Il bilanco del "movimento dei cittadini" nato in Francia
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I "gilet gialli" delusi
a un anno dalla rivolta


Christophe Chalençon, il fabbro di Sault, la capitale della lavanda sull’altopiano del Plateau d’Albion,  ha annunciato che sarà "un weekend esplosivo". Chalençon, il viso incorniciato da una folta barba, è ormai diventato un personaggio popolare in Francia dove spesso è presente nelle trasmissioni televisive. E nonostante abbia raccolto appena mille voti alle ultime elezioni europee dove si era candidato con "Evolution Citoyenne", non ha smesso di usare toni minacciosi. Lui c’era, era in prima fila il 17 novembre dell’anno scorso quando scoccò la prima scintilla, alle 7 e 30 del mattino, quando vennero bloccate le strade vicino alla stazione metropolitana Porte Maillot, a Parigi. Quel giorno, apparvero per la prima volta i "gilet gialli". Innescando una protesta, generando una "lobby dei cittadini"  che si diffuse in tutta la Francia provocando in Savoia la prima vittima, una donna di 63 anni, Chantal Mazet, travolta da un automobilista che voleva superare un "blocco".
Cosa resta del movimento dei "gilet gialli" oggi? Cosa resta di una protesta che ha avuto spesso come epicentro gli Champs-Élysées e che è scattata spontaneamente diffondendosi attraverso i social, contro l’aumento dei prezzi del carburante,l’alto costo della vita e le riforme fiscali del presidente della Repubblica Emmanuel Macron e del governo guidato da Édouard Philippe? Intanto la spinta iniziale che aveva portato in piazza inizialmente quasi 300mila persone con i loro giubbini fosforescenti, si è progressivamente affievolita. E i leader di allora, come Jacline Mouraud, la donna bretone di 52 anni che aveva postato un video di 4 minuti e 38 secondi diventato virale contro le riforme di Macron che alla fine ha dovuto concedere 17 miliardi tra aiuti e sgravi fiscali, si sono divisi o sono usciti di scena. Come è capitato a Eric Drouet, il camionista famoso per i suoi blocchi stradali, e oggi lontano dalla protesta e carico di processi e richieste di risarcimento danni. Il movimento che inizialmente poggiava su precise richieste politiche, rivendicazioni condivise dal 55 per cento dei francesi, secondo un recente sondaggio dell’Istituto Elabe per conto di Bfm Tv dove tuttavia la gran parte dei cittadini condanna le forme violente dei "gilet gialli", si sta lentamente disgregando. "Il movimento non esiste più", ha dichiarato laconico Jean-François Barnaba, 62 anni, ex direttore di un conservatorio e padre di sette figli in un talk show in tv dove viene invitato spesso. Barnaba oggi è disoccupato.
Il bilancio della rivolta iniziato nell’autunno caldo francese del 2018 è pesante. Un anno dopo si contano 11 morti, 2.400 manifestanti e 1.800 poliziotti feriti durante i cortei. Secondo un calcolo del quotidiano "Le Monde" dall’inizio della rivolta i giudici dei diversi distretti hanno emesso oltre 3.100 condanne di cui 400 si sono trasformate in condanne al carcere. Poi ci sono i miliardi di danni, un po’ ovunque. E una disaffezione, anzi un sentimento di ribellione dei francesi contro i "gilet gialli". Un sentimento nato probabilmente quel pomeriggio del 16 marzo scorso quando  oltre 10mila manifestanti misero a ferro e a fuoco Parigi, distruggendo negozi, auto, monumenti. C’è chi ha scritto che allora ai leader che inizialmente avevano condotto la protesta era sfuggita di mano la situazione, che nei cortei si erano infilati i "Black Bloc" provocando danni e saccheggi.
Ieri, sabato, per "l’Atto 53", come è stato chiamato, sono state annunciate 270 manifestazioni in tutto il Paese. Al centro di Parigi ci sono stati violenti scontri con blocchi e un fitto lancio di lacrimogeni. Oltre 100 gli arresti. Un altro autunno caldo ma stavolta più triste.
17.11.2019


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