interpretarlo. Le venti pagine del Rapporto parrebbero essere le future conclusioni dell’inchiesta penale in corso da ottobre e oggi nelle mani del procuratore generale e della procuratrice Pamela Pedretti.  
Ecco l’elenco delle dieci principali “accuse” del Rapporto
  • “Inosservanza delle direttive del Medico cantonale del 6 e del 9 marzo.
  • “Esecuzione di lavori di manutenzione al terzo piano tra il 16 e il 17 aprile da parte di operai del Comune e in presenza di focolai.
  • “Servizio dei pasti, sino al 22 marzo e per 26 residenti, nella sala da pranzo al piano terreno, senza norme specifiche sul ‘distanziamento sociale’.
  • “Incompleta realizzazione, sino al 25 marzo, del reparto Covid. E inoltre, sino al 20 aprile, personale di turno durante la notte non ‘dedicato’ per il‘reparto Covid’ al primo piano.
  • “Mancata verifica della correttezza sui metodi di vestizione e svestizione del personale.
  • “Assenza di un ‘tableau de bord’ per il monitoraggio dell’epidemia.
  • “Mancata realizzazione della lista del personale curante al quinto piano dal 1° al 6 aprile.
  • “Elevato numero di operatori sanitari assenti, rispetto al fabbisogno, per malattia o quarantena.
  • “Mancata chiarezza sui compiti di responsabilità della capo struttura nella gestione dell’emergeza.
  • “Possibilità solo parziale di comunicazione videotelefonica tra i residenti e i familiari”.
Gran parte di queste carenze e di questi errori fu riscontrati già nella visita del 17 aprile. Vale a dire una settimana prima della conferenza stampa in cui ai giornalisti e ai cittadini si parlò di “sfortuna”. Sfortuna in relazione al virus “entrato in alcune case piuttosto che in altre”.

10.04.2021


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