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Il ministro Bertoli spiega la crisi e ipotizza il futuro
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"La scuola non infetta,
accade il contrario"
LILLO ALAIMO


Tornare alla situazione della scorsa primavera è difficilmente immaginabile. Un po’ "scuola a distanza", un po’ "scuola in presenza". In primavera, ricorda il direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport Manuele Bertoli, molte attività erano chiuse e diversi genitori erano a casa. Pronti quindi ad accudire i propri figli. Oggi le cose, nonostante il preoccupante aumento dei contagi, stanno diversamente. Quindi le scuole, facendo lo slalom tra nuove infezioni, per ora oggettivamente poche, e obblighi di quarantena, restano aperte. La "didattica a distanza" resta un’eventualità che si spera remota, dice Bertoli. E lo ribadisce per tutto il corso di quest’intervista. Un’eventualità che si spera remota perché per molti studenti sarebbe davvero molto problematico.
Contagi e quarantene sono in aumento. Ragazzi e scuole non sono stati risparmiati. Non sono trascorsi due mesi dalla ripresa. Lo avevate messo in conto?
"Si sapeva che il problema del contagio avrebbe potuto ripresentarsi, tant’è che per le scuole abbiamo predisposto tre scenari e i modelli di piani di protezione. Per ora comunque nelle scuole i numeri dei contagi sono bassi e dai dati che abbiamo, praticamente tutti provenienti dall’esterno".
E delle quarantene che dice direttore?
"Per le scuole cantonali (dalla scuola media in su) le quarantene  ad oggi, venerdì 23, hanno coinvolto 12 classi su 1.766 (meno del 0.7%) e per ogni classe sono andati in quarantena per 10 giorni 20-23 allievi sani a fronte di 2 positivi. Gli allievi positivi in quasi due mesi sono stati meno del 0.1% degli allievi complessivi e nessuno di loro è stato ospedalizzato".
In agosto, alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico, alcuni sottolinearono i rischi per le scuole e suggerirono l’obbligo della mascherina anche a scuola per i ragazzi. Già dalle elementari. Un errore non averle introdotte?
"Non mi pare, visto che i contagi finora sono arrivati a scuola dall’esterno, come ci hanno segnalato le indagini ambientali sui casi positivi".
Quindi che cosa è possibile dedurre?
"In termini generali va detto che, almeno per ora, non è la scuola a infettare la società ma piuttosto il contrario. Questo dato, se si mantiene, credo debba essere considerato e non ignorato. Segnalo inoltre che anche in in  cantoni con dati generali ben peggiori del Ticino per ora le regole in vigore sono analoghe alle nostre".
Le mascherine non vengono dunque escluse a priori.
"L’eventualità dell’adozione di questo provvedimento viene costantemente rivalutata dal Consiglio di Stato".
Se il numero di contagi attuali dovesse raddoppiare, l’introduzione dello scenario 2 - scuola a distanza e in presenza - sarebbe ipotizzabile, concreto?
"Lo abbiamo predisposto proprio per essere pronti a usarlo se necessario. Ma finché si potrà dobbiamo rimanere allo scenario 1".
Quindi lo scenario 2...
“Lo scenario 2 per settimane o mesi sarebbe difficilmente sopportabile per una parte degli allievi, che non possono essere seguiti adeguatamente a casa e arrischiano di vedere compromesso quest’anno scolastico, Sarebbe problematico per i docenti e sarebbe altamente problematico per molte famiglie”.
Lo scorso maggio fu introdotto.
“Sì, ma non dimentichiamo che quando lo si adottò molte attività erano ancora ferme e non pochi genitori erano a casa”.
E ora, dunque?
“A meno di un lockdown, non sarà così e un accudimento su vasta scala non potrà essere organizzato”.
Quali misure potrebbero essere introdotte per scongiurare una chiusura generalizzata delle scuole?
“Tutte quelle che saranno necessarie, non è ora il caso di farne una panoramica preventiva”.
In che misura le famiglie, gli studenti possono contribuire per scongiurare ciò che è accaduto in primavera?
“Comportandosi correttamente, sempre, senza banalizzare la situazione. Facendo quindi le scelte giuste in nome della responsabilità personale ed evitando che il virus entri nella scuola”.
Verifiche, applicazione delle misure di sicurezza, quarantene... come stanno funzionando? Cosa potrebbe essere migliorato?
“Complessivamente le cose funzionano abbastanza bene e tutti si stanno dando da fare affinché questa situazione possa essere gestita al meglio. Naturalmente ci possono essere delle ‘defaillances’, qualche segnalazione l’abbiamo avuta e si sta vedendo di intervenire”.
Il protrarsi di questa emergenza rende il lavoro faticoso per tutti...
“Tenere a lungo è stancante. Quindi un plauso e un incoraggiamento va agli insegnanti e ai quadri scolastici”.
La speranza però è che si possa proseguire come ora!
“Esatto. Conto sul fatto che si possa continuare ad andare avanti con la scuola in presenza, perché le alternative per una parte significativa di allievi sarebbero molto problematiche, soprattutto se dovessero durare a lungo. Siamo a un quinto dell’anno scolastico, ne mancano ancora quattro quinti e il traguardo della maratona è ancora lontano”.
Siete stati invitati, voi direttori dei dipartimenti dell’educazione dai ministri della sanità dei cantoni latini, a rafforzare i “piani di protezione”. Come risponde il Ticino?
“In realtà questo invito non l’abbiamo ricevuto. In ogni caso, sia la Conferenza dei direttori della pubblica educazione, sia l’affiliata conferenza latina ci permettono un costante contatto tra colleghi. La mia impressione netta è comunque che laddove sono state prese misure supplementari inerenti alla scuola, come il porto obbligatorio della mascherina alle scuole medie, esse sono più il frutto della risposta all’ansia che la risposta ragionata alle necessità. Se si mostrasse che la scuola media è luogo di contagio tra allievi o tra docenti e allievi sarei il primo ad essere d’accordo con questo provvedimento, sarebbe quasi un’ovvietà, ma fino ad ora le cose sembrano non andare così”.
Crede occorra un coordinamento nazionale sul fronte delle misure sulla scuola? O bene che ogni Cantone si gestisca in base alla situazione locale?
“Credo che le decisioni cantonali fondate sulla coordinazione che già esiste attraverso la Cdpe e le conferenze regionali siano adeguate”.
l.a.
24.10.2020


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