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I maggiori costi per il Covid hanno guastato le relazioni
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È scontro pubblico-privato
rapporti tesi tra le strutture
R.C.


Se la pandemia, la prima ondata, quella della scorsa primavera ha fatto ciò che tante pianificazioni ospedaliere non sono riuscite a fare - avvicinare il settore pubblico a quello privato - ora, alla fine della seconda ondata, le cose si sono rovesciate. Gli attriti e le tensioni sembrano tornare al passato. Perché quando ci sono di mezzo i soldi, si sa, le cose cominciano a farsi complicate e ognuno, anche comprensibilmente, pensa ai propri bilanci. Le cliniche private, da mesi ormai, picchiano i pugni sul tavolo perché da Bellinzona venga loro riconosciuto quanto speso a causa dell’emergenza sanitaria. E quanti milioni in meno hanno incassato in conseguenza al blocco di tutta quell’attività sanitaria-ospedaliera stoppata tra marzo e aprile 2020 per decisione di Berna. Sia per ridurre i rischi nelle corsie, sia per far sì che gran parte della rete medica si concentrasse nell’affrontare l’ondata pandemica.
Ars Medica di Gravesano e clinica Sant’Anna di Sorengo hanno presentato la loro fattura un paio di settimane fa al Dss, il Dipartimento sanità e socialità. Dovrebbe aggirarsi attorno ai 5 milioni di franchi. Cinque milioni tra maggiori spese e soprattutto mancati introiti. Ma non solo, e qui la pandemia non c’entra nulla. Un mesetto fa la Ars ha chiesto al Dss e all’Ente ospedaliero circa 1 milione e centomila franchi. Risarcimento a causa del danno di immagine subito nel 2019 per la pubblicazione della notizia dell’inchiesta penale a carico di un neurochirurgo che opera a Gravesano. Il medico è sotto inchiesta perchè accusato di aver fatto delle "false" operazioni. L’Ars, che nel 2019 fece denuncia contro ignoti per violazione del segreto d’ufficio, ritiene il Dss e l’Ente responsabili (vedi a pagina 4).
Ma torniamo alla "querelle" dei rimborsi.
Fabio Rezzonico, direttore di Ars e Sant’Anna, non conferma al Caffè la cifra "fatturata" a Bellinzona (5 milioni) ma di aver presentato una "nota" al Cantone sì. E non smentisce nemmeno quei circa 5 milioni richiesti.
La clinica Santa Chiara di Locarno già la scorsa estate aveva reclamato il risarcimento per i lavori effettuati all’interno della struttura e per il blocco di parte dell’attività. "Due milioni e 300mila franchi solo di costi. Oltre a 1 milione e 800mila di mancati introiti - precisa al Caffè la dottoressa Daniela Soldati, ai vertici della struttura. E aggiunge: "Aspettiamo il resoconto dei revisori sugli effettivi costi Covid. Manderemo poi la fattura a Bellinzona. Se non ci rimborserà intraprenderemo un’azione legale contro il Cantone per non aver onorato quanto promesso". Già mesi fa e ancora qualche settimana fa Bellinzona, cioè il Dipartimento della sanità, non escludeva la possibilità di ricevere dalla Santa Chiara un "segnale forte". D’altra parte, tra la struttura locarnese e Bellinzona è braccio di ferro ormai da mesi. "È pendente un nostro ricorso al Tribunale amministrativo cantonale affinché la Santa Chiara - spiega ancora la dottoressa Soldati - non venga più inserita nella rete Covid". Poi aggiunge e lo aveva già detto in autunno: "Il Cantone ci precetti pure, basta che paghi ogni anno gli stipendi ai nostri dipendenti". Insomma, tutto lascia presumere che la Santa Chiara dalle "minacce" possa passare ai fatti.
Se i costi sopportati e i mancati introiti della Santa Chiara potrebbero aggirarsi attorno ai 4 milioni e quelli delle cliniche Sant’Anna e Ars Medica a circa 5 milioni, i maggiori costi sopportati dalla Clinica Luganese Moncucco sono di 3 milioni e 700mila franchi. La clinica ha dovuto far fronte a importanti lavori di riorganizzazione essendo, come La Carità di Locarno, un centro Covid di riferimento per il Luganese. Quali siano i mancati introiti con esattezza non si sa. Potrebbero aggirarsi attorno ai 6 milioni e mezzo.
Cifre più contenute per la clinica Hildebrand di Brissago, che dall’inizio della pandemia aveva dovuto mettere a disposizione un certo numero di letti per la riabilitazione dei pazienti Covid. "A settembre abbiamo annunciato al Cantone una stima di 350mila franchi di spese vive sostenute, di cui 233’400 ci sono stati rimborsati a fine anno", dice il direttor Sandro Foiada. Mentre i mancati introiti dovuti ai letti rimasti vuoti perché non utilizzati "ancora non li abbiamo annunciati al Cantone - spiega -, parliamo di circa mezzo milione di franchi".
Anche l’Ente ospedaliero ha sopportato spese e minori introiti. La cifra è attorno ai 50 milioni ed è relativa alla prima ondata pandemica e a quella di fine anno. Il calcolo tiene conto delle spese e del mancato introito compensato dall’attività Covid e dai servizi per le urgenze.
Bellinzona è cauta e da ottobre attende le mosse di Berna e di altri cantoni. Ma soprattutto, stando ad una risoluzione del 1 ottobre e del 16 dicembre 2020, aspetta di ricevere dalle strutture una contabilità precisa, una documentazione completa. Attende di poter tirare le somme, con esattezza, valutando i consuntivi del 2020 e l’attività dei primi mesi del 2021. Fatto è però che le strutture, alcune strutture, sono oggettivamente in difficoltà finanziaria e attendere ancora mesi diventa veramente pesante.
Non bastano "gli anticipi di liquidità versati agli istituti con supplementi del 10% sulle rate di aprile, maggio e giugno del contributo globale stabilito dal contratto di prestazione" tra Bellinzona e le strutture sanitarie. Si tratta di acconti. E quel 10% non soddisfa, non può soddisfare le necessità.
"È vero che sulle competenze e le responsabilità non c’è chiarezza - aggiunge la dottoressa Soldati -. Bellinzona aspetta Berna, Berna rispedisce la palla ai cantoni... Ma a noi questo poco importa. Abbiamo sostenuto delle spese e dobbiamo essere risarciti. Anche da qui il ricorso contro le ultime due risoluzioni governative perché non siamo più in grado di sopportare ulteriori costi per un Cantone che non ha onorato le spese già fatte".
A livello nazionale si è calcolato, lo ha fatto H  (l’Associazione degli ospedali svizzeri), che i mancati introiti registrati la scorsa primavera siano stati di circa un 1,5-2 miliardi di franchi. La fetta relativa alle strutture sanitarie del cantone dovrebbe aggirarsi attorno ai 60 milioni. La parte preponderante è quella dell’Ente ospedaliero.
Tutto è dunque fermo. La risoluzione governativa del 16 dicembre è l’ultima decisione ufficiale registrata. Il Cantone, così si affermava a dicembre, ha aggiornato il proprio contributo per le ospedalizzazioni nel cantone con un credito supplementare di 60 milioni, proprio in conseguenza alla pandemia (15 milioni di costi supplementari e 45 di mancati introiti). Siamo quindi a quella fetta di 60 milioni della torta di un miliardo e mezzo-due miliardi di mancati introiti a livello nazionale.
p.g.
27.03.2021


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