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Dopo l'ennesimo aumento dei premi i pareri di tre esperti
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Dobbiamo andare verso
una sanità più ragionata
PATRIZIA GUENZI


La salute non ha prezzo. Ma un costo ce l’ha. Altissimo. Ogni anno di più. Il perché è presto detto: consumiamo troppa sanità. Più visite mediche, più ricoveri, più farmaci, più fisioterapia, più analisi e radiografie... fanno lievitare la fattura finale che si aggira ormai attorno agli 83 miliardi l’anno. Eppure, ci si illudeva che per il 2021 i premi delle casse non sarebbero saliti, complice il "risparmio" imposto dal lockdown con lo stop a ospedalizzazioni e visite mediche. Invece... Che dire? Siamo un popolo di ammalati. Il Ticino più di tutti, visto quanto spende. Per capire se e come è (forse) possibile intervenire per frenare i costi ne parliamo con tre esperti, Michel Matter, vice presidente della Fmh, Federazione dei medici svizzeri; Annemarie Bollier, del Comitato di fondazione dell’Organizzazione svizzera dei pazienti; e Matthias Müller, responsabile della politica e della comunicazione di Santésuisse, organo mantello delle casse malati. Pareri discordanti, ma tutti, chi più chi meno, concordano nel dire che consumiamo troppa sanità. Il motivo? Più di uno. E sulle soluzioni si discute da anni. Ma un cambio di passo si impone o i premi continueranno a salire.
Cominciamo proprio da qui. Perché non cogliere la palla al balzo rinunciando, in quest’anno maledetto dal Covid, all’aumento dei premi?
MUELLER: "Ci abbiamo provato, abbiamo preso anche dalle riserve. Altrimenti gli aumenti sarebbero stati più consistenti. I costi nel 2020 sono saliti dell’1,3% e l’anno prossimo ipotizziamo un  3%".
Proprio sul metodo di calcolo ci sono molte critiche. C’è chi dice che dovreste prendere in considerazione soltanto i costi reali, dell’anno in corso, e non fare previsioni.
MUELLER: Il calcolo dei premi è un esercizo complicato, tante le varianti da tenere presenti".
MATTER: "E le riserve? Ricordo che superano gli 11 miliardi di franchi. Perché non proporre un cambiamento legislativo che imponga di ridurle?".
MUELLER: "Le riserve sono una garanzia fondamentale. Inoltre, potremmo intaccarle un anno, ma l’anno dopo? Il rischio è quello di innescare un effetto yo-yo, con continui su e giù dei premi".  
Su un punto, con qualche sfumatura, concordate. Consumiamo troppa sanità.
BOLLIER: "Vero. È statisticamente provato che molti pazienti sono ad esempio in cura, contemporaneamente, da tre-quattro medici. E non sempre è necessario. Questo è un pessimo comportamento!".
Come fare?
BOLLIER: "Pensare a modelli assicurativi alternativi che favoriscano la possibilità di chiedere un secondo parere, senza dover ogni volta tornare dal medico di famiglia".
Si spieghi meglio?
BOLLIER: “Potrebbe anche essere un progetto pilota. Permettere al paziente di andare da un secondo specialista, soprattutto nei casi complicati, interventi, trattamenti costosi. Sono convinta che la maggior parte dei medici sarebbe d’accordo, non si sentirebbe sminuita”.  
I medici... già. Chi li accusa di essere tra i maggiori responsabili del continuo aumento dei premi perché contribuirebbero a favorire il consumo di sanità. Inoltre guadagnerebbero troppo...
MATTER: “Per consumare meno una soluzione potrebbe essere la cartella informatizzata. Verrebbe così tracciato il percorso di cura del paziente, le informazioni più importanti. Le visite, gli esami, le radiografie, le terapie, i farmaci che assume... Eviteremmo doppioni, eviteremmo tanti costi inutili”.
E le vostre parcelle? Quanto incidono sui costi?
MATTER: “La maggior parte di noi ha un reddito tra i 130mila e i 180mila franchi l’anno. C’è chi ha di più. Chi ha anche molto di più. Ma in molti casi sono guadagni giustificati: pensiamo a uno specialista che opera il cervello e salva le vite. Ma ripeto, non è quello il vero problema”.
E qual è?
MATTER: “La poca trasparenza delle casse malati. Vogliamo le cifre, quelle vere, le reali spese sostenute da loro. Il ministro della salute, Alain Berset, l’ha detto chiaramente: l’Ufficio federale della sanità non è in possesso di tutti i dati per poter fissare i prezzi. E sempre Berset ha sottolineato l’importanza di definire i costi reali per il calcolo dei premi e non quelli previsti per l’anno venturo”.
MUELLER: “Come non siamo trasparenti?! Non è così. Basta andare sul nostro sito. C’è tutto. Sono informazioni pubbliche, alla portata di tutti. Ci portino dei concreti esempi sulla nostra presunta poca trasparenza e poi ne parliamo”.
BOLLIER: “Confermo la poca trasparenza. Vogliamo uno studio dettagliato di tutte le fatture. Anche per responsabilizzare i pazienti. Invece di fare affermazioni perentorie le casse malati presentino un’inchiesta vera sui costi”.
A proposito di responsabilizzare i pazienti. Lo spazio di manovra qui è effettivamente ampio. C’è chi fa un abuso di sanità.
BOLLIER: “Sì, l’ho detto prima. Chi si fa curare da più medici nello stesso tempo senza una reale ragione. E questo ovviamente provoca un aumento delle spese. Anche se prima di parlare di abuso bisogna conoscere bene i singoli casi”.
MUELLER: “È soprattutto l’eccessiva offerta che genera più costi. E molti medici dispensano troppe prestazioni”.
In Ticino, dove c’è stato l’aumento più alto, a incidere pesantemente c’è anche un indice di vecchiaia più alto della Svizzera.
MUELLER: “Sì, in parte anche questo fattore incide sui costi finali, non si può negare”.
Certo, la demografia non è la sola responsabile degli aumenti. Pensiamo ai progressi medico-scientifici, alle pretese dei pazienti, al costo del fine vita...
MATTER: “La buona medicina è costosa”.
Tra le pretese dei pazienti anche avere tutto vicino a casa: l’ospedale, il medico, la farmacia... Nessuno vuole rinunciare ad avere tutto e subito.
MUELLER: “Ma va bene. Noi casse malati, sia chiaro, non vogliamo certo abbassare la qualità della sanità. Ciò che non va bene sono le prestazioni inutili. E le troppe strutture sanitarie palallele, che inevitabilmente fanno lievitare i costi, generano doppioni”.
Concentrarsi sull’offerta, in particolare per i fornitori di prestazioni, è il suggerimento anche degli esperti internazionali che Berna ha coinvolto per trovare delle soluzioni per contenere i costi. Un ragionamento logico o no?
MUELLER: “Ripeto, dobbiamo evitare le prestazioni inutili”.
Quanto il trasferimento di molte prestazioni dall’ospedale all’ambulatorio giova dal punto di vista economico?
MUELLER: “Constatiamo che i costi non si sono abbassati granché. Questo perché i trattamenti totali non sono diminuiti. Inoltre, come ho già detto, restano altissime le spese per i farmaci, i laboratori. Per le analisi spendiamo un miliardo di troppo perché in Svizzera si pagano anche tre volte tanto rispetto ad altri Paesi europei”.
Veniamo alle tariffe, al “famoso” Tarmed, il tariffario delle prestazioni mediche. Andrebbe modificato, aggiornato almeno in alcuni punti?
MATTER: “Le tariffe sono ‘imposte’ dal Consiglio federale e noi su quelle lavoriamo. Per il medico la questione è soprattutto poter operare con una remunerazione onesta”.
Quali allora le misure concrete per frenare i costi?
MATTER: “Proponiamo una standardizzazione del finanziamento sanitario, riequilibrando il finanziamento dello Stato tra ambulatorio e stazionario, oppure un intervento statale nel coordinamento delle cure o del mantenimento domiciliare”.
MUELLER: “Il Tarmed andrebbe aggiornato. Nel giro di 15 anni ha raddoppiato i costi. Noi suggeriamo un importo fisso di spesa riferito a ogni specifico atto medico, in altre parole un forfait, come già avviene per gli ospedali”.
MATTER: Ma ci rendiamo conto che per un tunnel carpale, mezz’ora di intervento, la fattura è di 50 franchi?! E potrebbe scendere a 40, 30, 20...  Come lo spieghiamo a un giovane medico che il suo lavoro è così poco riconosciuto?”.
Facciamo un salto indietro. Torniamo al coronavirus che, secondo molti, dovrebbe aver fatto risparmiare le casse. È così?
MUELLER: “Purtroppo no. I primi sei mesi di quest’anno la spesa si è ridotta dello 0,2%, molto poco. Niente direi. E ora si sta recuperando ciò che non si è fatto prima, interventi, analisi, visite...”.
Tra le proposte pendenti contenute in tre iniziative presentate dal Ticino a Berna si chiede anche più “potere” ai Cantoni, più voce in capitolo, per seguire l’andamento dei costi e liberare le riserve delle casse. Una buona soluzione?
MUELLER: “L’obiettivo è giusto ma bisogna analizzare bene tutti i dettagli. Sulle riserve ho già detto: è un gioco pericoloso. L’anno dopo rischieremmo di assistere ad un aumento enorme dei premi. L’abbiamo visto in passato, con il consigliere federale Pascal Couchepin, l’aumento dei premi è stato del 9%. Idem con Ruth Dreifuss, dell’8%”.
BOLLIER: “Non sono d’accordo. Sulle riserve si può intervenire, si deve intervenire. Se per il Covid le casse avessero detto subito ‘se necessario intaccheremo le riserve’ avremmo tutti detto bravi! Invece se ne sono state zitte, sedute sulla loro enorme fortuna. Hanno davvero dato prova di poca intelligenza politica”.
MATTER: “Quest’anno era l’anno giusto, un’occasione unica: le casse malati avrebbero potuto fare una bella figura rinunciando agli aumenti”.
Restando al Covid, e a proposito dei test, le casse hanno aspettato che Berna imponesse loro di pagarli. Perché non proporlo subito?
MUELLER: “Le casse malati hanno pagato una parte dei costi degli esami prima che il Consiglio federale decidesse di esercitarli integralmente. Ciò ha alleviato soprattutto i Cantoni. E questo va bene, perché loro devono concentrarsi sulla tracciabilità dei contatti”.
In conclusione, anno dopo anno ci si ritrova a ripetere gli stessi concetti. Prima o poi si andrà verso una limitazione delle cure?
BOLLIER: “Spero di no. Più che alla repressione sono dell’avviso sia meglio fare appello all’intelligenza delle persone”.
pguenzi@caffe.ch
26.09.2020


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