L'appello dei consumatori contro gli imballaggi superflui
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"Sogniamo una spesa
senza più plastica"
ANDREA STERN


Nessuno la vuole ma tutti se la ritrovano nelle borse o nei sacchetti della spesa. "Ci ho provato in tutti i modi - dice Nessrine Krichi, assistente di cura - ma è decisamente impossibile fare a meno della plastica". Frutta, verdura, pasta, formaggio, pancetta, bretzels... praticamente tutti gli articoli appena acquistati al supermercato hanno almeno una parte dell’imballaggio in plastica. "Fare la spesa - aggiunge Nessrine - mette in difficoltà la mia coscienza ecologica".
Circa 33 chilogrammi all’anno per abitante, neonati compresi. In Svizzera il consumo di sacchetti e imballaggi di plastica resta molto, troppo, elevato. "Penso che praticamente tutti sarebbero disposti a ridurre l’utilizzo di questo materiale - nota Sophie Galeazzi, docente -. Ma oggi come oggi è difficile. C’è plastica dappertutto, persino nei prodotti biologici, che dovrebbero essere contraddistinti da una maggiore sensibilità verso l’ambiente. È una situazione davvero fastidiosa".
Eppure non è sempre stato così. "Quando ero giovane non esistevano tutti questi imballaggi per la frutta e la verdura - ricorda Anna Di Marco, pensionata e bisnonna -. Io avevo l’abitutine di andare con la cesta al mercato, dove sceglievo direttamente dai banchi quello che mi occorreva. Era tutto così naturale, così ecologico. Oggi invece devo andare al supermercato e ogni volta torno a casa con montagne di plastica". Quasi tutte confezioni che finiscono direttamente nella spazzatura. "E cos’altro - chiede - potrei farne?".
In effetti il riciclaggio della plastica è un fenomeno ancora marginale in Svizzera. Quasi il 90% del totale continua a essere smaltito negli inceneritori. C’è dunque spazio per un miglioramento, ma attenzione. La stessa Swiss Recycling sostiene che in parecchi casi il riciclaggio della plastica "non ha senso". Soprattutto quando nella raccolta finiscono vari tipi di plastiche: "la disgiunzione di materiali compositi richiede un grande dispendio energetico". Insomma, il santo non vale la candela.
"Più che cercare di riciclare la plastica è quindi meglio non utilizzarla - sostiene Antonia Robbiani, bibliotecaria -. Eliminarla del tutto è difficile ma si possono mettere in pratica alcuni accorgimenti. Scegliere i prodotti con meno imballaggi, riutilizzare sempre gli stessi sacchetti, preferire le scatole che possono poi essere riciclate e trasformate in contenitori". Tante buone idee. C’è però chi invece ritiene che siano i grandi magazzini a doversi impegnare maggiormente. Perché sì, è vero, la tassa di 5 centesimi sui sacchetti di plastica ha permesso di ridurne il consumo. Ma la strada verso un mondo più pulito è ancora lunga, lunghissima. "Guardi qui, c’è plastica ovunque - dice Irene Mondini mentre mostra la sua spesa -. Però se i negozi propongono i loro articoli così, io non ho alternative. Non posso mica scartare i prodotti prima di andare alla cassa. E comunque non cambierebbe nulla".
C’è poi chi evidenzia vere e proprie assurdità, dettate probabilmente dalle sole strategie commerciali. "In alcuni negozi non si trovano neanche determinate verdure sfuse - sottolinea Cristina Paltenghi, infermiera -. Al contrario, a volte sono proposte in scatole di plastica rivestite da altra plastica". Un eccesso di involucri sottolineato anche da Fabienne Klausener, viticoltrice. "A volte si fa fatica - dice - a capire il perché di tanta plastica". Sarà forse per rendere gli articoli in vendita più voluminosi e più attrattivi? Fatto sta che "queste esagerazioni - riprende Cristina - si trovano in tutti i settori, non solo nell’alimentare".
In attesa che la grande distribuzione faccia seguire dei passi decisi a quelli piuttosto timidi finora intrapresi, c’è infine chi ha deciso di non attendere. "Da un paio di anni sto cercando di rinunciare completamente alla plastica - spiega Carina Ragaz, giovane di Intragna -. Faccio tutti i miei acquisti nei piccoli negozi, quelli che hanno prodotti del territorio, biologici. Mi piace molto il negozio di sfuso a Locarno, ad esempio. Permette di evitare fare a meno delle confezioni". Carina riconosce che questa modalità di acquisto comporta qualche difficoltà in più. "Certo - afferma -, prima di tutto bisogna organizzarsi, ricordarsi sempre di avere un sacco di tela con sè. Poi, è vero, a volte si paga qualche centesimo in più. Ma non importa, perché la qualità è un investimento a lungo termine per l’ambiente e quindi per tutti noi".

astern@caffe.ch
19.05.2019


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