Le capanne chiedono al Cantone sostegni economici
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'Smaltire i rifiuti costa,
serve l'aiuto dello Stato'
ANDREA BERTAGNI


Risolvere il problema delle acque luride in vetta è doveroso, ma soprattutto costoso. Ecco perché le società che gestiscono capanne e rifugi si aspettano un aiuto pubblico. "Se ogni investimento fosse sostenuto al 30% - spiega Giovanni Galli, presidente del Club alpino svizzero (Cas) Ticino - per noi sarebbe molto più facile preservare l’ambiente". Già, perché - come riportato dal Caffè il 22 dicembre - i campioni prelevati dal nostro giornale tra settembre e novembre 2019 in prossimità delle capanne Cristallina, Campo Tencia e Pairolo, hanno evidenziato situazioni ben oltre i limiti fissati dall’Ordinanza federale sulla protezione delle acque.
A valle delle fosse biologiche dei tre rifugi in questione, scelti a caso tra gli oltre 200 rifugi sparsi su tutto il territorio, sono risultati in particolare fuori scala i valori di ammonio e fosfato. Il primo è tossico in modo particolare per la fauna ittica. Il secondo è responsabile di un’eccessiva crescita di alghe. L’acqua prelevata in prossimità della Cristallina conteneva anche tracce di urina umana e prodotti derivati da polveri detergenti e saponi. Mentre tra le acque di scarico di Campo Tencia il laboratorio Tibio di Comano, dove il Caffè ha fatto analizzare i campioni, sono emersi anche componenti di prodotti in polvere per il lavaggio di abiti e un derivato di prodotti plastici. L’Ordinanza federale sulla protezione delle acque permette, entro certi limiti, ai rifugi di riversare in natura ciò che hanno accumulato e depurato in estate. Ma le sostanze rilasciate in via eccezionale in natura non possono inquinare oltremodo l’ambiente.
Il Cas Ticino e la Federazione alpinistica ticinese (Fat) - che riunisce 15 società alpinistiche in Ticino, tra cui la Società alpinistica ticinese (Sat) di Lugano, che ha in gestione la capanna Pairolo - conoscono il problema e lo stanno risolvendo. "Nei prossimi anni - precisa Galli - investiremo parecchio per migliorare la situazione di molte capanne". Gli fa eco Richard Knupfer, responsabile dei rifugi del Cas Ticino. "Entro il 2025 porteremo a termine un piano di miglioramento ambientale, che fissa le priorità di intervento. Alla capanna Michela-Motterascio, ad esempio, rifaremo l’impianto di trattamento delle acque e installeremo un impianto fotovoltaico".
Anche la Fat non resta e non resterà con le mani in mano. "Abbiamo capanne che hanno bisogno di interventi di miglioria delle acque di scarico - annota il presidente Giorgio Matasci - non so quante siano, ma non sono grossi problemi e stiamo veramente mettendo a posto quello che non va".
Risolvere è insomma doveroso e anche possibile. Ne sa qualcosa Alessandro Brazzola della Società alpinistica ticinese, sezione di Mendrisio, che gestisce la Capanna Leìt nella regione del Campolungo. Un rifugio che da giugno a settembre registra circa 1.200 pernottamenti e spende 1’200 franchi ogni 5 anni per aspirare i rifiuti solidi dalla fossa biologica con un’attrezzatura speciale trasportata in quota. "I liquami sono poi elitrasportati a Dalpe in un’autocisterna più grande - spiega - e da lì condotti al depuratore consortile di Faido".
Ad aver tagliato per migliaia di franchi le spese del trasporto in elicottero dei rifiuti organici inquinanti è stata la stessa Fat. Come? "Con dei trattamenti delle fosse biologiche a base microrganismi biologici - osserva Marcel Bisi, presidente della Pro Verzasca e specialista in ambito ambientale -; in tutte le capanne trattate si è ottenuta la sparizione delle esalazioni maleodoranti e la diminuzione dei volumi di liquami all’interno delle fosse".
Le capanne in questione sono Barone, Borgna, Brogoldone, Cognora, Efra, Pian d’Alpe, Saurù e Masnee. "Con 500 franchi l’anno - prosegue Bisi - le acque reflue in vetta vengono smaltite rispettando l’ambiente".
In realtà le tecniche per abbattere liquami e inquinanti sono molte. E cambiano a dipendenza della grandezza della capanna. In generale più la struttura è capiente in termini di pernottamenti e ospiti, più elevato è l’investimento. "Per migliorare il sistema idrico ed elettrico della capanna Michela - dice Galli - sono necessari più di 200mila franchi. Investimento che abbiamo in programma. Ma aspettiamo le indicazioni del Cantone".
Il motivo è presto detto. "È da almeno un anno che come Cas e società alpinistiche stiamo discutendo con il Dipartimento del territorio (Dt) per capire se il Cantone è disposto a darci una mano a livello finanziario". Ad attendere è anche Matasci. "L’anno scorso sembrava fosse arrivato il momento, poi si è tutto bloccato. A marzo forse ne sapremo di più. Quel che è certo è che gli impianti di risalita ricevono sussidi, mentre noi non riceviamo nulla. È un peccato, visto che i nostri pernottamenti sono decine di migliaia l’anno e l’indotto rimane in Ticino".
abertagni@caffe.ch
(2 - continua)
19.01.2020


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